Farmaci di marca, i più amati dagli italiani

farmaci di marca

Non importa se costano di più e se la differenza di prezzo è da sborsare di tasca propria, gli italiani preferiscono i farmaci di marca. E' questo quanto emerge da un'analisi Censis, commissionata da Farmindustria, secondo cui il 57,6% degli abitanti dello Stivale conosce i farmaci non per il principio attivo che contengono, ma in base al loro nome commerciale. Al di là di questo dato, di per sé non sorprendente, l'indagine ha svelato anche aspetti più interessanti di questo fenomeno, come il fatto che il 45% degli italiani è disposto a spendere di più pur di portare a casa dalla farmacia il prodotto di marca piuttosto che il generico.

La notizia assume una particolare rilevanza alla luce delle nuove normative imposte dalla spendig review (note al 77,4% della popolazione), in base alle quali i medici saranno obbligati a prescrive il farmaco con il nome del principio attivo, della sua forma farmaceutica, della modalità di somministrazione e del dosaggio. Resta il fatto che il paziente ha diritto a scegliere di non acquistare generici o equivalenti, pagando l'eventuale differenza di prezzo. Un diritto che, alla luce di questi e altri dati emersi dall'indagine Censis, in molti sembrano intenzionati ad esercitare.

Quel 45% di cittadini che nell'ultimo anno hanno scelto di pagare la differenza di prezzo piuttosto che acquistare il farmaco totalmente rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale è formato perlopiù da anziani (54%), donne (49%) e pazienti in pessimo stato di salute (70,6%). Solo il 7,6% degli italiani conosce i farmaci in base al nome del principio attivo, mentre il 35% circa sa sia il nome commerciale, sia quello della molecola contenuta nel medicinale.

Sono i giovani (68,5%), gli anziani (64,9%), i residenti al Nord-Est (61,6%), gli uomini (59,6%) e le persone in pessimo stato di salute (64,7%) a conoscere i farmaci in base al loro nome commerciale. Allo stesso tempo, giovani (59,1%) e anziani (78%) sono i più informati sull'esistenza degli equivalenti, soprattutto al Centro (77,2%) e al Sud (74,5%).

In generale, però, l'idea di sostituire il farmaco “di marca” con quelli generici o equivalenti spaventa perché potrebbe generare confusione. Il 30% degli italiani ha dichiarato che potrebbe confondersi se la confezione o il nome del farmaco fossero diversi rispetto al solito, soprattutto fra gli anziani (più del 39%) e le donne (28%). Il 73% dei cittadini si sentirebbe a disagio se cambiasse il nome di un farmaco assunto abitualmente, più del 57% se a cambiare fosse la sua confezione, il 54,2% nel caso del colore e il 50,7% in quello della forma della compressa.

Resta il fatto che il 61% degli italiani si fida se è il medico a sostituire i farmaci abitualmente assunti con altri meno cari. Il 16,6% accetta la sostituzione anche da parte del farmacista. Solo il 22,4% (soprattutto anziani, donne e pazienti in pessimo stato di salute) sarebbe infastidito dalla sostituzione o, addirittura, contrario (6,9%).

Infine, il 63% circa degli italiani sa che il medico può continuare a prescrivere un farmaco con il nome commerciale se veniva già assunto per curare una patologia cronica e il 66,7% ha già avuto a che fare con ricette contenenti l'indicazione del principio attivo (il 19,9% per trattare una nuova patologia e l’80,4% per malattie per le quali erano già in cura). Il 47% ritiene che il peso del fattore economico sulle prescrizioni sia aumentato, il 77% pensa che l'esigenza di ridurre la spesa pubblica per i farmaci pesi molto o abbastanza sulle prescrizioni e il 61% ha dichiarato che le spesa di tasca propria per acquistare i farmaci sono aumentate.

Tuttavia, se è vero che, come riportato dal Censis,

gli interventi sulle modalità di prescrizione e di accesso ai farmaci cozzano con la personalizzazione del rapporto dei cittadini con il farmaco, che passa anche per la consuetudine, spesso quotidiana, a prendere un determinato farmaco reso riconoscibile da nome commerciale, confezione, forma e colore del medicinale stesso

è altrettanto vero che ora il paziente è libero, pagando, di scegliere prodotti che, stando a quanto ci viene detto, hanno la stessa funzione, ma sono più cari, mentre non può essere obbligato a spendere di più.

Via | Censis
Foto | Flickr

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