Dieta a zona, come funziona e quali sono gli alimenti consentiti

dieta a zona

La dieta a zona è un regime alimentare messo a punto negli anni '90 da Barry Sears, biochimico statunitense secondo cui il cibo può essere paragonato ad un farmaco. Ragionando in quest'ottica, solo assumendo le dosi giuste dei diversi alimenti è possibile garantirsi uno stato psicofisico ottimale.

Secondo il suo ideatore più che di una dieta si tratterebbe di uno stile di vita che aiuta a bruciare i grassi in eccesso e ad aumentare il benessere riducendo l'infiammazione cellulare. E' quest'ultima, soprattutto quando riguarda le cellule adipose, ad essere considerata la causa alla base sia dell'aumento di peso, sia un fattore fondamentale nello sviluppo di malattie croniche e nella diminuzione delle performance fisiche, mentali ed emotive. Ma cosa significa, esattamente, essere all'interno della “zona”?

La zona non sarebbe altro che lo stato metabolico ottimale, quello in cui l'organismo funziona nel modo più efficiente possibile. Per raggiungerlo sarebbe necessario controllare il livello degli eicosanoidi, molecole che controllano lo stato infiammatorio. Allo stesso tempo, la dieta a zona prevede di ridurre la produzione d'insulina (l'ormone che controlla l'uso del glucosio da parte dell'organismo), che secondo Sears è responsabile della trasformazione degli zuccheri in grasso in eccesso.

Per raggiungere questi obiettivi Sears suggerisce un'alimentazione composta per un terzo da proteine magre (ad esempio pollo senza pelle, tacchino, pesce, albume d'uovo e tofu) e per due terzi da frutta e verdura, con l'esclusione dei succhi di frutta e vegetali “nemici della zona”: datteri, banane, fichi, mango, papaya, prugne secche, uva passa, zucca, barbabietole, carote, piselli, patate e mais. Sono da evitare anche i carboidrati contenuti nel pane, nella pasta, nel riso, nei cereali secchi e nei prodotti da forno confezionati, l'olio di semi, la margarina, i latticini interi e i salumi. Largo, invece, all'avena decorticata e alla farina d'avena a lunga cottura, a mandorle, noci, nocciole, pistacchi, anacardi, spezie e aromi, all'olio extravergine d'oliva e alle proteine in polvere.

A guidare nella scelta degli alimenti consentiti è una vera e propria piramide alimentare, alla base della quale si trovano frutta e verdura, di cui devono essere consumate almeno 10 porzioni al giorno. Seguono le proteine povere di grassi, di cui le donne devono consumare circa 85 grammi per pasto e gli uomini circa 113. Il penultimo gradino prima dell'apice della piramide è, invece, occupato dai grassi monoinsaturi, da preferire agli omega 6 e ai grassi saturi. Infine, in cima, troviamo i carboidrati, che devono essere assunti in quantità minime. Se si tratta di cereali, meglio preferire quelli integrali.

Per determinare le quantità esatte del cibo da assumere può essere utilizzato come unità di misura il palmo della propria mano. La quantità di proteine magre corrisponde alle dimensioni (in larghezza e in spessore) del palmo, mentre quella di frutta e verdura a due palmi. In questo modo dovrebbe essere garantita una proporzione tra proteine, carboidrati e grassi di 40:30:30.

Un secondo metodo è quello dei cosiddetti “blocchi”. Ogni individuo ha a disposizione un numero di blocchi che dipende dalla sua situazione fisica iniziale e da quanta attività fisica svolge durante il giorno. Ogni blocco corrisponde ad una determinata quantità di proteine, grassi o carboidrati (un calcolatore dei blocchi è disponibile al sito ufficiale della dieta).

Un'ultima opzione è assumere i cibi in modo che ogni 3 grammi di carboidrati vengano assunti 2 grammi di proteine e 1 grammo di grassi, avendo, però, cura di sottrarre le fibre presenti nei carboidrati.

Via | Zone Diet; Albanesi.it; DietaLand
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail