Sedentarietà nei bambini e negli adolescenti: come combatterla

I bambini e gli adolescenti si muovono sempre meno. Ma quali sono i rischi per la loro salute? E come fare a combattere questo probleama? Ecco cosa rivela un nuovo studio.

Sedentarieta

La società di oggi è caratterizzata da un modo di vivere sedentario e da un declino dell'attività fisica, che si riflette nel crescente e allarmante numero di bambini in sovrappeso o obesi. La capacità cardio-respiratoria nei bambini è diminuita del 25% negli ultimi 20 anni, come riporta un nuovo studio pubblicato sulla rivista Psychology of Sport and Exercise, i cui autori hanno seguito 1.200 alunni di età compresa tra 8 e 12 anni per un periodo di due anni.

Il team ha scoperto che dall'età di 9 anni i motivi positivi per fare sportdivertente e fa bene alla salute) cominciano a essere sostituiti da ulteriori incentivi (fare sport per ottenere un buon voto o per migliorare la propria immagine con gli altri compagni). Gli autori spiegano che i bambini dovrebbero essere attivi per almeno il 50% del tempo dedicato alle lezioni di educazione fisica nella scuola primaria, ma in realtà si muovono in media solo il 38% delle volte.

Ma cosa si può fare per combattere questo fenomeno così nocivo per la salute dei bambini e degli adolescenti? Gli esperti ritengono che la strada giusta sia quella di riformare il sistema di insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole:

Negli ultimi decenni, l'insegnamento dell’educazione fisica è cambiato enormemente: le lezioni sono più accademiche, i bambini imparano a conoscere le regole, il funzionamento motorio, il sostegno reciproco, ecc. Ma questo approccio ha un costo diretto per il bambino poiché riduce il tempo effettivo dedicato all'attività fisica da moderata a vigorosa, che è già raro al di fuori della scuola.

Ora che i bambini conducono una vita tendenzialmente sedentaria fuori dalla scuola, è dunque fondamentale che le ore dedicate allo sport vengano sfruttate al meglio, in modo da proteggere la salute presente e futura dei nostri figli.

via | ScienceDaily
Foto da Pixabay

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