Petrolio, prezzo in calo? In USA si prega ai distributori. In Italia che fine fanno i soldi del pieno?

Petrolio, prezzo in calo? In USA si prega ai distributori. In Italia che fine fanno i soldi del pieno?

La benzina ormai ha lo stesso prezzo del vino. Alcune pompe mettono a disposizione dei clienti un sommellier che annusa il pieno e lo sostituisce se sa di tappo. Ma gli italiani non rinunciano a usare l'automobile per la tradizionale gita fuori porta. Magari accorciano il tragitto: i romani non arrivano più a Ostia e […]

La benzina ormai ha lo stesso prezzo del vino. Alcune pompe mettono a disposizione dei clienti un sommellier che annusa il pieno e lo sostituisce se sa di tappo. Ma gli italiani non rinunciano a usare l'automobile per la tradizionale gita fuori porta. Magari accorciano il tragitto: i romani non arrivano più a Ostia e si fermano sulla Cristoforo Colombo a prendere il sole e giocare a freesbee sulle aiuole spartitraffico; i milanesi non si spingono più fino in Liguria, gli basta un weekend a Voghera.

A parte l'ironia tagliente di Michele Serra, i giornali in questi giorni hanno parlato con euforia del calo del prezzo del petrolio. Ma è un calo reale? Marco Pagani di  EcoAlfabeta ci spiega il perchè: questa miracolosa discesa è appena una increspatura nel trend esponenziale crescente. Le "normali fluttuazioni di mercato" e le "speculazioni" sono soltanto oscillazioni su una portante in continua crescita, a causa del picco del petrolio (vedi il grafico). E appena il prezzo del petrolio scende, tutti i buoni propositi di risparmio energetico e di sostenibilità vanno a farsi benedire e torna ad emergere l'homo petroliferus.

Vi siete mai chiesti che fine fanno i soldi del pieno che facciamo? Considerando il prezzo di 1,524 euro per litro di benzina (21/07/08) il prodotto grezzo costa 0,506 euro. Ai produttori e ai gestori vanno 0,706 il 46% (comprendono i costi per il trasporto alla raffineria, la raffinazione, il trasporto al distributore e la trattenuta dei gestori). Allo Stato va circa 0,564 il 37% (è l'accisa, la tassa fissa composta da dieci contributi, per: la guerra di Albissinia del '35, la crisi di Suez del '63, l'alluvione di Firenze del '66, i terremoti del Belice, del Friuli e dell'Irpinia, le missioni in Libano, in Bosni e il rinnovo contrattuale degli autoferrotranvieri 2004).
Un'altra quota (0,254) è l'Iva variabile pari al 20% della somma di accisa e prezzo industriale. Quindi, più della metà del costo di un litro di benzina, cioè Iva e accisa messe insieme (0,818), va allo Stato.

Pensate che negli Stati Uniti ai distributori di benzina, si prega (l'unica soluzione affinchè l'Opec non faccia lievitare il prezzo del petrolio?).
 

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