Sindrome premestruale, fra i colpevoli c'è anche la melatonina

sindrome premestruale

Anche la melatonina può giocare un ruolo nei sintomi della sindrome premestruale. A dimostrarlo è uno studio del Douglas Mental Health University Institute (McGill University, Montreal, Canada) pubblicato su Sleep Medicine, che ha svelato che nelle donne che soffrono di disordine disforico premestruale (PMDD, questo il nome tecnico del disturbo) il naturale ciclo di produzione di questo ormone è alterato. Dato che la melatonina, controllando il corretto alternarsi tra il sonno e la veglia, protegge dall'insonnia, questa scoperta potrebbe spiegare i problemi col sonno con cui devono avere a che fare diverse donne affette da sindrome premestruale.

In generale, la frequenza di insonnia e depressione è circa doppia nelle donne rispetto agli uomini. Più in particolare, il 70% di chi soffre di sindrome premestruale, un disturbo che colpisce dal 3 all'8% degli individui di sesso femminile, nella settimana precedente alle mestruazioni soffre di disturbi del sonno, che possono essere accompagnati da irritabilità, tensione, depressione e altre alterazioni dell'umore che interferiscono significativamente con le attività quotidiane.

Il ruolo giocato dalla melatonina in questo disturbo è stato scoperto misurando i livelli di questo ormone nel sangue per un'intera giornata sia in un gruppo di donne che soffrono di sindrome mestruale e in un gruppo di donne che non hanno a che fare con questo disturbo. Nel corso delle 24 ore tutte le partecipanti sono state sottoposte anche a visite per monitorare le fasi pre-ovulatoria e post-ovulatoria del ciclo.

Il confronto dei dati raccolti ha svelato che durante la notte i livelli di melatonina sono significativamente più bassi in chi soffre di sindrome premestruale. Non solo, in queste donne le quantità dell'ormone diminuiscono ulteriormente quando compaiono i sintomi del disturbo.

Per questo motivo i ricercatori credono che potrebbe essere possibile contrastare i sintomi della sindrome premestruale, insonnia inclusa, agendo sul sistema controllato dalla melatonina. Come ha spiegato Ari Shechter, autore principale dello studio,


capire chiaramente i meccanismi e la fisiologia specifica della PMDD potrebbe aiutare a migliorare i trattamenti per questo disturbo, sia quelli farmacologici, sia quelli non farmacologici.

Via | EurekAlert!
Foto | Flickr

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