Coronavirus, Sergio Mattarella: la libertà non vuol dire far ammalare gli altri

Sergio Mattarella e le fake news sul Coronavirus: la libertà non significa far ammalare chi ci sta vicino.

Sergio Mattarella

Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia del Ventaglio, ha ricordato quanto sia importante in un momento delicato come quello che stiamo vivendo misurare le parole e non cadere nella trappola delle fake news. Il presidente della Repubblica, parlando ai giornalisti, ricorda poi quanto sia importante il loro ruolo.

Il mondo dell'informazione è stato interpellato dal virus e ha dato prova di esser stato al servizio dell'interesse generale e dei cittadini. Un ruolo di grande rilievo nel contrastare la pandemia. Un'opportunità forse inattesa che rilancia il ruolo del giornalismo. Ruolo opposto alle fabbriche della cattiva informazione, delle fake news. L'informazione professionale e di qualità è stata riconosciuta dai cittadini.

Il presidente ricorda poi che la pandemia non è ancora passata. Oggi ci sono ancora molti contagi e vittime.

Non possiamo - e non dobbiamo - dimenticare quel che è avvenuto, le settimane in cui morivano, quotidianamente, centinaia di nostri concittadini. In cui medici e infermieri, presenti negli ospedali, con abnegazione profondevano sforzi immani correndo rischi personali molto alti per curare i malati. In cui nei cimiteri non si trovava spazio per i tanti feretri. Appena quattro mesi fa - il 31 marzo - sono morti in quel solo giorno oltre ottocento nostri concittadini

Sergio Mattarella chiede agli italiani di non dimenticare, nel rispetto di chi non c'è più, di chi ha lavorato duramente per curare i malati e di tutti coloro che hanno fatto grandi sacrifici. Il pericolo è ancora attuale, in Italia e nel mondo. Dobbiamo continuare a stare in guardia, proteggerci e proteggere gli altri.

Talvolta viene evocato il tema della violazione delle regole di cautela sanitaria come espressione di libertà. Non vi sono valori che si collochino al centro della democrazia come la libertà. Naturalmente occorre tener conto anche del dovere di equilibrio con il valore della vita, evitando di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri. Imparare a convivere con il virus finché non vi sarà un vaccino risolutivo non vuol dire comportarsi come se il virus fosse scomparso. Soltanto ricordando quel che è avvenuto - e senza dividerci in contrapposizioni pregiudiziali ma con una comune ricerca di prospettive - possiamo porre basi solide per la necessaria ripresa e per pervenire a una nuova normalità.

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