Vini, mozzarelle e altri veleni

Vini, mozzarelle e altri veleni

“Di vino ne contengono poco: un terzo al massimo, spesso di meno. Il resto è un miscuglio micidiale: una pozione di acqua, sostanze chimiche, concimi, fertilizzanti e persino una spruzzata di acido muriatico. Veleni a effetto lento: all’inizio non fanno male e ingannano i controlli, poi nell’organismo con il tempo si trasformano in killer cancerogeni.” […]

“Di vino ne contengono poco: un terzo al massimo, spesso di meno. Il resto è un miscuglio micidiale: una pozione di acqua, sostanze chimiche, concimi, fertilizzanti e persino una spruzzata di acido muriatico. Veleni a effetto lento: all’inizio non fanno male e ingannano i controlli, poi nell’organismo con il tempo si trasformano in killer cancerogeni.”

Così ci racconta Paolo Tessadri, in un articolo sull’Espresso, dell’inchiesta sulla pericolosità di 70 milioni di litri di vino a basso costo venduti in tutta Italia.

“…con questo sistema criminale i produttori riuscivano a risparmiare anche il 90 per cento: una cisterna da 300 ettolitri costava 1.300 euro, un decimo del prezzo normalmente chiesto dai grossisti del vino di bassa qualità.”

E in un altro articolo accessibile dalla stessa pagina Giuliano Foschini scrive: “Ci sono diossina e dosi elevatissime di pcb, policlorobifenile, nel latte di alcuni allevamenti di Taranto. Veleni che gli animali respirano e ingeriscono pascolando attorno alle fabbriche della città e soprattutto nei terreni che circondano l’Ilva, l’enorme azienda siderurgica che da sola produce quasi il 50 per cento della diossina italiana.”

In altri allevamenti le percentuali sono nei limiti, ma il veleno è già entrato nel ciclo alimentare “con il rischio di arrivare dall’aria di Taranto sulle tavole di tutti gli italiani. Per questo i controlli non riguarderanno soltanto il latte: parte degli animali contaminati era destinata alla macellazione. Si teme anche per l’olio e per prodotti ortofrutticoli: non a caso la Asl insieme con l’Arpa ha predisposto un piano di monitoraggio per i terreni che si trovano a ridosso delle zone industriali in tutta la Puglia.”

Non sono certo belle notizie. Non avevamo ancora digerito le mozzarelle campane è giunge subito una nuova portata ancora più pesante da smaltire.

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