Sonno bifasico: i possibili danni e le controindicazioni

 Si definisce sonno bifasico o polifasico la pratica di dormire meno tempo ma più volte al giorno, suddividendo il sonno in brevi pisolini. Tendenzialmente il sonno bifasico appartiene ai bambini, che dormono di notte e nel pomeriggio, ma nella storia esistono molti casi di adulti (come il celebre Leonardo da Vinci) che adottavano questa pratica per riposare: l'unico problema è vedere se ci sono possibili danni e controindicazioni a questo modo di dormire e se e quanto sia salutare alterare il ritmo sonno-veglia.

Il sonno si compone solitamente di tre fasi (sonno leggero, sonno pesante e fase REM) che si ripetono a ciclo continuo durante la notte; la fase del vero riposo è la terza, quella REM, che rigenera l'organismo ed è anche il periodo del sonno in cui si sogna. Il trucco del sonno bifasico e polifasico è quello di accorciare le prime due fasi del sonno per entrare immediatamente in quella REM, svegliandosi appena dopo che sia finita; in questo modo si tende a concentrare il riposo in brevi pisolini rigeneranti, che eliminano completamente il resto delle fasi del sonno a favore di un dormire più spezzettato e controllato.

I possibili danni e controindicazioni stanno tutti qui: non tutte le persone sono in grado di reggere questo ritmo di sonno-veglia così forzato e apparentemente innaturale, visto che sin dalla crescita ci abituano a dormire solo di notte. Guadagnare tempo materiale da spendere per organizzare le proprie esigenze ha un rovescio della medaglia: la società e la vita sociale non si sposano bene con la rigidità di questo sistema di sonno.

Dal punto di vista fisico e psicologico, la modifica del ciclo sonno-veglia interessa i sistemi endocrino, immunitario e vegetativo: ritornare ad un sonno monofasico può poi risultare molto difficile, perché il corpo si abitua ad un modo diverso di riposarsi.

Via | Vivodibenessere

Foto | Flickr

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