La biblioterapia come antidepressivo? Ecco perché leggere un libro fa bene

biblioterapia

Leggere apre la mente verso nuovi orizzonti, fa riflettere sulla realtà e porta in mondi ideali, ma quando si parla di biblioterapia si va ben al di là dello svago e dell'occasione di riflessione. Con questo termine si intende, infatti, un trattamento aggiuntivo alla terapia psicologica pensato per ampliare e approfondire le conoscenze del paziente riguardo al problema con cui ha a che fare. Un modo, insomma, per portare la terapia al di fuori della stanza dello psicoterapeuta soprattutto per aumentare l'accettazione dei trattamenti proposti.

Nata negli Stati Uniti all'inizio del ventesimo secolo, è molto diffusa nei paesi anglosassoni. In realtà questo tipo di approccio alle problematiche psicologiche si è esteso al di là dei manuali che parlano del disturbo di cui si soffre, tanto che oggi può essere consigliato qualsiasi genere di libro, dai classici alla poesia, purché la scelta sia fatta con l'aiuto di un esperto che sappia consigliare la lettura più idonea. Il rischio maggiore è, infatti, cadere in una forma di auto-terapia pura che porti a non chiedere l'aiuto dello psicologo nemmeno quando è necessario. Se sfruttata correttamente, invece, questa opportunità aggiuntiva aiuta a risolvere diversi problemi, primo fra tutti la depressione.

Diversi studi hanno dato prova dell'efficacia di questo tipo di approccio. Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Psychology in Medical Settings ha ad esempio dimostrato che i sintomi della depressione possono essere ridotti in modo simile da una cura a base di farmaci e da una biblioterapia basata sulla lettura del libro di auto-aiuto “Feeling good: The new mood therapy”. Un lavoro successivo, apparso sulle pagine di Aging & Mental Health, ha invece dimostrato l'efficacia
terapeutica del libro “Overcoming depression one step at a time” in caso di depressione lieve nella terza età.

La depressione non è, però, l'unico disturbo che può essere contrastato con un libro. Gli esperti hanno riportato casi in cui la biblioterapia è stata efficace anche in caso di disturbi dell'alimentazione, ansia e altri disturbi dell'umore, agorafobia, abuso d'alcol o di altre sostanze e malattie psicosomatiche.

A confermare che si tratta di un approccio assolutamente serio, anche la biblioterapia ha delle controindicazioni: non è adatta a chi soffre di psicosi, di dislessia, problemi di ragionamento, limitate capacità intellettive o resistenza ai trattamenti.

I più forti sostenitori della sua efficacia sono gli psicoterapeuti che effettuano terapie cognitivo-comportamentali. Non solo, alcuni pazienti possono trarne un particolare vantaggio, ad esempio chi non può sottoporsi a troppe sedute di psicoterapia a causa di problemi di tempo o di soldi o chi, soffrendo di agorafobia, può provare una difficoltà vera e propria a rimanere nello studio dello psicoterapeuta.

Via | Elle; Encyclopedia of Mental Disorders
Foto | Flickr

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