Jonathan Galindo Challenge, il gioco che ispirerebbe il suicidio nei giovanissimi

Ecco cosa sappiamo della temuta Jonathan Galindo Challenge.

adolescente cellulare

Ricorda un po’ la famosa "Blue Whale", ma questa volta la nuova “sfida” prende il nome di Jonathan Galindo Challenge, e potrebbe rappresentare un rischio per coloro che finiscono in questa torbida rete.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento che – come nel caso della sfida Blue Whale - ci troviamo di fronte a un fenomeno dai contorni poco chiari, che potrebbe rivelarsi una mera leggenda metropolitana o che – al contrario – potrebbe davvero rappresentare un pericolo concreto per i bambini.

Ma cosa sappiamo esattamente della Jonathan Galindo Challenge? E perché se ne parla tanto negli ultimi giorni?

Come avrete letto sul web, nei giorni scorsi un ragazzino di 11 anni sarebbe stato indotto al suicidio probabilmente attraverso questo gioco, del quale – è bene ribadirlo – si hanno in realtà ben poche certezze.

Ciò che sappiamo in merito alla presunta challenge è che un individuo che si fa chiamare Jonathan Galindo, e che ha assunto le sembianze di Pippo (in una versione deformata e inquietante) adescherebbe ragazzini sul web per poi spingerli a partecipare a un gioco basato su atti di autolesionismo che possono portare anche alla morte.

La maschera di Jonathan Galindo



 











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La maschera che simboleggia la Challenge (ovvero il presunto “volto” di Jonathan Galindo), in realtà non è altro che un costume creato da un produttore di effetti speciali cinematografici nel 2012. Quest'ultimo realizzò questo travestimento per puro divertimento, e non certamente per dare inizio a questa assurda vicenda, ma purtroppo la sua maschera è stata "rubata" da qualche balordo per mettere in scena questa assurda challenge.

Ma come funziona questa sfida? Si tratta di un "gioco” che coinvolgerebbe ragazzini fra gli 11 e i 13 anni, i quali vengono contattati sui social da questo oscuro personaggio ignoto, e spronati a partecipare a una serie di sfide sempre più pericolose.

Detto ciò, come abbiamo accennato per il momento i contorni della vicenda sono ancora molto poco chiari. Sulla presunta challenge è in corso un’indagine ad opera della Procura di Napoli, per cui è d’obbligo evitare di saltare a conclusioni affrettate e attendere piuttosto ulteriori chiarimenti da parte delle forze dell’ordine. Ciò anche e soprattutto per evitare di favorire - come avvenne nel caso della Blue Whale Challenge - un pericoloso effetto di emulazione.

via | Corriere
Foto di Luisella Planeta Leoni da Pixabay

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