La cannabis non riduce il dolore, ma lo rende più sopportabile

cannabis

I ricercatori dell'Università di Oxford hanno scritto un nuovo capitolo nella storia dell'uso della cannabis a scopo terapeutico. Secondo una ricerca che sarà pubblicata da Michael Lee e colleghi sul numero di gennaio della rivista Pain, il suo principio attivo (il Thc) non riduce il dolore, ma lo rende più sopportabile, facendo diminuire l'attività di zone del cervello associate all'aspetto emotivo della sofferenza.

Il meccanismo d'azione della cannabis è però, diverso rispetto a quello di droghe come gli oppiacei, che agiscono sulle aree cerebrali responsabili della sensazione del dolore. Non solo, come ha spiegato Lee,

la cannabis non sembra agire come i farmaci tradizionali contro il dolore. Alcune persone rispondono molto bene, altre assolutamente no, o in modo scarso.


I ricercatori hanno coinvolto 12 uomini sani in uno studio che ha previsto l'assunzione di compresse contenenti 15 mg di Thc o un placebo. Dopo l'assunzione sulla pelle dei partecipanti è stata spalmata una crema in grado di generare una sensazione di bruciore o una crema senza alcun effetto. L'esperimento è stato ripetuto tre volte, cambiando sempre la pillola assunta o la crema utilizzata da ogni partecipante.

Ogni volta i ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale degli uomini tramite risonanza magnetica. Inoltre ai partecipanti è stato chiesto di valutare l'intensità del dolore e quanto fosse sopportabile.

Lee ha spiegato che

con il Thc in genere le persone non hanno indicato nessun cambiamento nel bruciore, ma il dolore li infastidiva di meno.

Le risonanza magnetiche hanno inoltre svelato che l'effetto del Thc sui diversi partecipanti era associato a una maggiore connessione tra specifiche aree cerebrali. Secondo gli autori quest'ultima scoperta potrebbe aiutare a identificare i pazienti per cui la cannabis potrebbe rappresentare un'efficace rimedio al dolore.

In futuro

ha spiegato Lee

potremmo essere in grado di predire chi risponderà alla cannabis, ma dovremo effettuare studi in pazienti con dolore cronico su periodi di tempo più lunghi.

Via | Daily Mail
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail