Violenza sulle donne: le parole da bandire

Ecco quali sono le parole da bandire quando si parla di violenza sulle donne.

Violenza sulle donne

Quando si parla di violenza sulle donne, anche il linguaggio che utilizziamo è di fondamentale importanza. Usare le parole sbagliate può infatti portare a percepire una realtà ben diversa rispetto a quella che è, una realtà magari meno grave, meno vergognosa. A spiegarlo sono stati gli esperti che si sono riuniti nell’ambito del progetto promosso dal Gruppo Menarini "Stop alla violenza di genere. Formare per fermare", i quali hanno realizzato un elenco di parole che dovrebbero avere il bollino rosso quando si parla di violenza sulle donne.

Qualche esempio? Espressioni come “amore malato”, “raptus”, o considerazioni e domande come: “Lei lo tradiva”, “Se l'è cercata”, “Ma perché non lo ha lasciato?”, “Follia”. Ma anche informazioni in merito all’abbigliamento della vittima, al tipo di ferite e altri dettagli morbosi che nulla aggiungono al fatto di cronaca, se non un’attenzione raccapricciante verso dettagli che potrebbero distogliere l’attenzione dal punto centrale dell’argomento, ovvero l’aggressività del carnefice.

Usare le parole giuste fa sì che l'opinione pubblica percepisca il fenomeno per come è davvero. Lo straniero solo raramente è l'aggressore, quando i media sottolineano l'etnia dell'aggressore, invece che la violenza inaccettabile che è stata subita dalla donna, spostano l'attenzione sulla diversità anziché sull'omogeneità dei comportamenti. Mariti e compagni sono nel 70% dei casi i responsabili della violenza. La violenza di genere ci riguarda ed è trasversale a tutte le culture, le classi sociali, le etnie e le religioni. È una forma di razzismo contro le donne che accomuna e non divide

spiega Alessandra Kustermann, direttore dell'Uoc del pronto soccorso Ostetrico-ginecologico e del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del Policlinico di Milano.

L’attenzione morbosa nei confronti dei più piccoli dettagli dei fatti di cronaca portano – come spiegano gli esperti – a minimizzare un eventuale reato in realtà gravissimo, spostando l'attenzione dell'opinione pubblica non più sulla crudeltà dell'aggressore, ma su dettagli talvolta insignificanti come l’abbigliamento o il tipo di ferite inferte alla donna.

via | Ansa
Foto da Pixabay

  • shares
  • Mail