Più snelli e con meno colesterolo, così l'anguria protegge il cuore

anguria

Una fetta di anguria al giorno aiuta a tenere a bada il colesterolo e ad evitare di accumulare chili di troppo. La scoperta è stata resa possibile da esperimenti condotti sui topi dai ricercatori della Purdue University (West Lafayette, Usa), i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Biochemistry.

Gli scienziati hanno nutrito due gruppi di topi con la stessa dieta ad elevato contenuto di grassi, ma mentre al primo hanno concesso di bere solo una soluzione acquosa di zuccheri, al secondo hanno servito una bevanda contenente il 2% di succo di melone. Dopo 12 settimane i livelli di colesterolo LDL (quello “cattivo”) negli animali del secondo gruppo erano inferiori del 50% rispetto a quelli nel primo gruppo. Non solo, i topi che avevano bevuto succo d'anguria pesavano in media il 30% in meno rispetto agli altri.

L'anguria va, così, ad aggiungersi all'elenco degli alimenti che proteggono dal colesterolo, che include, fra gli altri, il pesce ricco di omega 3 e la mela. In questo caso, però, il principio attivo che permette di proteggere cuore e arterie è la citrullina, una molecola che sembra essere indispensabile per la produzione di ossido nitrico, un gas che, stimolando la dilatazione dei vasi sanguigni, è associato alla diminuzione della pressione.

In effetti il colesterolo LDL mette in pericolo la salute perché depositandosi sulle pareti dei vasi sanguigni ne provoca il restringimento, ostacolando il flusso del sangue verso gli organi e favorendo l'aumento della pressione.

Shubin Saha, coautore della ricerca, ha spiegato:

non abbiamo rilevato un abbassamento della pressione. Tuttavia, questi altri cambiamenti sono promettenti.

Sappiamo che l'anguria è buona per la salute perché contiene citrullina. Non sappiamo ancora a che livello molecolare agisce e questo sarà il prossimo passaggio.

Oltre ai benefici per la salute, Saha ha sottolineato un altro possibile vantaggio associato a questa scoperta. A beneficiarne sarebbe, in questo caso, l'economia. Secondo il ricercatore, infatti, circa il 20% del raccolto annuale dei campi d'anguria viene scartato perché il frutto non ha un bell'aspetto o per scelte legate al calo dei prezzi durante la stagione. Saha ha spiegato che

potremmo utilizzare le angurie scartate che non possono essere messi sul mercato per estrarre i composti benefici. I coltivatori mettono energie in queste coltivazioni, perciò se possiamo fare qualcosa per aiutarli a vendere quello che producono in più avremmo benefici sia per l'industria, sia per i consumatori.

Via | Purdue University
Foto | Flickr

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