Se sei saggio ti senti meno solo

Se sei saggio, ti senti meno solo: svelata l’inaspettata relazione fra saggezza e solitudine.

saggezza

Più sei saggio, meno rischi di sentirti solo. Purtroppo lo sappiamo bene, la solitudine rappresenta uno dei principali problemi della nostra società moderna.

È vero, siamo tutti iperconnessi grazie a smartphone, computer e social network, ma dietro ai Like dei social spesso si nasconde ben poca sostanza. Oltre a queste vuote interazioni on line, abbiamo bisogno di circondarci di persone in carne e ossa, con le quali interagire in modo sano e con le quali instaurare dei rapporti.

Il rischio, per coloro che non hanno relazioni sociali, è quello di sentirsi soli e isolati, e ciò potrebbe comportare conseguenze anche gravi, portando persino a soffrire di depressione.

Ebbene, un nuovo studio rivela adesso che più sei saggio, meno è probabile che tu ti senta solo. Lo studio è stato condotto a San Diego e nel Cilento (in Italia), ed ha preso in esame degli adulti di mezza età e anziani in entrambi i Paesi. Gli autori hanno scoperto che la solitudine e la saggezza avrebbero una forte correlazione, con la prima che si ridurrebbe all'aumentare della seconda.

Solitudine, la saggezza ha un effetto protettivo?


La saggezza può in effetti essere considerata un fattore protettivo contro la solitudine, come spiegano gli autori della ricerca pubblicata sulle pagine della rivista Aging and Mental Health:

La solitudine è risultata costantemente collegata a una cattiva salute generale, a una peggiore qualità del sonno e a una minore felicità, mentre il contrario era generalmente vero per la saggezza. Sia la solitudine che la saggezza sono tratti della personalità. La maggior parte dei tratti della personalità sono parzialmente ereditati e parzialmente determinati dall'ambiente.

Detto ciò, gli esperti spiegano che la saggezza ha diverse componenti (empatia, compassione, autoriflessione e regolazione emotiva). Proprio l'empatia e la compassione sono risultate inversamente collegate alla solitudine.

Le persone più compassionevoli erano dunque anche quelle meno sole. Ma come fare quindi ad aumentare la nostra capacità di provare compassione? Ricorrere alla terapia cognitivo comportamentale o compilare quotidianamente un diario della gratitudine potrebbero rappresentare due ottimi spunti per cominciare!

via | MedicalXpress

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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