Protesi Pip, a Torino class action per chiedere i danni

Tutte le donne che le hanno ricevute durante una mastoplastica al seno possono partecipare rivolgendosi allo studio legale promotore entro il 31 marzo

Sono almeno 5 milioni le donne italiane che, alla ricerca di un seno perfetto, si sono sottoposte a una mastoplastica additiva al termine della quale si sono ritrovate alle prese con i dubbi sulla sicurezza delle famigerate protesi Pip. Circa 3 anni fa, infatti, il governo francese ha annunciato che il gel di cui erano fatte non era adatto all'uso medico e che la loro rottura avrebbe potuto promuovere problemi variabili dalle infiammazioni a tumori. Oggi per tutte queste donne si prospetta la possibilità di poter ottenere un risarcimento. Fino al prossimo 31 marzo lo studio Ambrosio & Commodo di Torino raccoglierà infatti le adesioni delle italiane che vorranno partecipare alla class action promossa da diversi studi legali, tutti intenzionati a chiedere un risarcimento danni a Tuv Rheinland, ente responsabile di aver rilasciato il certificato CE alle protesi Pip.

L'iniziativa è solo l'ennesimo capitolo della vicenda. Le ultime notizie risalgono a poco più di un anno fa, quando il tribunale di Marsiglia ha condannato Jean-Claude Mas, fondatore dell'azienda produttrice delle protesi Pip – la Poly Implant Prothese –, a una pena di 4 anni di carcere con l'accusa di frode. All'epoca era già stato stabilito che il Servizio Sanitario Nazionale Italiano avrebbe dovuto farsi carico delle spese per la rimozione delle protesi Pip per tutte le donne che per qualunque motivo avessero voluto sbarazzarsene.

protesi pip

In realtà il comitato scientifico che ne ha valutato la pericolosità è giunto alla conclusione che l'entità dei rischi corsi dalle donne cui sono state impiantate non può essere determinata con certezza. Ciò che invece è certo è che il loro involucro esterno è meno resistente rispetto ad altre protesi, come dimostrato anche dal maggior numero di rotture verificatesi negli anni immediatamente successivi all'impianto.

Oggi sarebbero più di 350 mila le donne, provenienti da 65 paesi in tutto il mondo, a voler presentare la loro domanda di risarcimento ai giudici del tribunale di Tolosa. Non resta che aspettare ulteriori evoluzioni della vicenda.

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Via | Agi

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