Science for Peace: quattro donne per la stessa speranza di pace

Science for Peace: quattro donne per la stessa speranza di pace

Continuiamo a parlare delle inizative di Avoicomunicare in collaborazione con Science for Peace. Dopo le interviste a Umberto Veronesi e Carlo Bernardini, il movimento fondato dal celebre oncologo per diffondere gli ideali scientifici allo scopo di promuovere la pace nel mondo ha fatto le cose in grande, intervistando ben quattro donne celebri. Queste personalità che […]

Continuiamo a parlare delle inizative di Avoicomunicare in collaborazione con Science for Peace. Dopo le interviste a Umberto Veronesi e Carlo Bernardini, il movimento fondato dal celebre oncologo per diffondere gli ideali scientifici allo scopo di promuovere la pace nel mondo ha fatto le cose in grande, intervistando ben quattro donne celebri.

Queste personalità che hanno deciso di aderire al progetto sono Tara Gandhi, Noa, Rita El Khayat e Manuela Dviri Norsa. Quattro donne per indicare come anche il mondo femminile, spesso dimenticato in ambito scientifico, sia coinvolto nella costruzione di un mondo abitato dalla pace.

Tara Gandhi, nipote del grande Mahatma Gandhi, si dedica da tempo all'insegnamento ai bambini poveri Hindi e si impegna a promuovere la cultura indiana e il messaggio del nonno. Nel suo intervento sottolinea come l'eredità di Gandhi sia ancora attuale perché è riuscito ad unire gli insegnamenti delle diverse religioni e come il concetto di pace sia un obiettivo da raggiungere prima individualmente e poi in modo collettivo.

 

Noa, celebre cantante israeliana che ha vissuto a lungo negli Stati Uniti, racconta come l'essere cresciuta in un ambiente multiculturale a contatto con etnie diverse abbia sviluppato in lei una propensione per la tolleranza e il rispetto verso gli altri. Inoltre anche l'unione di discipline diverse quali la musica e la scienza, che però condividono gli stessi obiettivi di bellezza ed armonia, può portare ad una comprensione migliore del mondo che ci circonda. In ultimo Noa vede nelle religioni ed in particolar modo nei fanatismi religiosi la causa maggiore delle divisioni che scatenano le guerre.

Rita El Khayat, psichiatra e scrittrice di origine marocchina, candidata al premio Nobel per la pace, è da sempre un’attivista per i diritti delle donne. Vede nell'ignoranza dell'Occidente nei confronti delle altre culture un pericolo per il dialogo per la pace, perché solo la conoscenza può portare alla reciproca accettazione. Per quanto riguarda il mondo arabo, di cui fa parte, tiene a sottolineare come sia dotato di grande sensibilità ed intelligenza, ma che per rapportarsi con le altre realtà deve prima conseguire due obiettivi basilari come la lotta all'analfabetismo e la liberazione dalle dittature che lo affliggono.

 

Manuela Dviri Norsa, scrittrice conosciuta in tutto il mondo per il suo talento e per il suo impegno per la pace e contro le guerre, ha dato vita al progetto “Saving Children” grazie al quale i bambini palestinesi possono essere curati in ospedali israeliani. Si dice convinta che la scienza, con il progresso intellettuale che comporta l'avanzamento scientifico, renda gli uomini più giusti, ristabilendo l'iniziale uguaglianza: in questo senso sono fondamentali i progetti di collaborazione tra nazioni e popoli diversi. Infine precisa come la maggior parte delle persone che stanno alla base dei gruppi dedicati alla diffusione della pace siano composti da donne e come in genere il loro lavoro resta nell'ombra, nascosto dalle luci dedicate ai politici maschi.

 

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