Alcool e digiuno: è allarme Drunkoressia fra i giovani

Sta letteralmente dilagando fra i giovani un fenomeno iniziato in America, un fenomeno chiamato Drunkoressia, un fenomeno molto alarmante. Ecco cosa dicono gli esperti.

Drunkolessia giovani

Sta letteralmente dilagando fra i giovani un fenomeno iniziato in America, un fenomeno chiamato Drunkoressia, che preoccupa non solo i genitori, ma anche gli specialisti, che non possono non allarmarsi di fronte ai danni arrecati da un comportamento – quello assunto dai giovani e dai giovanissimi negli ultimi anni – a dir poco nocivo per la salute. Bere a stomaco vuoto per accentuare gli effetti dell’alcool e per non introdurre calorie “in più” nel proprio organismo: sarebbe questa la nuova moda seguita da moltissimi giovani, prima in America, adesso anche in Italia, con il Nord in testa. Minore sembra essere – almeno per il momento – questa tendenza al sud.

Secondo quanto rilevato dall’Istat, pare proprio che la percentuale di giovani che si affaccia a questo genere di “moda” sarebbe davvero alta: sarebbero 300 mila i casi di ragazzi tra i 14 e i 17 anni, ed in gran parte dei casi (8 volte su 10) si tratterebbe di ragazze.

Allo stesso tempo, ammontano al 12,4% per i maschi e all’8,4% per le femmine i casi di giovani che si avvicinano in età precoce a queste “tendenze a rischio”, tendenze che sono spesso associate ad altri comportamenti nocivi per la salute (come il fumo ad esempio). Secondo quanto emerso da studi statistici, sembra inoltre che un simile fenomeno sia collegato in genere alla fascia di ragazzi che frequenta le discoteche.

Un altro fenomeno allarmante (anche nel nostro Paese) è senza dubbio quello del ’binge drinking’, ovvero la tendenza a bere in maniera compulsiva, fino ad arrivare addirittura allo stordimento, tendenza che sembra essere particolarmente diffusa tra i giovani di 18/24 anni.

Fra le conseguenze che simili comportamenti nocivi potrebbero avere sulla salute vi sono sbalzi di peso, la scomparsa del ciclo mestruale, l'osteoporosi, aritmie cardiache e steatosi epatica.

via | La Stampa
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