Firenze, il progetto turbanti per le donne in chemioterapia

Il progetto turbanti unisce donne africane e donne che hanno perso i capelli per la chemioterapia.

progetto turbanti

A Firenze è partito il Progetto turbanti: donne africane, provenienti dall'Africa sub sahariana, insegnano a pazienti donne che hanno combattuto il cancro, perdendo i capelli a causa della chemioterapia, a creare e indossare il proprio copricapo. Succede nel day hospital oncologico dell'ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze e coinvolte donne che combattono la loro battaglia contro il cancro e un gruppo di donne africane che fanno parte della sartoria sociale Bazin.

Le donne africane insegnano alle pazienti come realizzare e come indossare un turbante: nella loro cultura è simbolo di forza e di bellezza. E anche in giro per il mondo si trovano copricapi di questo tipo. Per le donne che fanno la chemio è sicuramente una sicurezza in più poter indossare qualcosa che le faccia sentire belle, femminili, eleganti. Nonostante le complicazioni della chemioterapia.

Il progetto è nato grazie a Lucia Caligiani, direttrice della struttura di psiconcologia della Ausl Toscana centro, e va avanti da un paio di ambiti. Fa parte del processo di riabilitazione psiconcologica del dipartimento oncologico della Ausl Toscana centro diretto da Luisa Fioretto.

C'è tutto in questo progetto: la contaminazione culturale attraverso le usanze tradizionali e l'integrazione sociale tra donne straniere e italiane. I nostri spazi diventano così terra d'incontro di relazioni e narrazioni.

Donne migranti e donne malate unite da un progetto e da un percorso che le avvicina. Per aiutare e aiutarsi a vicenda. Nel migliore dei modi. Secondo quella medicina narrativa della quale il progetto turbanti fa parte. Le prime possono essere aiutate dalle seconde a scoprire che l'ospedale è un luogo di cui fidarsi e dove fare prevenzione. Spesso sono riluttanti. Le seconde possono essere aiutate in un percorso di nuova accettazione di sé.

Foto Pixabay

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