Liberalizzazioni farmaci fascia C: Federfarma minaccia lo sciopero

Liberalizzazioni farmaci fascia C: Federfarma minaccia lo sciopero

Sta facendo discutere la liberalizzazione dei farmaci di fascia C contro cui si sta battendo Federfarma.

Negli emendamenti del governo alla manovra approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera, si parla anche di liberalizzazioni.

Nello specifico, le licenze dei taxi vengono escluse dalle misure di liberalizzazione delle attività economiche, previste dall’articolo 34 della manovra, che prenderanno il via dal 2012.

Viene confermata, invece, la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, un fatto questo che ha creato non poco subbuglio alla Camera.

Federfarma minaccia lo sciopero e fa sapere in un comunicato:

Le farmacie prendono atto con grande rammarico che il Governo non intende prendere in considerazione in alcun modo le proposte della categoria per attenuare l’impatto delle misure di liberalizzazione riguardanti il servizio farmaceutico. Mentre la stampa dà notizia del rinvio al 2013 delle liberalizzazioni per le tutte le attività economiche, neanche un minimo segnale di attenzione traspare per quanto riguarda le farmacie. Perché? A chi giova tutto questo? Risulterebbe tuttora confermata la norma che consente la vendita dei medicinali di fascia C con ricetta medica nelle parafarmacie e nei supermercati e addirittura il Governo sembra voler eliminare il limite dei 15.000 abitanti al di sotto del quale, proprio per proteggere le piccole farmacie rurali, non sarebbe possibile vendere farmaci con ricetta fuori dalla farmacia. E questa sarebbe una manovra equa di sviluppo? Ma è possibile che nessuno si accorga che questa unica anomala ‘liberalizzazione’ urla di convenienza solo per alcuni?

A fronte della totale chiusura del Governo, che si accanisce contro le farmacie sbandierando la sola liberalizzazione della vendita di medicinali come panacea per lo sviluppo e la crescita del Paese, le farmacie sono costrette loro malgrado a una reazione molto pesante: la chiusura.

Le farmacie sono costrette a chiudere contro un Governo capace solo di tagliare e smantellare i servizi che funzionano, senza creare alcuna reale condizione di sviluppo e palesemente al di fuori di tutte le normative europee di settore.

Le farmacie rurali in moltissimi piccoli comuni rappresentano l’unico presidio sanitario sempre facilmente accessibile sul territorio e sono un punto di riferimento importante per la popolazione, soprattutto gli anziani, molto numerosi nei piccoli centri, dove altri servizi non sono presenti o funzionano con orari ridotti. Ma questo evidentemente non interessa il Governo.

Le farmacie, a questo punto, pretendono di essere convocate dal Governo per individuare soluzioni condivise e realmente utili alla popolazione.

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, però, non cede anche se tiene aperta la strada per un’eventuale esclusione di alcuni farmaci “ove si verifichi che la loro somministrazione fuori dalle farmacie sia pregiudizievole per la salute dei cittadini”.

Un’altra ipotesi è quella di scrivere un decreto insieme all’Aifa per stabilire quali medicinali potrebbero essere resi subito disponibili al di fuori del circuito delle farmacie.

In discussione ci sarebbe anche la possibilità di far scendere da 15mila a 10mila il numero di abitanti per i paesi interessati dalle parafarmacie, misura che, però, non piace al Pdl. 

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