Odore e linguaggio

Odore e linguaggio

Il linguaggio quotidiano esprime avversioni e repulsioni in termini olfattivi. In effetti diciamo «non sopportare neppure l’odore» di qualcuno, «la cosa mi puzza», «è un fetente»; e di una persona la cui vanità ci irrita diciamo che «ha la puzza sotto il naso». L’uomo profuma in modo caratteristico lo strato d’aria che lo circonda e […]

Il linguaggio quotidiano esprime avversioni e repulsioni in termini olfattivi. In effetti diciamo «non sopportare neppure l’odore» di qualcuno, «la cosa mi puzza», «è un fetente»; e di una persona la cui vanità ci irrita diciamo che «ha la puzza sotto il naso». L’uomo profuma in modo caratteristico lo strato d’aria che lo circonda e questo in base all’alimentazione, alla salute, all’età, al sesso, alla razza. Annusare l’atmosfera di qualcuno è la percezione più intima che possiamo avere di lui. «L’odore di un corpo è quel corpo stesso che noi aspiriamo con la bocca e col naso, che possediamo d’un sol tratto, come la sua più segreta sostanza, e, insomma, la sua natura. L’odore in me è la fusione del corpo dell’altro col mio corpo. È sì quel corpo ma disincarnato, evaporato; rimasto sì in se stesso ma divenuto spirito volatile», scrive Jean-Paul Sartre. La sua intrusione, a causa dei rapporti privilegiati che il sistema olfattivo intrattiene con la zona del cervello legata alle emozioni, provoca una reazione istantanea, istintiva, che sarà positiva o negativa, di accettazione o di rifiuto. La sensazione olfattiva si presenta immediatamente come un elemento discriminante tra il gradevole e lo sgradevole, il noto e l’ignoto. Identifica l’interlocutore in modo immediato e l’apprezzamento qualitativo che suscita può essere la base o il pretesto di un riconoscimento o di un rifiuto.

Annick Le Guérer, I poteri dell’odore

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