Cardirene in gravidanza, le cose da sapere

Che cos'è il Cardirene? A cosa serve questo farmaco? E cosa fare nel caso sia necessario prenderlo in corso di gravidanza?

Cardirene in gravidanza

Prima di parlare di Cardirene in gravidanza vediamo brevemente di che farmaco si tratta e a cosa serve. Il Cardirene è un farmaco a base di acetilsalicilato di D,L-lisina: normalmente lo si usa come antitrombotico e come antiaggregante piastrinico. Questo vuol dire che si utilizza in casi particolari come:

  • a seguito di infarto del miocardio
  • dopo ictus cerebrale o anche attacchi ischemici
  • in pazienti con angina pectoris (sia stabile che instabile)
  • per prevenire la riocclusione dei by-pass aorto-coronarici e anche nell'angioplastica coronarica
  • prevenzione di problematiche cardiovascolari in pazienti con malattia ateromasica o con sindrome di Kawasaki
  • pazienti in emodialisi o in circolazione extracorporea
  • prevenzione di problematiche cardiovascolari in pazienti a rischio

Cardirene e gravidanza: ecco a cosa fare attenzione

Ovviamente può capitare che pazienti con pregressi infarti, ictus desiderino una gravidanza. In questi casi, molto probabilmente, prenderanno diversi farmaci per evitare il ripetersi di fenomeni ischemici o trombotici. Fra questi farmaci potrebbe esserci proprio il Cardirene. E' bene, dunque, prima di programmare una gravidanza, che tali pazienti consultassero il proprio medico di base, il ginecologo e il cardiologo in modo da valutare attentamente i rischi connessi all'assunzione di questi farmaci.

Se andiamo a vedere nello specifico il rapporto che c'è fra Cardirene e gravidanza, fra le controindicazioni c'è proprio l'uso del farmaco durante il terzo trimestre di gravidanza, quindi oltre le 24 settimane di gestazione. Negli animali è stato osservato un effetto teratogeno di questo farmaco, cosa non segnalata nelle donne con somministrazioni saltuarie durante il primo trimestre di gravidanza. Il problema è che non ci sono dati sufficienti per quanto riguarda terapie croniche.

Questo vuol dire che quando si è sotto terapia cronica con Cardirene o quando bisogna prenderlo nell'ultimo trimestre di gravidanza, l'assunzione deve essere monitorata strettamente dal medico in quanto l'acido acetilsalicilico potrebbe causare emorragie nel feto e nella madre, parto ritardato o precoce chiusura del dotto di Botallo nel feto.

Ci sono poi considerazione da fare in base al dosaggio. Se a dosaggi bassi e in situazioni monitorate potrebbe essere utilizzato questo farmaco (ma solo in casi specifici), salendo di dosaggio si rischia di avere aborto e malformazioni cardiache, soprattutto se assunto nelle prime fasi di gravidanza. Passate le 24 settimane di gravidanza, il feto potrebbe manifestare:

  • tossicità cardiopolmonare da chiusura prematura del dotto arterioso e sviluppo di conseguente ipertensione polmonare
  • insufficienza renale

Inoltre a fine gravidanza, sia la madre che il bambino potrebbero sviluppare:

  • emorragie per aumento del tempo di sanguinamento
  • prolungamento del travaglio
  • ritardo del travaglio

E per quanto riguarda l'allattamento? L'acido acetilsalicilico passa di sicuro nel latte materno. Questo vuol dire che non bisogna assumerlo durante l'allattamento in quanto potrebbe causare acidosi e emorragie nel neonato.

Foto | iStock

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