Che cos’è l’alfabetizzazione sanitaria e perché è importante?

Che cos’è l’alfabetizzazione sanitaria e perché è importante?

Con alfabetizzazione  sanitaria – detta in inglese Health Literacy – si intende la “Capacità  di  ottenere,  elaborare  e  capire  informazioni  sanitarie  di  base  ed  accedere  a  servizi necessari  per  effettuare  scelte  consapevoli”. In pratica essere in grado di acquisire, comprendere e utilizzare informazioni per la propria salute. Secondo Annalaura Carducci, docente di Igiene dell’Università di […]

Con alfabetizzazione  sanitaria – detta in inglese Health Literacy – si intende la “Capacità  di  ottenere,  elaborare  e  capire  informazioni  sanitarie  di  base  ed  accedere  a  servizi necessari  per  effettuare  scelte  consapevoli”. In pratica essere in grado di acquisire, comprendere e utilizzare informazioni per la propria salute.

Secondo Annalaura Carducci, docente di Igiene dell’Università di Pisa, essa “deve  essere a tutti gli effetti considerata un determinante di salute, poiché è dimostrata la sua influenza sugli stili di vita sani, sull’adesione alle terapie e sull’appropriato accesso ai servizi sanitari”.

“L’importanza dell’alfabetizzazione sanitaria – sostiene la Carducci – in ogni azione di tutela e promozione della salute rende indispensabile accrescere conoscenze, abilità e competenze individuali e creare un contesto di supporto a questo  scopo.  Si  tratta  quindi di un impegno necessariamente multidisciplinare, concentrato su due fronti principali: il  sistema degli operatori della sanità,  dell’istruzione e della cultura da un lato ed i cittadini dall’altro”.

Raramente gli operatori sanitari, per mancanza di tempo o carenza di strumenti adatti, valutano il livello di alfabetizzazione sanitaria dei propri pazienti. Ma gli studi condotti su questo tema sono importanti e vanno ben oltre le  istituzioni sanitarie o scolastiche, perché coinvolgono la società, i mezzi d’informazione, la politica e le leggi.

Una recente ricerca, basata sulla distribuzione di 1.416 questionari nei principali supermercati italiani, ha indagato se le persone capiscono il significato dei termini più comuni presenti nei foglietti illustrativi dei farmaci e quanto sono consapevoli del rischio legato al loro uso.

Ne è emerso che gli italiani capiscono poco sia le parole dei medici, sia quelle scritte nei foglietti (i bugiardini) dei farmaci.

La prima carenza rilevata dal questionario è relativa alla comprensione dei termini usati per i farmaci di largo uso. Solo il 37% sa che quelli senza ricetta corrispondono ai farmaci “da banco”, mentre il 40% li confonde con i generici.

Uno dei risultati che ha colpito di più i ricercatori è stata l’incapacità da parte della maggior parte del campione di individuare l’esatta posologia, facendo un calcolo piuttosto banale rispetto a indicazioni del tipo “Prendere 2 compresse due volte al giorno”, dove ben il 40% non è riuscito a dare la risposta corretta (cioè 4).

Oltre il 30% poi ha dichiarato di non riuscire a trarre aiuto dalla lettura del bugiardino oppure di esserne allarmato (23%) o restarne confuso (9%).

Il sondaggio ha evidenziato anche che ci sono vari termini di cui non si conosce il significato come, ad esempio, ematuria e stipsi.

Tra gli effetti indesiderati, il meno conosciuto è nefrite, cioè l’infiammazione del rene. Per quanto riguarda le proprietà la parola mucolitico è quella meno nota, nonostante l’ampia e diffusa autosomministrazione di sciroppi per la tosse soprattutto nella stagione invernale.

Pochi comprendono che significa interazione. Con una serie di domande specifiche atte a valutare le conoscenze relative alla percezione del rischio è risultato che solo il 36%, sa che chi soffre di pressione alta dovrebbe usare con cautela gli antinfiammatori, ma fortunatamente un po di più (70%) sa che i farmaci senza ricetta possono non andare d’accordo con altri.

Per quanto riguarda le controindicazioni, il 30% del campione le associa al concetto di problemi di salute causati dal farmaco invece che ai casi in cui non è indicato assumerlo.

Nelle conclusioni si sottolinea che l’analfabetizzazione sanitaria è un problema precipuamente italiano, grazie anche al fatto che le campagne informative da parte istituzionale sono fatte in modo estemporaneo, non mirato.

In altri paesi europei si comprende invece che una maggiore consapevolezza da parte dei pazienti limita i rischi di abuso e di conseguenza riduce i costi sanitari. Per questo motivo indagini inerenti sono più frequenti, così come i programmi educativi per i cittadini.

Approfondimenti:
Alfabetizzazione sanitaria: le parole che aiutano il cittadino nelle scelte di Annalura Carducci
Farmaci, prima di mandarli giù pensaci di Silvia Fabbri

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