Plastica biodegradabile dalle alghe

Plastica biodegradabile dalle alghe

Ridurre la dipendenza dal petrolio con combustibili di origine organica, senza sfruttare superfici tradizionalmente destinate all’agricoltura. Sembra un’equazione impossibile, che però potrebbe essere risolta con un’idea tanto semplice quanto geniale: usare una materia prima presente in abbondanza nei mari, le alghe. Un’azienda californiana, la Cereplast, specializzata nella fabbricazione di plastica con materiali di origine agricola, […]

Ridurre la dipendenza dal petrolio con combustibili di origine organica, senza sfruttare superfici tradizionalmente destinate all’agricoltura. Sembra un’equazione impossibile, che però potrebbe essere risolta con un’idea tanto semplice quanto geniale: usare una materia prima presente in abbondanza nei mari, le alghe.

Un’azienda californiana, la Cereplast, specializzata nella fabbricazione di plastica con materiali di origine agricola, ha annunciato di essere prossima a introdurre sul mercato un nuovo tipo di plastica biologica, composta fino al 50% di polimeri ricavati da questi vegetali marini.

“Crediamo che in un futuro non molto distante – afferma il fondatore e presidente dell’azienda, Frederic Scheer – le alghe diventeranno uno degli ingredienti principali nella plastica”. Il lancio di questo nuovo prodotto dovrebbe avvenire entro la fine del 2010. In un periodo compreso fra tre e cinque anni, Cereplast punta poi a creare una plastica totalmente derivata dalle alghe. Il bello è che quest’ultima, al contrario della plastica normale, sarà totalmente biodegradabile.

Resta da risolvere soltanto un problema, relativamente minore, che però sembra stia per essere risolto: il forte odore di pesce caratteristico di questo nuovo materiale. Niente di grave per i polimeri destinati ad applicazioni industriali, una catastrofe se si deve produrre la classica borsa della spesa che massaia usa per imbustare i prodotti del supermercato.

Le alghe, assicurano alla Cereplast, possono essere coltivate in foto-bioreattori che assicurano una resa abbondante e quotidiana e possono essere utilizzate, oltre che come fonte di materiale grezzo per i biopolimeri, come biomasse, per sostituire i combustibili fossili con un carburante più sostenibile.

Fonte: LaStampa.it

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