Funghi tossici, gli italiani non li conoscono e rischiano intossicazioni alimentari

intossicazioni alimentari

L'autunno è arrivato e, come ogni anno, ha portato con sé sia la stagione migliore per raccogliere i funghi, sia il rischio di intossicazioni alimentari e avvelenamenti. Infatti anche se la raccolta di questi vegetali è una passione condivisa da molti, in realtà otto persone su dieci non sanno distinguere quelli commestibili dai funghi velenosi. A svelarlo è stata una giornata informativa organizzata dall'Asl di Asti, durante la quale sono emerse diverse perplessità sulla capacità di presunti appassionati di saper distinguere tra le specie che si possono magiare e quelle da cui, invece, è meglio stare alla larga.

Roberta Rota, esperta del Centro micologico dell'Asl piemontese, ha spiegato che sono ancora molti i raccoglitori che si basano su antiche convinzioni tramandate di generazione in generazione, ma che, in realtà,

le credenze popolari non reggono, l’unica certezza sulla commestibilità o meno del prodotto passa attraverso i controlli al nostro Centro micologico.

In altri casi, la conoscenza millantata delle diverse specie è ben lontana dall'essere reale e un fungo viene scambiato con un altro, con grandi rischi per la salute.

I funghi potenzialmente velenosi contengono sia molecole tossiche termolabili, eliminabili a una temperatura di circa 70°C e, quindi, inattivati da una cottura di circa 15 minuti, sia principi termostabili, che non possono essere eliminati in nessun modo. A volte questi ultimi sono talmente tossici che basta ingerire pochi grammi del fungo per intossicarsi.

I tipi di avvelenamento causati dalle molecole termostabili sono due: a breve o a lunga incubazione. Quest'ultimo tipo è più pericoloso perché caratterizzato dalla comparsa dei sintomi a lungo termine, quando le sostanze tossiche sono state già in gran parte assimilate dall'organismo.

I principali sintomi delle sindromi a lunga latenza sono, in una prima fase, di tipo gastrointestinale: nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. A questi possono aggiungersi la disidratazione, con conseguente abbassamento di pressione e sete intensa. A volte i problemi sembrano migliorare, ma poi subentra un peggioramento che, in genere, porta a problemi al fegato (insufficienza epatica e ittero) e ai reni.

Fra i funghi che possono causare queste sindromi sono inclusi:


  • Amanita phalloides, Amanita verna, Amanita virosa, Galerina marginata, Conocybe filaris, Lepiota helveola, Lepiota josserandii, altre specie di Lepiota (Ovisporeae e Lilaceae).
  • Cortinarius orellanus e Cortinarius speciosissimus. Si sospetta che altre specie affini (come i Cortinari rossi, rosso mattone, fulvastri, arancioni, giallo-verdastri) possano essere altrettanto pericolosi.
  • Gyromitra esculenta e altre specie appartenenti al suo stesso genere.
  • Paxillus involutus e, probabilmente, Paxillus rubicundulus (detto anche Paxillus filamentosus).

Nelle sindromi a breve incubazione, invece, i sintomi compaiono tra i 15 minuti e, al massimo, le 48 ore dall'ingestione del fungo. I più comuni sono nausea, vomito, diarrea e dolori a livello dello stomaco, aumento delle secrezioni, disidratazione, brividi e tremori, sudorazioni, restringimento delle pupille e riduzione del ritmo cardiaco, distrubi neuropsichici (dall'euforia alla collera e allo stato confusionale, a volte allucinazioni), abbassamento di pressione e, a volte, eritemi e collassi cardiorespiratori.

Fra le specie che causano avvelenamenti di questo tipo sono incluse:


  • Clitocybe del "gruppo bianche" (ad esempio C. cerussata, C. dealbata, C. rivulosa), molte Inocybe (ad esempio I. asterospora, I. praetervisa, I. geophylla, I. rimosa).
  • Amanita pantherina, Amanita muscaria e altre varietà di Amanita.
  • Pluteus salicinus, Inocybe aeruginascens, numerose specie dei generi Panaeolus e Psilocybe.
    Coprinus atramentarius e specie affini.
  • Entoloma sinuatum (detto anche lividum), vernum, niphoides, rhodopolium, nidorosum; Tricholoma pardinum (detto anche tigrinum), groanense, sulphureum; Omphalotus olearius; Macrolepiota venenata; Boletus satanas; Hypholoma fasciculare e sublateritium; Hebeloma sinapizans, crustuliniforme e altre congeneri; Agaricus romagnesii e xanthodermus; Russula e Lactarius acri; Ramaria pallida e formosa; tutti gli Scleroderma e i Choiromyces; Sarcosphaera crassa.

Questi elenchi non comprendono tutte le specie di funghi che possono causare avvelenamento, anche perché nel caso di alcune anche gli esperti sono ancora dubbiosi sulla loro pericolosità. In ogni caso, quando si ha a che fare con sintomi di questo tipo dopo aver mangiato dei funghi è bene recarsi al pronto soccorso o a un centro specializzato.

Via | Atnews; agraria.org
Foto | Flickr

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