Dipendenza da Facebook, i sintomi da riconoscere

Siete dipendenti da Facebook? Uno studio ci spiega chi è più a rischio.

Dipendenza da Facebook: ne soffrite? A cercare di esaminare il problema è uno studio della University of Akron, secondo cui a provocare una dipendenza dai social network sarebbe il motivo per cui li utilizziamo. In poche parole, più una persona utilizza Facebook per soddisfare i propri obiettivi personali (ad esempio conoscere meglio sé stessi, trovare nuove persone, attirare l’attenzione altrui, …), più si rischia di diventare dipendenti dai social media. Per giungere a tale conclusione, gli esperti hanno esaminato un campione di 301 persone di età compresa tra 18 e 68 anni, e che pubblicavano sul sito almeno una volta al mese.

Esaminando i dati raccolti, gli esperti hanno constatato che le persone che percepiscono Facebook come utile ad acquisire una migliore comprensione di se stessi, e che lo usavano per incontrare nuove persone e ottenere l'attenzione da parte degli altri, avrebbero corso maggiori rischi di essere dipendenti dal social network.

Inoltre, le persone che utilizzano Facebook per acquisire una più profonda comprensione di se stessi tendono ad avere personalità piacevoli, ma anche un’autostima più bassa rispetto agli altri. Gli esperti hanno inoltre identificato "sintomi" comuni tra i tipi di utenti di Facebook. Ad esempio, le persone che usano Facebook per stabilire nuove relazioni tendono ad essere più "ossessionate! dai social network, sono più estroverse e tendono a condividere più informazioni personali online, ma non sono sempre oneste nelle loro rivelazioni.

I messaggi maggiormente positivi vengono invece da coloro che hanno una più alta autostima. Coloro che pubblicano di più e sono i maggiormente “positivi” nei post, lo fanno per rimanere in contatto con persone che già conoscono e per attirare l'attenzione degli altri.

Se si è soddisfatti della propria vita,

spiegano gli autori della ricerca

è più probabile che vogliate condividere questa felicità con gli altri sui social media.

via | ScienceDaily

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