Rene artificiale, un passo in avanti grazie alla ricerca italiana

rene artificiale

Un gruppo di ricercatori italiani ha compiuto un grande passo in avanti verso la possibilità di ottenere un rene artificiale da utilizzare nella ricerca sulle malattie renali e nei trapianti, come alternativa alle donazioni di organi. Si tratta degli scienziati del Centro Anna Maria Astori dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo guidati da Giuseppe Remuzzi, che sono riusciti ad ottenere organi funzionanti a partire da cellule renali coltivate in laboratorio. La ricerca che ha permesso di ottenere questi reni artificiali è stata pubblicata sul Journal of the American Society of Nephrology.

Già in passato dei ricercatori erano riusciti a produrre reni immaturi a partire da cellule embrionali, ma i piccoli organi così ottenuti non sono riusciti a maturare sviluppando i nefroni, le strutture alla base del funzionamento del rene. In questo caso, invece, non è stato necessario utilizzare cellule embrionali e gli “organoidi” ottenuti a partire dalle cellule di rene, una volta trapiantati nei topi, si sono sviluppati formando i nefroni e rimanendo vitali e funzionanti per 3-4 settimane.

Passaggio fondamentale che ha permesso a Remuzzi e collaboratori di ottenere nefroni funzionanti è stato immergere gli organoidi in una soluzione contenente molecole che stimolano la formazione dei vasi sanguigni prima di impiantarli negli animali. Le stesse molecole sono state iniettate anche negli animali in cui è stato impiantato l'abbozzo di rene e hanno permesso la maturazione dell'organo.

Christodoulos Xinaris, primo autore della ricerca, ha spiegato che

la capacità di costruire un tessuto renale funzionante partendo da sospensioni di singole cellule rappresenta un considerevole passo in avanti verso l'obiettivo pratico di ingegnerizzare dei tessuti renali adatti per i trapianti e fornisce le basi metodologiche per svariate applicazioni di ricerca e terapeutiche.

Qualche esempio? Inserire negli organoidi i geni responsabili di alcune malattie ai reni per scoprire i dettagli più nascosti dei meccanismi che regolano la malattia stessa o per testare l'efficacia di nuovi farmaci.

Via | ScienceDaily
Foto | Flickr

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