Infarto, decessi ridotti del 60% grazie alle nuove cure

Dagli anni Sessanta ad oggi, grazie alle nuove cure e terapie che sono state messe in atto per trattare le persone colpite da infarto, i decessi sono diminuiti di una percentuale davvero molto importante, pari al 60%.

Infarto

In mezzo secolo il numero di decessi per infarto è diminuito del 60%: grazie alle nuove cure e alle nuove terapie messe in atto nel campo medico, infatti, sarebbero state risparmiate 750mila vite. Dagli anni Sessanta ad oggi gli esperti dicono che le cose sono molto migliorate in termini di morti per infarto, anche se ammettono che i giovani di oggi, per stili di vita scorretti, sono a rischio come lo erano i loro coetanei di mezzo secolo fa!

Grazie alle nuove terapie, grazie all'introduzione dell'angioplastica e alla creazione di reti di soccorso più efficienti, dagli anni Sessanta ad oggi sono state salvate moltissime vite. Oggi muoiono 35mila persone all'anno colpite da infarto. Negli anni 70 erano 90mila. I dati, rivelati in occasione del 50esimo anniversario dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), rivelano che non si può sperare di diminuire ancora questa percentuale: la mortalità zero in caso di infarto è un'utopia quasi irrealizzabile se si conta solamente sulle innovazioni scientifiche applicate alla medicina. I giovani devono cambiare stile di vita, altrimenti rischiano come i loro coetanei negli anni sessanta.

Fino alla metà degli anni '70, quando ci fu un picco con oltre 90mila vittime l'anno, la mortalità per infarto ha continuato a salire. Poi, con il miglioramento delle terapie e degli stili di vita e grazie all'organizzazione delle Unità di Terapia Intensiva Coronarica, la mortalità ha iniziato a diminuire. Il calo più netto risale agli anni '90, quando furono introdotti trombolisi, interventi di by-pass e angioplastica, e la tendenza continua a essere in lenta discesa. Nel 2000, rispetto al 1980, abbiamo avuto ben 43mila morti in meno in un anno: un risultato possibile per il 40 per cento grazie ai migliori trattamenti, per il 55 per cento agli stili di vita migliorati.

Ma oggi il rischio torna ad essere alto: se da un lato le cure sono migliori e più tempestive, dall'altro sono peggiorate le nostre abitudini. Diabete, obesità, pressione alta, sono disturbi molto comuni, soprattutto tra i più giovani, che non seguono una dieta adeguata e sono molto sedentari, abusano di alcol e droghe e soffrono in molti casi di depressione da disoccupazione e crisi economica. Anche le donne sono maggiormente a rischio. Per questo gli esperti sottolineato come i giovani di oggi che non adottano uno stile di vita sano sono a rischio infarto nei prossimi decenni.

Gli italiani devono capire che ormai serve soprattutto il loro impegno nel perseguire corretti stili di vita: la consapevolezza del rischio cardiovascolare deve riguardare non solo gli anziani o chi è colpito da malattie importanti ma anche i giovani che ne sottovalutano l’importanza e si considerano, a torto, meno a rischio degli altri.

Via | Corriere

Foto | da Flickr di kecko

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