Coronavirus e sport: i rischi del fenomeno “open window”

Coronavirus e sport: i rischi del fenomeno “open window”

Sport e coronavirus: ecco cosa bisogna sapere per proteggere la propria salute.

Qual è il legame fra lo sport e il rischio di contagio da coronavirus? Teoricamente non dovrebbe esistere nessun legame. Gli esperti concordano infatti nel dire che svolgere dell’attività fisica moderata non può che fare bene alla nostra salute. Tuttavia, fare sport in modo molto intenso (come è accaduto nel caso di Mattia, il maratoneta che lotta a causa della malattia, può causare una condizione di stress per l’organismo, e abbassare (anche se temporaneamente) le difese immunitarie.

Il paziente di Codogno avrebbe infatti corso due mezze maratone in otto giorni e giocato una partita di calcio, e ciò potrebbe aver messo in pericolo la sua salute, innescando il cosiddetto fenomeno “open window”, come spiegato da Attilio Parisi, rettore dell’università dello sport di Roma Foro Italico:

Un allenamento molto intenso può causare nell’immediato un abbassamento delle difese immunitarie. Parliamo di sforzi importanti, di quelli in cui alla fine sei esaurito. Non della pratica sportiva normale. Nel giro di pochissimi giorni, il sistema immunitario ritorna perfettamente normale.

Cos’è il fenomeno “open window”

Questo fenomeno è stato confermato da svariati studi, che avevano analizzato l’efficienza delle difese su degli atleti professionisti subito dopo aver compiuto degli sforzi molto intensi. Poco dopo aver sottoposto il corpo a questi sforzi si sarebbe registrato un abbassamento delle difese immunitarie, che può a sua volta aumentare il rischio di infezioni alle vie aeree superiori, vale a dire i punti maggiormente interessati dalla COVID-19.

Anche la grande vicinanza che si verifica all’interno degli spogliatoi può favorire il contagio della malattia, e lo stesso vale per il freddo invernale. Anche se l’inverno è stato molto mite infatti, la brutta stagione favorisce comunque la diffusione di influenza e raffreddori.

via | Repubblica
Foto da Pixabay

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