Pillola abortiva RU486: in Umbria obbligatorio il ricovero ospedaliero

Pillola abortiva RU486: in Umbria obbligatorio il ricovero ospedaliero

Sta generando polemica la decisione della regione Umbria di non consentire l'assunzione della pillola abortiva in day hospital, ma solo dietro ricovero ospedaliero prolungato

Sta facendo discutere la decisione del Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, di rendere meno semplice l’accesso alla pillola abortiva RU486 e tale scelta è diventata in poco tempo un caso nazionale. La battaglia ha infatti diversi connotati, uno di natura sanitaria e uno invece ideologico e partitico.

La vecchia giunta regionale, presieduta da Catiuscia Marini, del Partito Democratico, aveva infatti accolto l’arrivo della RU486 con una delibera molto lineare. In pratica si permetteva di praticare l’aborto tramite pillola Mifegyne in regime di day hospital, rendendo sicuro ma anche poco invasivo un momento così delicato e permettendo alla donna di tornare a casa a fine giornata.

La Tesei, esponente della Lega Nord, a capo dell’attuale giunta di centro destra, si è resa invece artefice di una manovra atta a rivoluzionare lo status quo. Dopo l’abrogazione della famosa delibera, la situazione è cambiata radicalmente, consentendo sì di accedere alla pillola abortiva, ma solo dietro ricovero ospedaliero prolungato.

Da una parte questa scelta ha soddisfatto chi reputava dovesse esserci più controllo dopo l’assunzione del Mifegyne, farmaco sicuro ma non esente da effetti collaterali. Dall’altra ha portato certamente ad uno scontro con l’opposizione, che ha fatto notare come, soprattutto in questo periodo di pandemia, l’obbligo di un ricovero in una situazione a rischio contagio, possa far desistere le donne.

Questa decisione, a ben guardare, rende non solo meno agevole l’assunzione della RU486, che così facendo potrebbe essere somministrata solo a chi accetta di restare in ospedale per tre giorni, ma è anche un piccolo sgambetto alla Legge 194, in quanto verrebbe un po’ meno la famosa tutela delle donne in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

Come spesso diciamo qui sulle nostre pagine, la maternità ha bisogno di protezione, ma va protetta anche colei che matura la decisione di volerla interrompere. Le proteste dell’opposizione, in seno alla giunta regionale umbra, fanno in realtà da eco alla richiesta della Società italiana ostetricia e ginecologia, che all’inizio della pandemia aveva chiesto di rendere più fruibile l’aborto farmacologico, proprio per non intasare le strutture ospedaliere.

Coronavirus o meno, il ricovero di tre giorni per l’assunzione della RU486 sembra comunque un po’ eccessivo, fatto salvo che non ci siano casi specifici in cui la paziente corre rischi particolari. In tutte le altre situazioni non è solo un prolungare l’agonia della diretta interessata, ma anche gravare sul sistema sanitario, occupando dei letti che potrebbero essere usati per altri pazienti. Ma si sa, quando la politica scende in campo, la salute paga spesso un prezzo altissimo.

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