Ebola virus, tutte le notizie: aggiornato al 31 ottobre 2014

Ebola virus: Aosta, medico di Emergency in quarantena

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ebola medico valdostano

Venerdì 31 ottobre 2014

Messo in quarantena preventiva lo specialista di Emergency residente a Quart arrivato nella giornata di ieri a Malpensa dalla Sierra Leone. Il medico non è malato, non ha i sintomi dell'ebola e, secondo quanto riportato dall'organizzazione diretta da Gino Strada, non ha avuto contatti a rischio con persone affette dal virus e ha seguito tutte le procedure internazionali per proteggersi da eventuali contagi.

Il dottore, comunque, assisteva i malati in Africa e per questo motivo l'Ausl aostana ha optato per la quarantena preventiva di 21 giorni.

Il medico ha lavorato per un mese nell'ospedale di Freetown. L'operatore di Emergency è stato classificato come "rischio intermedio" e secondo la procedura messa in atto dall'Azienda Ausl della Valle d'Aosta dovrà rimanere in isolamento per 21 giorni, periodo di incubazione del virus.

In merito proprio alla guarigione dal virus, un recente studio scientifico ha analizzato i fattori chiave che caratterizzano la salvezza dall'ebola.

Via | Tgcom

(p.c.)

Nel Maine infermiera va in bici durante la quarantena

30 ottobre 2014, ore 17.18

Un’infermiera del Maine, Kaci Hickox, sfida la quarantena dopo il suo ritorno dalla Sierra Leone, e decide di fare un giro in bicicletta con il fidanzato.

Non ci sta proprio Kaci Hickox, infermiera trentatreenne di ritorno dalla Sierra Leone, dove ha curato i malati di Ebola, a rimanere in casa in quarantena. Questo è ciò che lo Stato del Maine avrebbe chiesto alla giovane infermiera, la quale però risponde di non avere alcun sintomo di Ebola, e di non aver dunque nessun bisogno di rimanere in casa fino al 10 Novembre (data in cui finirebbe il periodo di quarantena a lei richiesto). E’ un braccio di ferro quello che sta avvenendo fra l’infermiera e lo Stato del Maine, un braccio di ferro in cui la donna non sembra intenzionata a perdere.

“Non ho sintomi, sto bene. La quarantena, oltre che inutile, è incostituzionale”

avrebbe infatti spiegato la ragazza, che per dimostrare le sue parole, ha deciso di fare un giro in bicicletta insieme al fidanzato. A seguirla, oltre ai giornalisti, anche la polizia, che da giorni monitorizza gli spostamenti della donna.

Dopo essere tornata dalla Sierra Leone, Kaci è stata ricoverata in maniera forzata in un ospedale del New Jersey, dove è rimasta per tre giorni. Quindi, dopo essersi ribellata, ha ottenuto il permesso di fare ritorno a casa, dove viene ancora monitorata dalle forze dell’ordine e dal personale sanitario, che controlla regolarmente il suo stato di salute.

ebola ospedale

In realtà però l’infermiera sostiene di sentirsi bene, non manifesta sintomi della malattia, e non accetta quindi che le venga riservato un trattamento di questo tipo. Dall’altra parte, lo Stato non fa passi indietro, ritenendo fondamentale la salvaguardia della salute dei cittadini.

Un eccesso di zelo secondo alcuni, dal momento che il virus non si trasmette se una persona non manifesta i sintomi, e dal momento che i Centers for Disease Control and Prevention avrebbero raccomandato non la quarantena per chi viene dalle zone colpite, ma un normale monitoraggio.

Nonostante ciò, sembra che lo Stato del Maine stia valutando l’ipotesi di rivolgersi al tribunale, per costringere la donna a rispettare l’isolamento preventivo di 21 giorni previsto.

“Sono totalmente sana e senza sintomi - ha fatto sapere la Hickox -. E sono frustrata dall’intenzione di un’azione legale nei miei confronti. Se si verificherà, sfiderò queste azioni legali. Non voglio stare qui e lasciare che i miei diritti civili siano violati se non ci sono basi scientifiche”.

via | Corriere

(V.M.)

Beatrice Lorenzin "Non cureremo i soldati Usa a Vicenza"

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin interviene in merito al caso dei soldati USA ritornati dalla Liberia e messi in quarantena nella base di Vicenza: in caso di malattia, non verranno curati in Italia.

Aggiornamento del 30 ottobre, ore 13.15

E' in arrivo a Milano un medico specialista di Emergency, di rientro dalla Sierra Leone. L'uomo, residente a Quart, in Valle d'Aosta, è atteso all'aeroporto di Malpensa per la giornata di oggi, con un volo di linea. Non ha avuto contatti a rischio ed è sano, ma tutto è pronto per accoglierlo in sicurezza, seguendo un protocollo ben chiaro. L'azienda sanitaria Usl della Valle d'Aosta ha già attivato le procedure per applicare un'eventuale quarantena preventiva. L'assessore regionale alla Sanità della Valle d'Aosta, Antonio Fosson, sottolinea che non c'è alcun rischio per la popolazione.

Via | Repubblica

(p.c.)

Beatrice Lorenzin, ministro della salute del governo di Matteo Renzi, spiega che l'Italia non presterà cure ai soldati statunitensi in quarantena nella base di Vicenza nel caso si ammalassero di ebola. I soldati, appena rientrati dalla Liberia, dove avevano prestato aiuto, rimarranno in isolamento in un'ala della caserma per 21 giorni, per motivi precauzionali. Ma nel caso si ammalassero di ebola, non verranno curati nell'ospedale di Vicenza.

Come sottolineato dallo stesso ministro rispondendo al question time alla Camera dei Deputati, proprio in merito all'epidemia di ebola,

l'ospedale di Vicenza non si occuperà di un eventuale caso di contagio da Ebola di un militare americano rientrato dall'Africa, perché verrebbe portato negli Stati Uniti.

Il ministro ha poi ricordato che finora tutte le segnalazioni e i casi sospetti si sono rivelati infondati:

Tutte le segnalazioni che abbiamo ricevuto sono state trattate in modo da rispettare i protocolli internazionali. Anche il caso dei militari Usa a Vicenza ha rispettato questi parametri.

Beatrice Lorenzin sottolinea che le misure di prevenzione e di formazione sono in atto e il ministero è in continuo contatto con l'Oms e con i dicasteri di altri paesi europei, oltre che con gli Stati Uniti, per coordinarsi e per non creare inutili allarmismi. Sono già stati predisposti dei team di screening e di valutazione clinica in grado di valutare le segnalazioni che giungono in Italia, rispettando le direttive internazionali. Potrebbero anche arrivare misure aggiuntive per i viaggiatori internazionali:

Ho proposto un sistema di tracciatura dei movimenti e dei contatti di soggetti a rischio con la possibilità di geolocalizzare i viaggiatori internazionali che abbiano come meta paesi terzi rispetto all'aeroporto di entrata, come misura cautelativa supplementare rispetto agli screening sanitari in uscita dagli aeroporti locali.

ebola Lorenzin Vicenza

Via | Rainews

(p.c.)

Il diario di Gino Strada dai luoghi dell'epidemia

28 ottobre 2014

Da Lakka, in Sierra Leone, dove da tempo Emergency lavora senza sosta per aiutare i pazienti affetti da ebola, Gino Strada fa sentire la sua voce e racconta la difficoltà di operare in queste zone. I posti letto sono pochi e i nuovi malati devono aspettare o la morte di un altro paziente o la sua dimissione per guarigione. Gino Strada, che proprio una settimana fa era intervenuto su La7 chiedendo al ministro della salute Beatrice Lorenzin maggiori aiuti, sottolinea come gli operatori internazionali si sentano impotenti, frustrati e arrabbiati, perché non riescono ad aiutare tutte le persone.

L’impotenza, la frustrazione e la rabbia si mescolano: non è giusto, non è umano trovarsi un malato grave davanti agli occhi e non poterlo soccorrere.

Una situazione davvero di emergenza per il paese africano e per gli altri fortemente colpiti dall'epidemia. In Italia, intanto, dopo la notizia dei soldati americani in quarantena a Vicenza, si aspetta a La Spezia proprio una nave dalla Sierra Leone, una nave container che arriverà sabato 8 novembre e per la quale il prefetto ha già detto di aver preso tutte le misure di sicurezza del caso:

Stiamo raccogliendo tutte le informazioni per avere la certezza che i marinai dell’equipaggio siano negativi al virus Ebola". Le procedure saranno coerenti con i protocolli che derivano dell’Oms e dal piano nazionale del ministero della Salute

E, infine, da New York arriva una buona notizia: il bambino di 5 anni ricoverato perché si sospettava potesse soffrire di ebola è risultato negativo al primo test.

ebola Gino Strada

Foto | pagina Facebook di Gino Strada

Via | La Nazione e Corriere

(p.c.)

11 soldati americani in quarantena a Vicenza

27 ottobre 2014

11 soldati americani, da poco rientrati dalla Liberia, sono stati messi in quarantena a Vicenza, nella base americana che sorge nella città veneta. E intanto l'Australia ha deciso di bloccare i voli provenienti dai paesi colpiti.

Undici soldati statunitensi, appena rientrati dalla Liberia, sono stati messi in quarantena nella base di Vicenza. Secondo quanto riportato dalla Cbs, i militari, tra i quali anche il maggiore Darryl Williams, ex comandante delle truppe USA in Africa, sono stati accolti in aeroporto dai carabinieri italiani, protetti dalle tute isolanti. Gli undici militari rimarranno in quarantena per 21 giorni, mentre altri trenta soldati dovrebbero rientrare a breve.

Intanto negli States, Andrew Cuomo, governatore di New York, ha annunciato, come richiesto da Barack Obama, che verranno allentate le misure di quarantena imposte a tutti gli operatori che rientrano allo scalo di JFK dai paesi colpiti: gli operatori sanitari che hanno avuto contatti con pazienti affetti da ebola e che non hanno sintomi potranno fare rientro nelle loro case, dove però saranno monitorati per 21 giorni e non potranno uscire di casa. I sanitari saranno trasportati con un veicolo privato.

Più stretti, invece, i provvedimenti presi dall'Australia, che ha deciso di sospendere il programma di immigrazione dai paesi dell'Africa occidentale colpiti dal virus. Il blocco riguarda anche il programma umanitario e sono annullati anche i visti temporanei già concessi a persone che non hanno ancora raggiunto l'Australia.

ebola a vicenza

Via | Repubblica

(p.c.)

Bambino di 5 anni in ospedale a New York, si sospetta che abbia il virus

27 ottobre 2014

ebola bambino new york

Un bambino di 5 anni che è da poco tornato dalla Guinea si trova ricoverato in ospedale, dopo aver mostrato alcuni sintomi che potrebbero essere compatibili con la malattia: il piccolo, ricoverato presso il Bellevue Hospital Center nella giornata di domenica scorsa, è già stato sottoposto ai test per individuare il virus e tutto il personale medico che lo ha visitato dal suo arrivo in ospedale ha indossato le tute protettive, mentre il bambino è stato posto in isolamento. Si attendono ora i risultati del test. La famiglia è già stata posta in quarantena nella sua abitazione.

Via | New York Times

(p.c.)

Morta una bambina di due anni in Mali

27 ottobre 2014, ore 11

Dal Mali arriva la notizia di una bambina di due anni morta per il virus ebola: la bimba è la prima vittima del paese e ha contratto la malattia non nel suo paese, ma durante un viaggio.

Primo caso di ebola in Mali. Mentre in otto mesi da quando l'epidemia è scoppiata i casi di persone affette dal virus sono arrivati a quota diecimila, ecco che dal Mali arriva la notizia di una bambina di appena due anni colpita dalla patologia, che non le ha dato scampo. La piccola, originaria della Guinea, ha dovuto affrontare un viaggio di più di mille chilometri in autobus per raggiungere l'ospedale.

Per precauzione sono state messe in quarantena una cinquantina di persone, grazie anche alla presenza di medici ed esperti del Cdc americano presenti per dare aiuto in Africa Occidentale. Nel paese sono già scattate le misure di emergenza, rese ancora più difficili dal fatto che la piccola ha attraversato il paese prima di raggiungere l'ospedale dove poi, purtroppo, è morta.

In Italia Beatrice Lorenzin, come del resto ha fatto Barack Obama negli States, tranquillizza in merito alle misure prese per i due medici tornati dalla Sierra Leone:

E' uno di quei casi in cui non hanno avuto contatti diretti con persone affette dal virus ma per precauzione sono nei ventuno giorni asintomatici a casa e sono in prossimità del Sacco di Milano, e quindi se dovessero sviluppare i sintomi verrebbero subito ricoverati in alto isolamento.

Massimi controlli, dunque, e attenzione anche per il trasporto delle persone malate o che hanno avuto contatti con pazienti affetti dal virus. Proprio dall'Italia arrivano le speciali sacche che permettono di trasportare i malati di ebola in tutta sicurezza: sono prodotte dalla Tecnoline di Concordia sulla Secchia, in provincia di Modena, che produce presidi medico-chirurgici. L'azienda ha ideato un dispositivo che permette di trasportare i malati senza che gli operatori siano messi a rischio contagio.

Stefano Provasi, titolare, racconta:

Quando ci sono stati i primi casi di ebola abbiamo modificato questo prodotto che era concepito per contaminazioni molto meno letali con filtri e saldature particolari, perché assicurasse una sicurezza e una tenuta al 100%. Le abbiamo prodotte per l'esercito italiano, abbiamo ricevuto una commessa dall'esercito inglese e adesso siamo in contatto con numerose aziende europee interessate a questo prodotto. E' stato un lavoro molto complicato, ma adesso siamo pronti ad ogni evenienza.

E' l'unico prodotto simile presente al momento nel mondo: l'azienda ha anche subito danni durante il terremoto del maggio el 2012, ritornando presto in attività nonostante il crollo di uno dei due stabilimenti. E adesso è la ditta fornitrice di questi presidi importanti per il trasporto dei malati di ebola.

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Via | Ansa e Ansa

(p.c.)

Primo caso a New York, positivo un medico tornato dalla Guinea

24 ottobre 2014

Primo caso di ebola a New York: si tratta di un medico statunitense risultato positivo al virus. Il dottore è stato contagiato in Guinea, stato colpito dall'epidemia dal quale aveva da poco fatto ritorno.

Si chiama Craig Spencer ed è un medico statunitense appena rientrato dalla Guinea, una delle zone più colpite dall'epidemia di ebola: è il primo malato a New York, dopo aver contratto il virus nel paese africano. Il medico era da poco rientrato dalla Guinea ed è risultato positivo al test.

Il medico 33enne si trova ricoverato in isolamento presso il Bellevue Hospital Center di New York. Il sindaco della Grande Mela, Bill de Blasio, ha già rassicurato i suoi cittadini, sottolineando che non ci sono motivi per cui allarmarsi: anche perché, lo ricordiamo, la malattia è contagiosa dal momento in cui si manifestano i primi sintomi e non prima.

Lo stesso medico, non appena ha avvertito i primi segnali, ha subito chiesto aiuto e sono state avviate immediatamente le procedure previste in questo caso, anche per identificare tutte le persone che potrebbero essere potenzialmente a rischio.

Al momento si stanno cercando tutte le persone che sono entrate in contatto con lui, mentre secondo le prime notizie la fidanzata sarebbe stata messa in isolamento a scopo precauzionale. Insieme a lei, altre due persone si trovano in isolamento, due amici del medico che lo hanno incontrato nei giorni precedenti al ricovero. Nessuno dei tre, comunque, mostra i sintomi dell'ebola

ebola New York

Via | New York Times

(p.c.)

Ebola in Italia, casi sospetti: due italiani in quarantena

24 ottobre 2014

ebola lombardia

Due medici italiani sono in quarantena nel nostro paese da quando sono tornati dalla Sierra Leone: un medico chirurgo sessantenne e un'ostetrica trentenne, infatti, si trovano in isolamento precauzionale. I due medici si trovano in quarantena chiusi in casa, non possono incontrare nessuno e dovranno rimanere in isolamento per 21 giorni. Sono rientrati da una settimana, dopo aver lavorato per Cuamm Medici con l'Africa dal mese di giugno scorso a Pujehun, in Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dall'epidemia. I due dottori sono arrivati all'aeroporto di Malpensa e sono stati accolti da medici e infermieri del presidio aeroportuale, che hanno valutato le loro condizioni. Per gli esperti dell'Ospedale Sacco di Milano il loro è un rischio intermedio, in una scala di tre.

Via | Corriere

(p.c.)

Pronto un farmaco italiano contro i sintomi

E' pronto un nuovo farmaco per il trattamento dei sintomi del virus ebola ed è un farmaco tutto italiano, sviluppato a Firenze. L'annuncio è stato dato dal Ministero della Salute italiano.

10 ottobre 2014

E' stato sviluppato in Italia, presso l'Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze, un nuovo farmaco per combattere il virus ebola. Si tratta di un medicinale che andrà a contrastare i tipici sintomi di questa malattia emorragica. 1000 dosi di questo farmaco verranno inviate in Sierra Leone, su richiesta di una Ong che opera nel paese per combattere l'epidemia. L'annuncio è stato dato dal Ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, ospite della trasmissione Porta a Porta di ieri.

Stiamo parlando di un farmaco anti emorragico, che andrà a trattare uno dei sintomi più gravi e pericolosi di questa malattia. Non è un farmaco per combattere il virus ebola, ma solo un farmaco per contrastare il sintomo più drammatico di questa patologia: al momento tutti i pazienti vengono trattati con terapie di sostegno, volte ad affrontare i principali sintomi, anche perché un trattamento specifico per ebola ancora non esiste, come non esiste ufficialmente un vaccino, anche se l'Oms sta spingendo per due proposte elaborate di recente da due diverse case farmaceutiche. E recentemente anche la Johnson & Johnson ha annunciato il suo impegno per lo sviluppo di un nuovo vaccino.

Il farmaco ideato a Firenze, in realtà, era stato pensato per curare le ferite e a fini militari, ma si è dimostrato efficace anche per il trattamento dei sintomi dell'ebola. Se funzionasse, potrebbero essere inviate altre dosi in Africa.

L'Istituto chimico farmaceutico militare (Icfm) di Firenze ha terminato la sperimentazione di fase I per un farmaco 'blocca emorragia' che può essere efficace contro i sintomi del virus Ebola.

Ebola lorenzin

Via | Repubblica

(p.c.)

Per paura di ebola, bambina rientrata dall'Uganda rifiutata all'asilo

22 ottobre 2014, ore 18

La paura per il virus ebola si fa sentire anche in Italia e questa volta a farne le spese è una povera bambina, appena rientrata da un viaggio in Uganda. Per lei le porte dell'asilo sono rimaste chiuse.

ebola paura

La psicosi per il virus ebola porta a situazioni come quella raccontata oggi: Chanel una bimba di 3 anni appena rientrata da un viaggio in Uganda si è vista proibire l'ingresso alla scuola materna, per la paura che la piccola potesse essere infetta. E' successo alla scuola materna statale Porto romano di Fiumicino: la bambina è dovuta rimanere a casa una settimana, anche se i genitori dei suoi compagni avrebbero preferito una quarantena di 21 giorni. La bimba stava bene, non aveva sintomi. La piccola ha sperimentato cos'è la caccia all'untore, che talvolta assume pieghe grottesche come in questa storia.

Via | Bebeblog

(p.c.)

Guarito il cameraman della Nbc

22 ottobre, ore 9.45

Dopo l'annuncio dell'infermiera spagnola ufficialmente guarita dall'ebola, ecco che anche il cameraman della Nbc colpito dallo stesso virus mentre si trovava nelle zone martoriate dalla malattia è guarito completamente.

Ashoka Mukpo è guarito dal virus ebola: il cameraman della Nbc che aveva contratto la malattia in Liberia, infatti, è stato dichiarato guarito dalle autorità sanitarie americane e presto lascerà il Nebraska Medical Center di Omaha. Lui è il quarto paziente guarito dal virus negli Stati Uniti, dopo i due missionari che avevano contratto, come lui, la malattia in Liberia e l'infermiera di Dallas, contagiata, invece, in suolo statunitense dal paziente zero, Thomas Duncan, deceduto alla fine di settembre.

Il freelance ha così commentato l'annuncio della sua totale guarigione:

Ho lottato e vinto, con l'aiuto di molti.

Intanto da Parigi arriva l'annuncio di un test rapido di diagnosi, che dovrebbe fornire il risultato entro 15 minuti (i test attualmente in circolazione richiedono due ore di tempo e possono essere effettuati solo in laboratorio, mentre il nuovo test può essere usato direttamete sul posto, con una sola goccia di sangue, di sperma o di urina), mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità assicura che i primi vaccini sperimentali saranno disponibili in Africa a partire dal 2015. Due i vaccini maggiormente spinti dall'OMS: il VSV Ebo, sviluppato dal Canada, e il ChAd3 della GSk attualmente in fase di test clinici negli Stati Uniti, a Oxford e in Mali.

Le zone dell'Africa occidentale colpite dall'epidemia, però, non devono fare solo i conti con i nuovi casi, ma anche con la mancanza di cibo e la malnutrizione dei bambini. Alcuni ospedali hanno chiuso, per paura di nuovi contagi o per mancanza di attrezzature adeguate per affrontare la malattia, come sottolineato da alcuni missionari cattolici che operano nelle zone più colpite.

Domani a Ginevra si terrà un incontro del comitato di emergenza dell'Oms per fare il punto sulla situazione.

Via | Ansa

(p.c.)

L'infermiera Teresa Romero Ramos è ufficialmente guarita

21 ottobre 2014, ore 17.10

Terera Romero Ramos è guarita dall'Ebola. La notizia è stata comunicata ufficialmente dall'equipe medica dell'Ospedale Carlos III di Madrid, che ha confermato che tutti i test effettuati negli ultimi 4 giorni hanno dato esito negativo e dunque la donna risulta aver superato definitivamente la malattia. Teresa Romero Ramos, primo caso di cittadino europeo contagiato in Europa, aveva assistito al missionario spagnolo Manuel Garcia Viejo, giunto in Spagna con l'Ebola e morto successivamente allo stesso Carlos III. La donna era stata ricoverata il 6 ottobre e nei prossimi giorni rimarrà nell'ospedale dove verrà assistita nella fase di convalescenza.

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Coordinatore unico della UE per unire le forze

21 ottobre 2014

L'Europa nomina un coordinatore unico per affrontare tutti insieme l'epidemia del virus ebola, che in Africa ha già fatto più di 4500 vittime. Se anche Barack Obama sta cercando di inviduare una figura che possa rappresentare un supercommissario per far fronte alla malattia, anche l'Europa ha deciso di optare per una persona che possa coordinare i vari interenti dei paesi che fanno parte dell'Unione Europea, come stabilito a Lussemburgo in occasione del vertice dei ministri degli Affari Esteri.

Secondo l'assemblea, l'Unione Europea dovrebbe stanziare almeno un miliardo di euro per intervenire drasticamente in Africa e cercare di fermare l'epidemia. Dovranno anche aumentare gli sforzi messi in atto da tutti i paesi membro: tutti devono lavorare insieme alle Nazioni Unite, che ha già annunciato la prima missione sanitaria di emergenza con sede ad Accra.

Si dovrà anche procedere all'intensificazione delle misure di sicurezze per scongiurare che l'epidemia possa diffondersi anche nel Vecchio Continente: dopo i due casi spagnoli, è bene prestare molta più attenzione.

Belgio, dopo Francia e Gran Bretagna, ha avviato controlli negli aeroporti per i voli proveniennti dai paesi africani colpiti, mentre in questi giorni una Missione UE è in Guinea dove dovrà valutare, se fosse necessario, operazioni civili e militari in Liberia, Guinea e Sierra Leone, come sottolineato da Conakry Agostino Miozzo, direttore del Centro gestione crisi del servizio Ue per l’azione esterna Eas.

Federica Mogherini, ministro degli Esteri, commenta così, ricordando che l'Italia si impegna a contribuire con 50 milioni di euro:

Abbiamo deciso di istituire la figura del coordinatore Ue per Ebola in modo da individuare qualcuno in grado di raccordare gli sforzi europei al lavoro dell’Onu e del G7.

L'emergenza ebola sarà oggetto di discussione anche nei giorni di giovedì e venerdì, quando i leader europei si incontreranno in un vertice.

Ebola ue

Via | La Stampa

(p.c.)

Morta un'operatrice Onu in Sierra Leone

20 ottobre 2014, ore 21.03

L'Onu ha comunicato che un membro del suo personale presente in Sierra Leone è morto, si tratta di una operatrice di U.N. Women in Sierra Leone ed è il terzo caso di un membro dello staff delle Nazioni Unite morto a causa del virus.
Il portavoce Stéphane Dujarric ha detto che gli operatori sanitari ora stanno curando il marito della donna morta, anch'egli affetto dall'Ebola.

Guarita la dottoressa norvegese

20 ottobre 2014
È guarita la dottoressa norvegese che si era ammalata di ebola quando si trovava in missione in Sierra Leone. L'annuncio è stato dato da Medici Senza Frontiere: l'associazione con base in Norvegia, con le parole del portavoce Jonas Haagensen, commenta così la bella notizia

Siamo felici nell'avere appreso che la nostra collega è guarita.

Poco prima dell'annuncio di MsF, era stato l'ospedale universitario di Oslo dove era ricoverata ad annunciare che la donna sarebbe uscita dall'unità speciale di isolamento del nosocomio scandinavo: la dottoressa 30enne si trovava in questo reparto, destinato alle persone contaminate, dal 7 ottobre scorso, giorno nel quale era stata rimpatriata dalla Sierra Leone, dove il medico aveva contratto il virus ebola.

Ancora non si sa quale tipo di trattamento sia stato seguito per poter curare la dottoressa, che ora risulta completamente guarita. Già una settimana fa, l'equipe di medici che la seguivano aveva reso noto che la donna stava meglio, era stazionaria e dava segni di stazionamento.

dottoressa norvegese ebola

Si attendono anche i risultati di Teresa Romero, la prima donna contagiata in Europa: i test dovranno confermare o smentire se la donna ha superato la malattia. Nella precedente prova Pcr, la paziente ha registrato una carica virale molto vicina allo zero. Sempre nell'ospedale Carllo III sono ricoverati altri pazienti che potrebbero aver contratto il virus: anche per loro si attendono i risultati delle nuove analisi, dopo i primi test risultati negativi. Altre quindici persone che hanno avuto contatti con la donna rimangono in osservazione presso l'ospedale spagnolo

Via | Il Messaggero

(p.c.)

Oms annuncia: la Nigeria è libera dal virus

20 ottobre 2014, ore 12.00

La Nigeria è ufficialmente un paese libero dal virus ebola: la dichiarazione ufficiale da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbe arrivare nella giornata di oggi. Finalmente una buona notizia.

Buone notizie dalla Nigeria: secondo la BBC, l'Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbe pronta ad annunciare entro oggi che il paese africano è finalmente libero dal virus ebola. Il paese, infatti, non ha avuto più un caso di ebola per due periodi di incubazione, ovvero per 42 giorni dal momento che si ritiene che l'incubazione di ebola sia di 21 giorni. Da più di un mese non c'è stato nessun nuovo caso di ebola in Nigeria e questo significa che il paese è libero dal virus.

Dopo il Senegal, il cui annuncio è stato fatto venerdì scorso, ora anche la Nigeria è virus free, vale a dire che è libero dal virus che ha colpito l'Africa Occidentale con un'epidemia senza precedenti. Nei giorni scorsi era stata l'Onu a dichiarare esaurita l'epidemia in Nigeria, mentre oggi toccherà all'Oms dichiarare la fine dell'epidemia in Nigeria.

Mostrando il suo apprezzamento per quanto fatto in Nigeria e per il successo ottenuto per sradicare il virus e per fermare l'epidemia, il funzionario dell'US Centers for Disease Control and Prevention (CDC), John Vertefeuille, ha commentato:

La Nigeria ha agito in modo rapido, precoce e su larga scala. Loro hanno agito in maniera aggressiva, soprattutto in termini di tracciamento dei contatti.

ebola Nigeria free

Via | bellanaija

(p.c.)

Il vaccino contro ebola non arriverà prima del 2016

20 ottobre 2014

Il nuovo vaccino ideato per poter contrastare l'epidemia di ebola con tutta probabilità non arriverà in tempo per aiutare le zone più colpite: per la data della sua comparsa sul mercato si parla del 2016!

Il vaccino per l'ebola non arriverà prima del 2016 e quindi non arriverà in tempo per essere usato per poter frenare l'epidemia attualmente in corso in diversi stati africani. E' quello che ha affermato in un'intervista alla Bbc Ripley Ballou, il capo della divisione vaccini dell'azienda Gsk, che si sta occupando di realizzare il vaccino più avanzato contro il virus. Il ritardo è dovuto a varie fasi di sperimentazioni, test e, come sottolineato dall'uomo, bisogna acquisire l'abilità di produrlo su larga scala.

Attualmente, secondo quanto ricordato da Ballou, sono in corso i test di fase 1 del vaccino su volontari sani in Usa, Gran Bretagna e anche in alcuni paesi africani. Se non verranno riscontrati degli effetti collaterali gravi, si potrà procedere nel 2015 ai test di efficacia. Ma la strada per poter ottenere il vaccino è ancora lunga, come spiega il capo della Gsk:

Poi ci vorrà un po' di tempo per elaborare i dati e capire qual è la dose efficace e quanto dura l'effetto protettivo e allo stesso tempo bisognerà acquisire l'abilità di produrlo su larga scala. Saremo in grado di farlo solo nel 2016, quando sarà troppo tardi per intervenire su questa epidemia. Il lavoro però aiuterà ad evitare le prossime.

L'Oms e la Gsk avevano già parlato di un programma di accelerazione per lo sviluppo del vaccino e lo avevano fatto in tempi "poco sospetti", nello scorso mese di marzo, quando in Africa si cominciavano a vedere i primi segni di una possibile epidemia su larga scala. Programma che non è stato effettuato perché non era stato ritenuto indispensabile: nessuno si sarebbe immaginato quello che sarebbe successo da lì a poco:

Certo, ripensandoci ora avremmo potuto 'premere quel grilletto' prima.

ebola vaccino

Via | Ansa

(p.c.)

L'infermiera spagnola è risultata negativa al test e sta meglio

Aggiornamento 20 ottobre 2014, ore 00.30

Teresa Romero Ramos, l'infermiera spagnola che ha contratto il virus dopo essere stata in contatto con il missionario Manuel Garcia Viejo, sta decisamente meglio. Fonti dell'Ospedale Carlos III di Madrid hanno confermato che per la prima volta il test dell'Ebola ha dato risultato negativo, segno della netta diminuzione della presenza del virus nel sangue della donna. Già negli scorsi giorni erano filtrate informazioni positive sullo stato di salute dell'infermiera. Adesso si attende il secondo test, che sarà effettuato nelle prossime 48 ore: se anche quello darà esito negativo si potrà dire che la donna è guarita.

L'Oms ammette le sue colpe

Aggiornamento 19 ottobre 2014, ore 12.00 - L'Organizzazione mondiale della sanità ammette alcune sue responsabilità, anche gravi, in merito al dilagare dell'epidemia di ebola che sta rapidamente portando il mondo intero ad una vera e propria psicosi.

In una bozza di documento interno all'Oms ottenuto dall'agenzia Associated Press la stessa Organizzazione ammetterebbe gravi responsabilità, financo delle colpe, nella gestione del caso ebola in Africa: staff incompetente, burocrazia e mancanza di informazioni affidabili sono solo alcuni degli aspetti critici che hanno contribuito al dilagare dell'epidemia in Africa e da lì al mondo intero:

"Quasi tutti non si sono accorti che una tempesta perfetta stava arrivando, pronta ad aprirsi in tutta la sua forza"

ammette nel documento la stessa organizzazione mondiale della sanità, che non ha commentato la rivelazione dello stesso da parte dell'Ap. Tuttavia, proprio in seguito alla pubblicazione del documento dalla stampa, l'Oms ha fatto sapere di star completando un'analisi per individuare eventuali carenze nella gestione dell'epidemia, analisi che verrà pubblicata per intero.

Ma nel documento ci sarebbe anche un pesante commento all'organizzazione nell'Africa occidentale, accusata spesso di errori e di "compromettere più che aiutare" la risposta all'Ebola.

Caso sospetto a Palermo, in realtà è malaria

17 ottobre 2014

Allarme rientrato a Palermo, dove nelle scorse ore si era parlato di un caso sospetto di ebola: in realtà il turista di origini svizzere è stato colpito dalla malaria.

Aggiornamento del 17 ottobre 2014, ore 17.30: nessun caso di ebola a Palermo. Il turista francese, arriva in Sicilia da Genova insieme alla famiglia a bordo di un camper, non è stato colpito dal virus che ha causato una delle epidemie più devastanti in Africa. L'uomo soffre infatti di malaria, come sottolineato oggi dall'assessore regionale alla salute Lucia Borsellino:

Non ci risulta alcun caso di Ebola, è stato accertato che si tratta di malaria.

(p.c.)

17 ottobre 2014

Caso sospetto di ebola a Palermo, ma la regione invita alla calma: sono già state prese tutte le necessarie misure di sicurezza e probabilmente si tratta di TBC o malaria, mentre in America Barack Obama è infuriato per le lacune nel sistema di trattamento del virus.

Caso sospetto di ebola in Italia: un turista svizzero, arrivato ieri in Sicilia da Genova, insieme alla moglie, si è sentito male e si è presentato all'ospedale Bucchieri La Ferla di Palermo. Lamentava febbre alta, sudorazione, mal di gola. Il 48enne, il 20 settembre scorso, era rientrato da un viaggio in Togo: subito i sanitari dell'ospedale palermitano lo hanno sottoposto al protocollo anti ebola. E' stato subito ricoverato in isolamento in una stanza del reparto di Medicina.

Sono subito state prese tutte le precauzioni previste dal ministero e i sanitari dell'ospedale si sono messi subito in collegamento con lo Spallanzani di Roma, struttura autorizzata dal Ministero della Salute al trattamento di eventuali casi di ebola nel nostro paese. Secondo i sanitari, la febbre non dovrebbe comunque essere dovuta ad ebola, ma ad un'altra casa ancora da accertare: la sintomatologia non dovrebbe essere quella del virus, come sottolineato anche dai medici dell'Ospedale Sacco di Milano contattati per escludere il contagio. Con tutta probabilità si tratta di TBC o malaria.

Gianpiero Seroni, direttore sanitario del Buccheri, commenta così il caso:

Si è trattato di una iper-precauzione, avevamo 24 ore per pronunciarci. Noi abbiamo eseguito gli esami di routine e i raggi X al torace.

La sua famiglia, nel frattempo, era stata invitata a non lasciare il camper sul quale era giunta in Italia, a scopo precauzionale. Diversa la situazione in America, dove Barack Obama chiede spiegazioni per le lacune nel sistema di trattamento dell'ebola: dopo i due infermieri infettati dal paziente zero, per non aver seguito il protocollo previsto, il video del giornalista che, senza precauzioni, si avvicina ad un contagiato, fa sicuramente discutere.

Il presidente americano invita, comunque, alla calma, non bisogna creare allarmismi.

ebola

Via | Repubblica

(p.c.)

21 giorni di quarantena bastano?


16 ottobre 2014

La quarantena di 21 giorni stabilita dai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi potrebbe non essere sufficiente ad escludere l'infezione da virus Ebola. A ipotizzarlo è Charles Haas, esperto della Drexel University di Filadelfia, in uno studio pubblicato sulla rivista PLoS Currents: Outbreaks. Secondo Haas anche in assenza di sintomi dopo 21 giorni dal potenziale contatto la probabilità di essere stati infettati potrebbe essere anche pari al 12%.

[si.sol.]

Secondo caso in Texas dopo il paziente zero, vertice di Barack Obama e leader europei


Secondo paziente affetto da virus dell'ebola negli Stati Uniti: in Texas, infatti, dopo il paziente zero e il primo contagiato, ora si hanno notizie di un altro malato. I test confermano il contagio.

15 ottobre 2014

Secondo malato contagiato dal paziente zero in Texas. Dopo la notizia di un'infermiera, risultata positiva ai test, ecco che un altro operatore sanitario, che ha avuto in cura Thomas Duncan, nell'ospedale di Dallas dove era ricoverato, ha contratto il virus. Si tratta del secondo paziente che si è ammalato negli Stati Uniti, dal momento che il paziente zero è arrivato negli States avendo contratto il virus in Africa, non mostrando i sintomi se non qualche giorno dopo il suo ingresso.

La notizia è stata confermata dal dipartimento dei servizi sanitari locale: I funzionari hanno interrogato l'ultimo paziente per identificare velocemente ogni contatto o potenziale esposizione, e queste persone verranno monitorate.

L'infermiere è stato isolato e una decina di persone sarebbero in quarantena, per contatti avuti con le persone che si sono ammalate. Proprio nelle scorse ore, il personale sanitario del Presbyterian Hospital di Dallas avevano accusato le autorità sanitarie di non aver fornito loro le indicazioni necessarie per poter trattare il paziente in tutta sicurezza, anche se questa versione è in contrasto con quella ufficiale e quella fornita da Thomas Frieden del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, che aveva parlato di una violazione al protocollo.

secondo caso in Texas

Barack Obama, che ha già chiesto che si faccia luce in merito, sarà in collegamento oggi con i premier europei: saranno collegati i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e anche il premier italiano Matteo Renzi. Ordine del giorno: affrontare l'emergenza ebola, oltre che altre tematiche calde a livello internazionale. Barack Obama, Matteo Renzi, David Cameron, Francois Hollande e Angela Merkel parleranno di tutte le emergenze mondiali che stiamo affrontando.

A Palazzo Chigi, ovvi, si terrà anche un vertice ai massimi livelli sulle misure preventive contro l'ebola, alla presenza del presidente del consiglio, del ministro dell'Interno Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Via | Repubblica

(p.c.)

L'epidemia rallenta in Africa, Gino Strada "Se mi ammalo resto in Sierra Leone"

15 ottobre 2014

L'epidemia di ebola sta rallentando la sua corsa in Africa, mentre sale la preoccupazione in Europa. Gino Strada, che si trova in una delle zone più colpite dal virus, ha detto: "Se mi ammalo resto in Sierra Leone".

L'epidemia di ebola sembra stia rallentando la sua corsa in Africa. Attualmente le vittime certificate sono 4.447, ma secondo gli ultimi dati che arrivano dalla Liberia, dalla Guinea e dalla Sierra Leone, le zone più colpite, pare che l'epidemia si stia ridimensionando. L'Oms ha infatti sottolineato che il totale dei casi è pari a 8.914 ed entro la settimana salirà a 9mila. Il tasso di mortalità è pari al 70% ma negli ultimi giorni la diffusione del virus si è dimostrata più lenta.

Questo non vuol dire che bisogna fermarsi, anzi, bisogna continuare a contrastare il virus, come sottolineato da Bruce Aywlard, vicedirettore generale dell'Oms:

Se non verrà intensificata la risposta entro 60 giorni sarà necessaria affrontare una spirale crescente di casi . Nelle ultime quattro settimane si sono verificati circa mille nuovi casi alla settimana anche se questa cifra potrebbe essere maggiore considerando quelli solo probabili.

Se l'Oms punta ad avere il 70% dei casi isolati a dicembre, l'Onu ha deciso di adottare nuove misure per gestire la situazione, inviando personale formato che possa portare aiuto immediato. Barack Obama sta pensando di nominare un super ministro apposito per poter affrontare l'emergenza, mentre negli aeroporti si intensificano i controlli per poter scongiurare la diffusione anche fuori dai confini africani.

Dalla Sierra Leone, poi, arriva la voce di Gino Strada, che con Emergency s trova in Sierra Leone, dove c'è bisogno di infermieri e medici. Il medico sottolinea che nell'ospedale allestito si presentano circa 80-90 casi nuovi ogni giorno:

Emergency è in Sierra Leone dal 2001, il nostro centro chirurgico e pediatrico è l’unico aperto: abbiamo curato 500mila persone, ci lavorano 370 locali e 17 internazionali. Il 18 settembre abbiamo aperto un centro di trattamento per Ebola fuori Freetown: 22 posti letto, 100 operatori locali, 11 italiani, un serbo e un’americana.

Gino Strada

sottolinea che ci sarebbero già delle persone pronte a partire per l'Africa, ma il loro trasferimento non è facile:

In Italia il governo può decidere di cambiare la Costituzione o di mandare armi ai curdi ma non di emanare un decreto, un foglietto, un sms in cui si dice: gli operatori che lavorano in strutture pubbliche o convenzionate possono andare in Africa per l’emergenza Ebola senza che questo debba interferire su contributi, assicurazioni, pensioni e tutto il resto. L’abbiamo fatto per lo tsunami e i terremoti. Ebola no perché è l’epidemia dei poveracci? Se c’è un’emergenza internazionale come dice l’Oms chi deve rispondere se non il personale internazionale?

Il chirurgo ha poi aggiunto che tra una settimana partirà un loro studio clinico per cercare una terapia, dopo che le prime prove preliminari hanno dato risultati incoraggianti. In alcuni pazienti è stato usato l'amiodarone, un farmaco anti-aritmico che impedisce l'ingresso del virus nelle cellule. Emergency si è rivolta a un comitato etico indipendente che ha validato il protocollo che è stato elaborato in collaborazione con l'Istituto Spallanzani e l'Irccs Asmn di Reggio Emilia. Questa potrebbe essere una speranza per curare l'ebola. E se dovesse ammalarsi anche lui, non ha dubbi: Gino Strada rimarrebbe in Sierra Leone per farsi curare lì.

Gino Strada ebola

Via | Corriere e Repubblica

(p.c.)

Morto il dipendente dell'Onu ricoverato in Germania


14 ottobre 2014

E' morto in Germania il dipendente sudanese Onu colpito dal virus dell'ebola: l'uomo non ce l'ha fatta. Era ricoverato da qualche giorno nell'ospedale di Lipsia.

E' morto in Germania il dipendente sudanese dell'Onu contagiato dal virus ebola in Liberia: è la terza persona malata curata in Germania. L'uomo era arrivato dalla Liberia a Lipsia, con un volo speciale lo scorso 9 ottobre: qui è rimasto ricoverato per qualche giorno, ma alla fine la malattia emorragica non gli ha dato scampo. L'uomo ricoverato presso il centro di cure specializzato dell'ospedale di Lipsia è deceduto.

Il medico 56enne arrivava dalla Liberia: Mohammed A. era un dottore che lavorava per l'Onu in uno dei paesi più colpiti dal virus. A dare la notizia del decesso lo stesso ospedale St George di Lipsia che giovedì scorso lo aveva accolto dopo un viaggio a bordo di un aereo attrezzato. Ecco cosa si legge nella nota dell'ospedale rilasciata subito dopo il decesso dell'uomo:

Nonostante le cure mediche intensive e gli sforzi del personale medico il dipendente delle Nazioni Uniti non ce l’ha fatta.

ebola Germania

Risale al 4 ottobre scorso, invece, l'arrivo del primo malato di ebola in Germania: si tratta di un esperto senegalese dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che era ricoverato presso l'Ospedale di Amburgo, dal quale è stato poi dimesso dopo essere completamente guarito. Il secondo paziente, invece, è un medico ugandese che lavorava per una ONG italiana, ancora in cura presso un ospedale di Francoforte.

Via | Corriere

(p.c.)

I falsi allarmi di ebola in Italia


13 ottobre 2014

Alcuni casi sospetti di ebola in Italia si sono poi rivelati dei falsi allarmi: da Roma arriva un'altra storia che fortunatamente non era un caso di ebola.

ebola falsi allarmi in Italia

A Roma nuovo caso sospetto di ebola, ma fortunatamente poi l'allarme è rientrato: non si tratta di alcuna malattia infettiva. Dopo le notizie del medico ortopedico marchigiano, che aveva lavorato con Emergency e che proveniva da una delle regioni africane più colpite, dove era stato a contatto con un collega malato, e dell'immigrato nigeriano, ricoverati presso lo Spallanzani di Roma ed entrambi risultati negativi ai test, ecco che da Roma arriva il terzo falso allarme. Questa mattina sono scattate le procedure di sicurezza presso l'Ufficio Immigrazione di Roma, a causa delle condizioni di salute di un giovane somale residente in Italia da due anni e che si trovava lì per rinnovare il soggiorno per protezione internazionale.

L'uomo si è sentito male, perdeva sangue dal naso, aveva la febbre alta e in pochi minuti le sue condizioni sono peggiorate in pochissimi minuti. Subito è stato chiamato il 118 che ha subito attivato il protocollo precauzionale per l'ebola: il somalo è stato trasferito presso il Policlinico Umberto I, dove i primi accertamenti avrebbero dato un esito negativo. La Regione Lazio in una nota sottolinea:

Il paziente K.D. ricoverato presso il reparto di malattie infettive del Policlinico Umberto I non risulta affetto da alcuna patologia infettiva trasmissibile, la diagnosi è relativa ad una crisi epilettica.

La Regione sottolinea, poi, che è necessario affrontare notizie di questo genere con una doppia dose di cautela, vista la situazione. La direzione sanitaria del Policlinico aggiunge:

Il giovane somalo arrivato in pronto soccorso non presenta alcuna patologia infettiva trasmissibile.

Stessa diagnosi negativa anche per un uomo del Mali, ricoverato il 12 ottobre scorso: anche per lui non si parla assolutamente di patologie infettive.

Via | Corriere

(p.c.)

In Texas positiva l'infermiera del paziente zero


13 ottobre 2014

Dal Texas arriva la notizia di un nuovo paziente affetto dal virus ebola: si tratta dell'infermiera che ha avuto in cura il paziente zero, morto proprio qualche giorno fa nell'ospedale dove era ricoverato a Dallas.

Primo contagio di ebola negli Stati Uniti. In Texas, infatti, è risultata positiva al virus una delle infermiere che ha seguito il paziente zero negli Usa, Thoma Erics Duncan, deceduto pochi giorni fa nell'ospedale di Dallas dove era ricoverato. Secondo le autorità, ci deve essere stata una violazione del protocollo per la prevenzione: violazione che ha messo a rischio l'infermiera dell'Health Presbyterian Hospital di Dallas che ora è ricoverata in isolamento.

Le condizioni della nuova paziente sono al momento stabili: lei è la prima persona che ha contratto il virus negli Stati Uniti d'America, dal momento che il paziente zero si era ammalato in Liberia ed era arrivato negli States senza mostrare i sintomi dell'ebola. Sintomi che sono apparsi qualche giorno dopo dal suo arrivo.

Tom Frieden, direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha sottolineato che la donna avrebbe avuto contatti estesi con Duncan in molte occasioni:

Ad un certo punto ci deve essere stata un'infrazione al protocollo e il risultato è questa infezione.

Alcune delle persone che sono stato a stretto contatto con la donna sono già state messe in isolamento, mentre le squadre di decontaminazione dei vigili del fuoco di Dallas sono all'opera per bonificare l'appartamento e le zone condominiali della casa dove l'infermiera abita. Ma i controlli sono stati fatti anche in maniera più estesa, per non lasciare nessuno spiraglio di incertezza o dubbio.

Barack Obama, tempestivamente informato dal ministro della sanità Sylvia Burwell, ha chiesto al Cdc di procedere il più velocemente possibile con le indagini e che

le lezioni che ne vengono tratte siano condivise velocemente e ampiamente.

Dal canto suo Frieden ha sottolineato che

i protocolli funzionano ma sappiamo che anche un singolo errore o mancanza puo' portare ad un'infezione.

Il capo della Cdc tenta di dare rassicurazione, anche se la paura per il virus che ha provocato la morte di 4000 persone in Africa Occidentale cresce negli Usa.

secondo caso di ebola usa

Via | Ansa

(p.c.)

Nuovi casi sospetti in Europa, il rischio di epidemia è reale?


10 ottobre 2014

Aumentano i casi sospetti in Europa e aumenta anche la preoccupazione che il virus arrivi da noi, visto il caso dell'infermiera spagnola. Ecco le raccomandazioni degli esperti in merito.

Nuovi casi sospetti di ebola allarmano l'Europa. Mentre pare siano più gravi le condizioni dell'infermiera spagnola che ha contratto la malattia mentre si prendeva cura del missionario morto il 26 settembre scorso, altri casi sospetti vengono registrati in altre zone del Vecchio Continente. Le autorità francesi, nelle scorse ore, avevano isolato un caso sospetto a Parigi, ma poi l'allarme è rientrato. Una segnalazione arriva anche dalla Macedonia, anche se la notizia è stata poi smentita dalle autorità: l'uomo morto era deceduto a causa di un altro virus, con sintomi tipici dell'ebola. In Germania sarebbe arrivato un uomo infettato in Liberia: attualmente si trova ricoverato a Lipsia.

In Italia, invece, aveva destato clamore il caso di un medico marchigiano da poco rientrato da una delle zone più colpite dal virus: l'operatore di Emergency, rientrato dalla Sierra Leone, era asintomatico al suo arrivo e lo è ancora ora, ma è stato ricoverato come misura di precauzione, come sottolineato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin:

In Italia abbiamo avuto tante segnalazioni, ma hanno avuto tutte esito negativo. Al momento è ricoverato un operatore di Emergency proveniente dalla Sierra Leone, rientrato il 3 ottobre con un volo che è atterrato a Fiumicino. Era asintomatico al ritorno in Italia ed è a oggi asintomatico. È ricoverato come misura di precauzione perché devono passare 21 giorni dal giorno del contatto, periodo massimo di incubazione.

Il caso dell'infermiera spagnola, comunque, rimane l'unico caso accertato di persona contagiata dal virus in Europa. Se Thomas Frieden, capo dei Centri di Controllo e Prevenzioni delle Malattie negli USA, ha sottolineato che la guerra all'ebola sarà lunga, perché

nei trent'anni che lavoro nel settore della sanità pubblica l'unica cosa paragonabile è stato l'Aids. Dobbiamo lavorare ora, per far sì che questo non sia il prossimo Aids del mondo.

dobbiamo anche tenere in considerazione tutte le rassicurazioni che ci arrivano soprattutto in Italia dagli esperti della Simit, la Società Italiana delle Malattie Infettive e Tropicali. Rassicurazioni che ci dicono che il rischio di epidemia in Italia è basso: esistono delle possibilità e delle probabilità, ma comunque il rischio è basso.

Massimo Andreoni, Presidente Simit, sottolinea che il Ministero della Sanità ha già messo in atto tutte le misure necessarie per poter scongiurare l'arrivo del virus nel nostro paese e la nostra rete di malattie infettive è pronta a fronteggiare un eventuale arrivo di pazienti affetti da ebola. Arrivo che risulta però poco probabile.

La rete rappresentata dagli infettivologi della Simit, presente in tutta Italia, continua ad esercitare la sua funzione di sorveglianza. Le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti sono attive e funzionanti, così come i due centri identificati per l’assistenza e la diagnosi presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano.

La Società sottolinea che l'incubazione è al massimo di 21 giorni, anche se la maggior parte dei pazienti è sintomatico entro una settimana dal contatto con la persona infetta. Il contagio può avvenire solo ed esclusivamente dopo che sono comparsi i primi sintomi, non nel periodo di incubazione.

Bisogna inoltre ricordare che i flussi migratori verso il nostro paese non provengono dalle zone maggiormente colpite dall'epidemia: è però possibile in linea teorica che l'Italia sia raggiunto da soggetti asintomatici o nelle prime fasi della malattia per via aerea, con voli provenienti da scali europei collegati direttamente con le zone dove l'infezione sta mietendo molte vittime. Non ci sono, infatti, voli diretti tra l'Italia e gli stati africani colpiti da ebola.

Ebola europa

Via | Ansa

(p.c.)

E' morto Thomas Eric Duncan, il primo malato statunitense


08 ottobre 2014

E' morto Thomas Eric Duncan, il primo paziente che ha sviluppato i sintomi del virus ebola negli Stati Uniti d'America.

E' morto Thomas Eric Duncan, il primo paziente che ha manifestato i sintomi dell'ebola negli Stati Uniti d'America, dopo un viaggio in Liberia. L'uomo, che era ricoverato presso il Texas Health Hospital di Dallas, non ce l'ha fatta ed è stato lo stesso nosocomio a dichiararne il decesso, avvenuto alle 7.51 di questa mattina, quando in Italia erano le 14.51.

Proprio tre giorni fa, dall'ospedale dove era ricoverato non erano arrivate buone notizie: le condizioni del primo paziente americano, contagiato dal virus ebola e che ha manifestato i sintomi una volta arrivato negli States, si erano aggravate e la sua situazione era apparsa davvero molto critica. Fino all'annuncio di oggi della morte di Thomas Eric Duncan.

ebola morto paziente di Dallas

Intanto 9 persone che hanno avuto contatti diretti con lui sono in isolamento, mentre altre 40 sono sotto osservazione, anche se al momento nessuno ha mostrato i sintomi della malattia.

(p.c.)

Ecco come l'infermiera spagnola ha contratto la malattia


08 ottobre 2014

Svelato il modo con cui l'infermiera spagnola, che ha assistito il missionario connazionale morto a fine settembre, ha contratto il virus ebola.

L'infermiera spagnola che ha contratto il virus Ebola, dopo aver assistito Manuel Garcia Viejo, il missionario morto lo scorso 26 settembre, avrebbe contratto la malattia toccandosi il viso con un guanto, nel momento in cui si stava togliendo la tuta isolante. E' quanto ha ammesso la stessa Maria Teresa Romero.

L'infermiera 44enne è la prima persona che ha contratto l'Ebola in Europa, dopo aver assistito il missionario spagnolo rientrato dall'Africa per essere curato, ma che si è spento alla fine del mese di settembre. La donna ha avuto solo due contatti con il paziente: una volta gli ha cambiato il pannolone, mentre un'altra volta è entrata nella sua stanza dopo il decesso, per pulirla.

La donna, che si sente un po' meglio e che non avrebbe più la febbre, spera di riuscire a sopravvivere al virus: Non so come sia potuto accadere.

Spero di riuscire a uscirne, devo uscirne.

ebola infermiera spagnola contagio

Via | Corriere

(p.c.)

Le misure di prevenzione in Italia


08 ottobre 2014
prevenzione in Italia ebola

Dopo il caso dell'infermiera spagnola contagiata dall'ebola non in Africa ma in Spagna, dopo aver avuto contatti con il missionario deceduto il 26 settembre, anche in Italia è stato aumentato lo stato di allerta. Secondo quanto riferito dalla SIMIT, infatti, sono state

attivate tutte le possibili misure di prevenzione a livello nazionale, regionale e locale, comprese le misure di profilassi presso porti e aeroporti.

La Società Italiana Malattie Infettive ricorda che le regioni italiane più esposte al rischio di importazione della patologia sono sia quelle che ospitano aeroporti internazionali, sia le regioni costiere. Occhi puntati soprattutto sulla Sicilia: gli esperti sottolineano che il periodo di incubazione può arrivare a 21 giorni e questo significa che un individuo asintomatico possa arrivare in Europa manifestando solo dopo il suo arrivo i sintomi dell'ebola.

Il professor Antonio Chirianni, vicepresidente SIMIT, commenta:

Oggi, appare notevolmente difficile contenere il traffico aereo ed impedire, dunque, gli spostamenti internazionali; inoltre in molti dei territori colpiti dall'epidemia, quali la Liberia, la Guinea e la Sierra Leone sono scarsi i sistemi di controllo. Non si può quindi escludere del tutto la probabilità che l’infezione giunga anche in Italia, sebbene non vi siano voli diretti dai Paesi endemici. In Europa e in Italia sono, comunque, state attivate tutte le possibili misure di prevenzione a livello nazionale, regionale e locale, comprese le misure di profilassi presso porti e aeroporti.

Il professore sottolinea come nelle regioni italiane siano già attivi dei sistemi di sorveglianza e ci sono procedure per i casi sospetti in sinergia con i due Centri di Riferimento, vale a dire l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Spallanzani di Roma e l’Azienda Ospedaliera L. Sacco di Milano.

(p.c.)

Il primo caso di ebola in Europa, positiva infermiera spagnola


07 ottobre 2014

E' stato registrato il primo caso di ebola in Europa: è risultata, infatti, positiva al test un'infermiera spagnola, venuta a contatto a Madrid con un paziente malato rientrato dall'Africa.

Primo caso di ebola in Europa: è risultata positiva ai test un'infermiera spagnola venuta a contatto con un malato rimpatriato dall'Africa e curato a Madrid. La notizia è stata confermata dal ministro della Sanità spagnolo Ana Mato: per il Vecchio Continente è il primo caso secondario da quando l'epidemia è iniziata in Africa (finora in Spagna erano stati trattati altri due pazienti malati di ebola, ma si trattava di persone che avevano contratto il virus in Africa). La situazione è delicata, perché la donna 44enne potrebbe aver infettato famigliari, amici, conoscenti e anche le persone con cui è venuta a contatto in ospedale o nella vita di tutti i giorni.

La donna faceva parte del team che ha seguito a casa il missionario spagnolo Manuel Garcia Viejo, deceduto lo scorso 26 settembre nell'ospedale Carlos III della capitale spagnola. L'infermiera è ricoverata nello stesso ospedale con febbre alta, ma le sue condizioni sarebbero stabili. La donna, dopo la morte del missionario, si era concessa qualche giorno di vacanza, ma 4 giorni dopo il suo decesso l'infermiera ha cominciato ad avvertire i primi sintomi, rivolgendosi subito al servizio di prevenzione dei rischi del suo posto di lavoro.

La preoccupazione è alta, anche perché l'infermiera, durante le cure del paziente spagnolo malato, aveva indossato tutte le precauzioni del caso, come mascherine, guanti, occhiali, camici usa e getta, ma ha contratto comunque il virus dell'ebola. Ed ora la preoccupazione riguarda anche tutte le persone con cui è venuta a contatto in questo lungo periodo.

I sanitari, però, frenano possibili allarmismi:

Stiamo valutando la situazione, ma vogliamo ricordare che per essere infettati occorre un contatto diretto con i fluidi corporei e che si è contagiosi solo dopo che la malattia si è manifestata.

ebola infermiera spagnola

Via | Il Messaggero

(p.c.)

Il capo della missione Onu "Il peggior disastro a cui ho assistito"


02 ottobre 2014

Anthony Banbury, capo della missione Onu per l'emergenza del virus, parla del peggior disastro mai visto in vita sua, mentre un paziente affetto da ebola potrebbe essere trasferito in Germania per essere curato.

Anthony Banbury, capo della missione Onu per l'emergenza del virus ebola, descrive l'epidemia che ha colpito l'Africa occidentale come il peggior disastro al quale assistito. In un'intervista al Telegraph, infatti, l'uomo sottolinea di non aver mai visto niente di simile e di così pericoloso nella sua carriera (lavora per le Nazioni Unite dal 1988):

Non ho mai visto niente di simile e con un grado di pericolosità così elevato nella mia carriera, durante la quale ho attraversato emergenze, guerre e disastri naturali. Lo dicono anche altre persone, esperti che solitamente non sono allarmisti.

Il capo della missione Onu, poi, aggiunge che il virus potrebbe mutare e trasmettersi anche per via aerea, uno scenario da incubo:

Il virus dell'Ebola potrebbe mutare e diffondersi per via aerea se l'epidemia non verrà tenuta sotto controllo velocemente.

Ebola onu

Intanto, proprio in queste ore, caratterizzate dalla notizia di un secondo caso sospetto negli Usa (un parente del primo paziente malato negli States), si parla anche di un possibile trasferimento di un malato in Germania, presso il policlinico universitario di Francoforte: si tratta di un operatore di un'organizzazione umanitaria che ha contratto il virus in Africa. Non si conosce la nazionalità, ma si sa che la struttura tedesca è pronta ad accoglierlo, anche se le sue condizioni sono talmente precarie da rendere al momento impossibile il viaggio, che, come confermato dal ministro della salute del Land Occidentale, avverrà in tutta sicurezza.

Proprio nel mese di agosto un'altra persona affetta da ebola era arrivata dall'Africa in Germania, per la precisione ad Amburgo, per essere curata. E proprio la Germania ha recentemente nominato un delegato governativo proprio per l'emergenza Ebola: si tratta del diplomatico 57enne Walter Lindner.

(p.c.)

Secondo caso sospetto negli Usa, parente del primo paziente


02 ottobre 2014

Secondo caso sospetto di ebola negli Stati Uniti d'America: si tratta di un parente del primo caso certificato negli Usa, un paziente rientrato dalla Liberia che ha avuto i primi sintomi 4-5 giorni dopo il suo arrivo.

Nuovo caso sospetto di ebola negli Stati Uniti: dopo l'annuncio del primo paziente affetto dal virus, arrivato negli States dalla Liberia, uno dei paesi più colpiti dall'epidemia, la notizia di oggi è che un parente del paziente malato potrebbe aver contratto il virus. Ma il condizionale è d'obbligo, dal momento che si parla ancora di un caso sospetto: gli esami, infatti, non hanno ancora accertato la presenza del virus.

Tutte le persone che hanno avuto contatti con questa persona sono state sottoposte ai test. L'uomo, arrivato a Dallas dalla Liberia il 20 settembre, è stato visitato 4 giorni dopo presso il Texas Health Presbyterian Hospital, ma i medici lo hanno subito rimandato a casa: non avevano riconosciuto i sintomi dell'ebola e non avevano neppure preso in considerazione che potesse trattarsi della malattia emorragica.

Dal 24 al 28 settembre, quando è stato nuovamente ricoverato, prima della diagnosi definitiva del 30 settembre, l'uomo ha avuto diversi contatti con altre persone: si parla di 12-18 tra amici e parenti, compresi dei bambini. Le famiglie di questi ultimi sono giustamente preoccupate, come sottolineato dal governatore del Texas Rick Perry:

Ci sono cinque ragazzi, alunni di scuole dell’area di Dallas, che hanno avuto contatti con il malato di Ebola. So che i genitori sono molto preoccupati.

Tutte le persone che sono venute a contatto con il paziente sono sotto stretto controllo, come confermato dal Center of Disease Control:

Li abbiamo tutti sotto osservazione, isolati a domicilio.

Zachary Thompson, a capo dell’autorithy sanitaria locale (Dallas County Health Services), parla di un altro caso altamente sospetto:

È un parente del primo malato, potrebbe essere il secondo malato di Ebola diagnosticato qui, lo stiamo seguendo da vicino.

E intanto le autorità invitano alla calma, prima che si scateni la caccia all'untore: il contagio avviene solamente quando la persona mostra i sintomi dell'ebola, non prima.

ebola dallas

Via | Repubblica

(p.c.)

Primo caso negli USA, Simit "virus in Italia poco probabile ma occorre attenzione"


01 ottobre 2014

Sul primo caso di ebola negli Stati Uniti interviene anche la Simit, la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali. Tenere alta l'attenzione è importante, ma non bisogna creare inutili allarmismi.

La Simit, la Società italiana malattie infettive e tropicali, interviene in merito al primo caso di ebola negli Stati Uniti, sottolineando che era un'eventualità che più volte il gruppo ha ritenuto possibile. E' possibile che una persona senza sintomi dell'infezione da ebola si trasferisca tramite volo aereo da un paese interessato dall'epidemia in un altro continente. La probabilità non è elevata, ma è una possibilità da tenere in considerazione, soprattutto quando il paese di provenienza è uno dei maggiori colpiti dove la situazione è fuori controllo (Liberia, Sierra Leone, Guinea).

L'importante è che la sorveglianza e l'attenzione verso tutti i casi sospetti anche in Italia non venga mai meno:

La rete rappresentata dagli infettivologi della Simit, presente in tutta Italia, continua ad esercitare la sua funzione di sorveglianza. Le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti sono attive e funzionanti, così come i due centri per l’assistenza e la diagnosi identificati presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano. Si ribadisce comunque che, grazie all'assenza di voli diretti per il nostro Paese a partenza dai tre Paesi colpiti in Africa Occidentale e dalla Repubblica Democratica del Congo, l’ipotesi di un trasferimento in Italia di un caso di infezione ancora in fase asintomatica continua a presentare una probabilità molto bassa.

La Simit ricorda che in casi come quello che è stato registrato negli Stati Uniti è importante rintracciare tutte le persone con cui la persona contagiata, che era asintomatica durante il volo, è venuto a contatto, per bloccare rapidamente un'eventuale diffusione del virus. Massimo Andreoni, Presidente Simit, sottolinea:

L’Italia è certamente un Paese in cui è possibile, seppur poco probabile, che arrivi l’infezione, ma è sicuramente in grado di controllarla. Essendoci un periodo di incubazione di 21 giorni, chiunque potrebbe partire sano e tornare con il virus. Ma se dovesse arrivare l’Ebola, si tratterebbe di singoli casi: l’epidemia dovrebbe essere scongiurata.

La Simit consiglia, però, di evitare allarmismi e una corsa a controlli inutili: il contagio avviene solo in caso di contatto diretto con una persona infetta. Gli specialisti ricordano anche i sintomi: febbre, sintomi aspecifici, talvolta eruzione cutanea di tipo maculo-papulare, manifestazioni emorragiche minori a livello cutaneo e più gravi al tratto gastrointestinale, come vomito e diarrea emorragici, emorragie orali, genitali, anali, pressione arteriosa bassissima e insufficienza renale.

Massimo Andreoni, infine, ricorda:

Non esistono vaccini, non esistono precauzioni particolari, ma il virus è ancora lontano da noi.

(p.c.)

Primo caso di ebola negli Stati Uniti


01 ottobre 2014

Primo caso di ebola negli Stati Uniti: si tratta di un paziente da poco rientrato dalla Liberia, che ha mostrato i sintomi della malattia emorragica che sta colpendo in maniera devastante l'Africa.

ebola usa

Primo caso di ebola negli Stati Uniti: in Texas, infatti, un paziente adulto, del quale non conosciamo età e sesso, è risultato positivo ai test di diagnosi del virus che sta devastando il continente africano. La notizia è stata confermata dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) di Atlanta: si tratta del primo caso negli Usa. La persona era appena rientrata dalla Liberia, uno dei paesi maggiormente colpiti insieme a Guinea e Sierra Leone.

Il paziente è arrivato negli Usa il 20 settembre ed ha mostrato i primi sintomi dell'ebola il 24 settembre. Tre giorni dopo è stato ricoverato presso l'ospedale presbiteriano di Dallas: il 30 settembre è stato confermato il contagio e la persona è stata posta in isolamento, mentre il personale sanitario ha adottato tutte le misure di sicurezza per evitare il contagio.

Thomas Frieden, direttore del Cdc, ha sottolineato che la persona è arrivata negli Stati Uniti per fare visita ad alcuni famigliari. Ovviamente la situazione è sotto monitoraggio, anche se si esclude che ci sia pericolo per gli altri passeggeri che hanno volato insieme a lui, visto che i sintomi sono apparsi 4-5 giorni dopo il suo arrivo negli States. Verranno effettuati, invece, controlli sulle persone che sono entrate in contatto con lui da quando è sceso dall'aereo, come ad esempio i famigliari.

Le autorità sanitarie tranquillizzano in merito alla situazione:

Non c’e alcun dubbio che la situazione rimarrà sotto controllo e che la malattia non si diffonderà negli Usa.

Tranquillo anche il direttore del Cdc:

Non ho dubbi che controlleremo questo caso di importazione, che non si diffonderà in questo Paese. Certo è possibile che qualcuno che ha avuto contatti con questo soggetto possa sviluppare l’Ebola nelle prossime settimane, ma non ho dubbi che noi fermeremo il virus qui.

Via | Corriere

(p.c.)

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Ebola virus, le notizie dell'ottobre 2014

Ebola, la paura cresce in Liberia

26 settembre 2014

La paura cresce, in particolare nei paesi maggiormente colpiti dal virus, come in Liberia, da dove arrivano racconti davvero incredibili.

Due donne morte (o dichiarate morte) per il virus dell'ebola sarebbero tornate a vivere. Il Mirror ha riportato nelle scorse ore questa notizia, che ci arriva dalla Liberia, uno dei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia. Secondo quanto riferito dalla popolazione alla stampa locale, infatti, due donne sarebbero tornate in vita dopo aver contratto il virus ed essere morte per la malattia. Ovviamente il condizionale è d'obbligo.

Il giornale inglese riporta il racconto di quotidiani locali, secondo i quali due donne di 40 e 60 anni morte in Liberia per il virus dell'ebola si sarebbero improvvisamente risvegliate. Entrambi i casi ci arrivano dalla contea di Nimba County. Secondo i racconti della popolazione le due donne sarebbero risorte e oggi vivono normalmente nella loro comunità.

Il "risveglio" sarebbe avvenuto proprio poco prima che il loro corpo venisse bruciato. Il giornale ricorda che questi sono gli unici due casi finora riportati, da quando la malattia provocata dal virus ebola è esplosa in questa regione della Liberia.

Una notizia che lascia davvero perplessi, soprattutto sulla sua veridicità, e che ha gettato nella paura e nel panico la popolazione locale, rendendo ancora più caotica la situazione in questa zona della Liberia. Una notizia da prendere con le pinze: viste le condizioni ospedaliere di alcune zone dell'Africa, le donne potrebbero essere state considerate morte, quando invece non lo erano. Sono diversi i casi nel mondo di "presunte morti", con pazienti dichiarati deceduti che si risvegliano: si chiamano morti apparenti e questa storia che arriva dall'Africa potrebbe rientrare in questi casi.

Rimane il fatto che la notizia ha gettato nel caos una popolazione già duramente colpita da un'epidemia di ebola senza precedenti.

ebola donne

(p.c.)

Papa Francesco chiede aiuto internazionale


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Il papa, in occasione dell'udienza generale, ha parlato dell'epidemia di ebola che sta sconvolgendo l'Africa e che desta allarme anche nel resto del mondo. Di fronte ai 50mila fedeli presenti in piazza San Pietro, per la solita udienza generale del mercoledì, papa Francesco ha voluto dedicare un pensiero

a quei paesi dell'Africa che stanno soffrendo a causa dell'epidemia di Ebola. Sono vicino alle tante persone colpite da questa terribile malattia. Vi invito a pregare per loro e per quanti hanno perso così tragicamente la vita. Auspico che non venga meno il necessario aiuto della Comunità internazionale.

Il papa spera che l'aiuto della comunità internazionale, assolutamente necessario in casi come questo, non venga assolutamente meno, per poter alleviare le sofferenze di tutte quelle persone che stanno attraversando l'epidemia di ebola peggiore degli ultimi tempi.

E proprio a tal proposito, è notizia di questi giorni la decisione dell'Italia di stanziare 4 milioni di euro in aiuti e interventi in Africa. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, infatti, ha spiegato che l'impegno del nostro paese, dove il rischio di ebola è molto basso, è già molto attivo da qualche tempo.

L'Italia sta facendo la sua parte: c'è stata una grande presa di consapevolezza tra i vari Paesi. Noi come Italia abbiamo consigliato di intervenire molto in Africa, cioè cercare di realizzare in loco strutture che permettano di curare le persone infette e gli operatori che vi lavorano.

Il ministro ha poi ricordato che l'Europa, come da accordi, interverrà ancora con ulteriori risorse umane e finanziarie. Anche gli Usa sono intervenuti con risorse economiche e professionali e Barack Obama ha inviato anche il suo esercito. E proprio dagli States arriva l'allarme: entro gennaio 2015 i casi di ebola in Africa Occidentale potrebbero raggiungere quota 1,4 milioni, secondo le previsioni del Centers for Disease Control and Prevention.

Via | Repubblica

(p.c.)

Ebola, i numeri e la crescita dell'epidemia


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16 settembre 2014.
Quanto cresce l'epidemia di ebola in Africa?Il tasso di crescita di questa malattia infettiva è davvero impressionante: mentre da tutto il mondo si cercano soluzioni per poter arginare il fenomeno, con interventi da parte degli Stati Uniti e anche dell'Unione Europea, pronta a inviare risorse economiche e professionali, cresce la paura che l'epidemia di ebola possa uscire dalla zona dell'Africa dove al momento è circoscritta.

La malattia, purtroppo, cresce sempre più: si parla di 5mila casi accertati, 2400 morti nei paesi maggiormente colpiti dal virus. Due ricercatori hanno cercato di studiare meglio il fenomeno, pubblicando su Eurosurveillance dei dati che preoccupano: lo studio ha presentato i dati relativi al numero riproduttivo R, un calcolo che si effettua per capire qual è il numero di contagi avvenuti da una persona infetta. Se il numero è inferiore a 1, l'epidemia si fermerà, se è maggiore sarà destinata ad espandersi.

Il dato, in Guinea, Liberia e Sierra Leone, per un certo periodo è stato 1 o maggiore di 1: questo vuol dire che l'epidemia, da quanto è scoppiata è sempre stata in crescita. Secondo i ricercatori, se il tasso dovesse rimanere invariato per gli ultimi mesi del 2014, il numero dei contagi potrebbe raggiungere cifre inimmaginabili. Si parla di un range compreso tra 77mila e 277mila per quello che riguarda le nuove infezioni.

Le previsioni sono davvero impressionanti: questi dati, però, sono molto importanti, perché ci fanno capire quanto sia importante intervenire subito con misure che possano arginare il problema. Misure più efficaci di quelle che sono state adottate finora e che devono per forza tenere conto anche di scenari che non vorremmo vedere, come ad esempio il rischio di mutazione del virus che potrebbe rendere l'epidemia decisamente più pericolosa.

Via | Wired

(p.c.)

Il caso sospetto di Civitanova Marche è in realtà malaria


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10 settembre 2014.
Gli esami ai quali è stata sottoposta la donna nigeriana, regolarmente residente in Italia, da poco rientrata dal suo paese fanno rientrare l'allarme e la paura che il virus dell'ebola si possa diffondere anche nel nostro paese: la donna, rientrata da qualche settimana e che lamentava febbre e altri sintomi tipici di una febbre emorragica, è in realtà affetta da malaria, come confermato dalle analisi condotte negli ospedali Riuniti di Torrette di Ancona.

La signora nigeriana era stata subito sottoposta a tutti gli accertamenti del caso, mentre la Regione Marche aveva avviato la procedura che si tiene solitamente in casi come questo, allertando anche l'ospedale di Torrette di Ancona per trasferire la donna nel reparto malattie infettive. La 42enne, però, non è risultata positiva al virus che si sta diffondendo a macchia d'olio non solo in Nigeria, ma anche in Liberia, Guinea, Sierra Leone e che ha recentemente colpito anche il Congo.

I controlli effettuati ad Ancona hanno evidenziato una infezione da plasmodio della malaria e la paziente ha già iniziato la terapia prevista. Si attendono comunque i risultati degli esami inviati all'Istituto Spallanzani di Roma, come sottolineato da un comunicato stampa della Giunta regionale delle Marche:

per escludere la presenza anche del virus di Ebola occorre comunque attenere i risultati delle analisi in corso di svolgimento allo Spallanzani di Roma.

Stefano Vella, direttore del dipartimento farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha di nuovo sottolineato che è altamente improbabile che l'ebola si diffonda nel nostro paese, grazie alle condizioni igieniche sanitarie:

I sintomi dell’Ebola sono comuni a molte altre malattie”. Quindi per verificare che si tratti realmente del virus bisognerà valutare cosa le persone che presentano i sintomi abbiano fatto e con quali soggetti siano entrati in contatto nei paesi in cui la malattia si è diffusa; bisognerà “ricostruire il viaggio e le attività svolte, perché questa epidemia si diffonde venendo a contatto direttamente con i malati o con i cadaveri.

Via | Il Fatto Quotidiano e Adnkronos

(p.c.)

Sospetto caso di ebola in Italia, a Civitavona Marche


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Nuovo caso sospetto di ebola in Italia: dopo il caso sospetto a Gallarate e dopo il caso di una ragazza italiana colpita da sintomi simili a quella della malattia, che per fortuna non erano affetti dal virus, oggi ci arriva riguarda una donna nigeriana di 40 anni, da poco tornata in Italia dalla Nigeria (uno dei paesi colpiti dal virus dopo Liberia, Guinea e Sierra Leone). La donna è ricoverata presso l'ospedale di Civitanova Marche, in provincia di Macerata, con sintomi molti simili a quelli della febbre emorragica che sta colpendo sempre di più in Africa.

La diagnosi non è ancora stata confermata, si attendono i risultati degli esami diagnostici ai quali è stata sottoposta e che sono già stati inviati all'Istituto Spallanzani di Roma, centro di riferimento del nostro paese per quello che riguarda il virus Ebola. I risultati dovrebbero arrivare entro domani, quando sapremo se si tratta oppure no del virus.

La donna, residente in Italia da tempo, presto potrebbe essere trasferita in isolamento presso l'ospedale regionale di Torrette, in provincia di Ancona, nel Reparto malattie infettive, come confermato dall'Asur di Macerata. Almerino Mezzolani, assessore regionale alla salute, ha già sottolineato che la Regione sta prendendo tutte le informazioni necessario e che se sarà indispensabile verranno attivate le procedure che si attuano in casi del genere.

Via | LaStampa

(p.c.)

Il vaccino creato in Italia dà un'immunità per 10 mesi


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08 settembre 2014.
Il vaccino creato in Italia, in una ditta di Pomezia, e sperimentato negli Stati Uniti e in Inghilterra, già testato sulle scimmie, sembrerebbe funzionare ed essere uno dei più efficaci al momento per quello che riguarda il lungo termine. Il vaccino contro l'ebola, sviluppato nei laboratori dell'Irbm Science Park, vicino Roma, è stato ideato da un team di ricercatori internazionali, tra i quali figura anche l'italiano Riccardo Cortese.

Secondo quanto reso noto dallo studio e dalla ricerca, i cui dettagli sono stati pubblicati anche sulla rivista Nature, questo vaccino contro l'ebola riuscirebbe a garantire un'immunità di 10 mesi: il farmaco è stato testato su alcuni macachi, utilizzando il ceppo Zaire del virus. Finora la protezione dei vaccini non riusciva a superare un mese.

Il vaccino si basa sul ChAd3, un adenovirus che comunemente provoca raffreddori e congiuntiviti: con una singola dose di vaccino si può ottenere una protezione totale in un breve lasso di tempo, protezione che diventa parziale a lungo termine e indicativamente per i 10 mesi successivi dalla somministrazione del nuovo farmaco. Nessun vaccino era riuscito finora a fare altrettanto.

Se i test sui macachi hanno dato ottimi risultati, ora si aspetta la fase di sperimentazione sugli esseri umani, fase che è già stata annunciata e che dovrebbe iniziare a breve. L'Oms ripone molta fiducia in questo e in un altro vaccino, per contrastare il virus dell'ebola: la preoccupazione sale, tanto che Barack Obama ha deciso di inviare l'esercito statunitense per fronteggiare l'epidemia:

Vogliamo inviare mezzi militari per impostare le unità speciali di messa in quarantena e le attrezzature in loco, in modo da garantire la sicurezza per i lavoratori della sanità pubblica. Ci vorranno comunque mesi prima che questa epidemia sia messa sotto controllo in Africa. Se non facciamo questo sforzo ora, c’è la possibilità che il virus muti, divenendo più facilmente trasmissibile. E allora potrebbe essere un serio pericolo per gli Stati Uniti.

La Sierra Leone, intanto, ha obbligato tutti a rimanere chiusi in casa per 4 giorni, con una stretta quarantena dal 18 al 21 settembre, come riportato da Bbc e Guardian.

Via | Ansa

(p.c.)

Guarito il volontario inglese trattato con Zmapp, Oms "Minaccia globale"


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E' guarito il volontario inglese che ha contratto il virus dell'ebola in Sierra Leone: Will Pooley, ricoverato da giorni presso il Royal Free Hospital di Londra, è stato dimesso, dopo il trattamento con il siero sperimentale Zmapp. L'uomo, un infermiere di 29 anni, è completamente guarito dal virus: nella conferenza stampa che ha tenuto dopo le sue dimissioni, l'uomo ha sottolineato che i sintomi dell'ebola non hanno mai raggiunto lo stadio più grave, fatto che permette solitamente di sperare in una completa guarigione, come nel caso dei due missionari americani completamente guariti.

E mentre dall'Africa arrivano notizie di nuovi contagi, anche tra gli esperti e professionisti stranieri al lavoro nelle zone più colpite dal virus (come il medico americano risultato positivo e che non è stato mai in contatto con i malati nell'ospedale di Monrovia dove lavorava), l'Oms parla apertamente di minaccia globale. Ecco le parole di Margaret Chan alla sede dell'Onu:

Il virus dell’Ebola è una minaccia globale. L’epidemia peggiorerà prima di migliorare e richiede un aumento della risposta globale: una situazione senza precedenti.

Anche Barack Obama è intervenuto in merito, in un video messaggio dalla Casa Bianca rivolto alle popolazioni delle zone colpite dal virus dell'ebola, sottolineando che è necessario fermare l'epidemia:

Non sarà semplice, ma sappiamo come farlo.

Via | Corriere

(p.c.)

Morti in Congo per ebola, battaglia persa secondo Msf


ebola

03 settembre 2014

Medici senza frontiere, nel giorno in cui scopriamo che nella Repubblica Democratica del Congo le vittime per l'epidemia di ebola sono arrivate a 30, denuncia la situazione, sottolineando che il mondo intero sta perdendo la sua battaglia contro la malattia infettiva che ha colpito l'Africa Occidentale. La denuncia arriva da Jeanne Liu, presidente di Msf, da tempo sul campo per aiutare le persone affette dal virus:

In sei mesi della peggiore epidemia d’Ebola della storia, il mondo sta perdendo la battaglia per contenerla. I governanti non arrivano a bloccare questa minaccia transnazionale.

Le parole, pronunciate durante un discorso tenuto alle Nazioni Unite a New York, sono state accompagnate anche da una richiesta alla comunità internazionale di intervenire con finanziamenti, personale qualificato, laboratori mobili nelle zone più colpite, vale a dire Guinea, Sierra Leone, Liberia, dove i morti sono già 1.552 su 3.069 casi confermati. Mentre un primo caso è stato confermato in Senegal, cresce l'apprensione in Congo.

La Repubblica Democratica conta già 31 morti, mentre i casi sospetti o confermati sono 53: l'epidemia è circoscritta nella zona nord-ovest del paese, una zona molto difficile da raggiungere per gli aiuti umanitari, che rende però anche più difficile la diffusione del contagio. Per l'Oms si tratta di un'epidemia diversa rispetto a quella che ha colpito l'Africa Occidentale, dal momento che il gruppo del patogeno è Zaire, endemico nel paese (ricordo che proprio in Congo comparve per la prima volta il virus dell'ebola nel 1976).

Via | Corriere

(p.c.)

Vaccino contro l'ebola prodotto in Italia


ebola

01 settembre 2014
Il nuovo vaccino contro l'ebola, che verrà sperimentato negli Stati Uniti d'America e in Gran Bretagna nelle prossime settimane, verrà prodotto in Italia. La produzione, infatti, avverrà negli statbilimenti di Okairos/Advent, presso l’IRBM Science Park, a Pomezia, vicino Roma: qui verranno prodotte più di 10mila dosi di vaccino contro l'ebola, che dovranno essere poi sperimentate ed eventualmente utilizzate, come già avvenuto nel caso del missionario americano guarito e già dimesso dall'ospedale di Atlanta.

Riccardo Cortese, ceo Okairos, spiega come avverrà la produzione:

Siamo gli unici in grado di produrlo. Lo realizzeremo e lo invieremo, via aerea in contenitori refrigerati e controllati, negli Usa e dove sarà necessario. Abbiamo lavorato 5 anni a questo vaccino e quando abbiamo capito che era maturo per poter essere testato sugli animali, ci siamo rivolti all’unico laboratorio al mondo dove è possibile fare esperimenti con il virus ebola, visto che in Europa non si può fare. Così abbiamo cominciato a collaborare con i National Institutes of Health: inviavamo loro i vaccini prodotti negli stabilimenti di Pomezia e Napoli per la sperimentazione sugli animali.

Nicola Zingaretti

, presidente della Regione Lazio, è ovviamente orgoglioso di questa azienda laziale, un'eccellenza per il nostro paese e la Regione è orgogliosa di aver sostenuto il gruppo grazie al finanziamento di Cnr, Istituto Superiore di Sanità e la stessa IRBM, per la ricerca sulle malattie rare.

Via | Corriere

(p.c.)

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Ebola virus, le notizie dell'ottobre 2014

Il farmaco Zmapp contro l'ebola testato con successo sulle scimmie

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30 agosto 2014

Zmapp, il farmaco sperimentale per curare l'ebola, è stato testato con successo su un gruppo di animali infetti dalla malattia e che sono guariti. Il siero americano era già stato utilizzato per trattare due operatori americani contagiati dal virus dell'ebola in Liberia: entrambi sono guariti, mentre altri operatori trattati allo stesso modo non ce l'hanno fatta. Nuovi test sono stati condotti sul farmaco che, si spera, può frenare l'epidemia di ebola nell'Africa Occidentale.

I test sono stati condotti su 18 scimmie contagiate con dosi letali del virus: tutti gli animali, dopo aver ricevuto lo Zmapp, sono completamente guariti, anche gli animali trattati cinque giorni dopo la somministrazione del virus. Gli animali non hanno mostrato più alcun sintomo della malattia infettiva: per gli esperti si tratta dei risultati migliori raggiunti con i test di laboratorio che fa ben sperare in merito all'adozione del siero sperimentale sugli uomini.

Gary P. Kobinger, autore dello studio che è stato pubblicato su Nature, è ottimista, ma invita tutti alla calma e alla cautela: se ha funzionato bene sulle scimmie, non è detto che farà altrettanto con gli esseri umani, nonostante i due pazienti già trattati con il farmaco guariti: Kent Brantly e Nancy Writebol stanno bene e sono guariti del tutto, ma gli esperti non sanno se la guarigione è dovuta proprio alla somministrazione del farmaco.

La Mapp Biopharmaceutical, azienda farmaceutica che sta sperimentando il siero, sottolinea, però, che le scorte sono finite e per produrre altre dosi ci vorranno alcuni mesi.

Via | Tmnews

(p.c.)

Morti per ebola sottostimati, la denuncia di Medici senza frontiere


ebola

29 agosto 2014

Il virus dell'ebola continua a far paura. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, dal momento che nelle ultime settimane le segnalazioni sono aumemtate notevolmente, parla di una situazione d'emergenza. Bisogna intervenire con misure urgenti per cercare di fermare l'epidemia entro 6-9 mesi. L'Oms, nel suo piano d'azione, cercherà di dare priorità ad interventi nelle zone maggiormente colpite e collaborerà con i governi dei Paesi africani colpiti, l’Onu, Medici senza frontiere, mentre aiuti concreti staano arrivando da tutto il mondo.

490 milioni di dollari è la cifra stimata dall'Oms per gli interventi nei paesi colpiti in Africa Occidentale, dove il virus dell'ebola ha già provocato 1.552 morti, secondo le ultime stime. Intanto si cerca di studiare nuovi farmaci e vaccini contro l'ebola: l'azienda farmaceutica GlaxoSmithKline ha affermato che già da settembre potrebbe essere testato su alcuni volontari un nuovo vaccino, ma anche in Russia gli esperti dell'istituto Ivanov del ministero e uno specialista dell'agenzia statale per la tutela della salute stanno testando un vaccino sperimentale contro l'ebola.

E mentre Air France ha comunicato la sospensione provvisoria dei voli su Freetown, da Medici senza Frontiere arriva la denuncia, con le parole di Anja Wolz, operatrice della Ong francese Medici senza frontiere che ha operato in Sierra Leone:

Ogni giorno vediamo persone morire, sicuramente muoiono di Ebola, ma il ministero della Sanità non aggiorna il totale delle vittime perché la causa non è stata confermata dai test di laboratorio. Il sistema di sorveglianza epidemiologica è disfunzionale. Abbiamo bisogno di definire la catena dei contagi per poterli fermare, ma ci mancano dati chiave. Nessuna singola organizzazione, da sola, ha la capacità di gestire tutto quanto è necessario per fermare l’epidemia. Abbiamo bisogno di stare un passo avanti all’epidemia, invece siamo cinque passi indietro.

L'infermiera parla di una situazione frustrante e deludente, dove l'unica gioia risiede nel dimettere dall'ospedale quei pochi pazienti fortunati che guariscono, solo perché erano immuni al ceppo che ha provocato l'infezione. La donna, poi aggiunge:

La risposta internazionale al virus resta pericolosamente inadeguata.

Via | La Stampa, Ansa,

(p.c.)

Confermati in Congo i casi di Ebola


ebola

28 agosto 2014
Confermati in Congo i casi di febbre emorragica provocati dal virus dell'ebola: la diffusione dell'epidemia fa sempre più paura. Dopo aver duramente colpito Sierra Leone, Nigeria, Liberia e Guinea, il virus sta colpendo ora anche la Repubblica Democratica del Congo: i casi sospetti dei giorni scorsi di persone morte per una febbre emorragica di origine sconosciuta, hanno ora una causa. E purtroppo si tratta sempre del virus ebola: finora il bilancio è di 13 morti.

Jeroen Beijnberger, coordinatore medico di MSF nella Repubblica Democratica del Congo:

Abbiamo ricevuto la conferma che quattro dei campioni di sangue prelevati dalle nostre équipe settimana scorsa sono risultati positivi al virus dell’Ebola. Stiamo agendo rapidamente per isolare i pazienti sospetti e confermati e tracciare i loro contatti.

Le Nazioni Unite, dopo questa notizia, ha deciso di sbloccare 1,5 milioni di dollari di aiuti da destinare alla lotta contro il virus dell'ebola in Congo, paese dove per la prima volta venne scoperto il virus. Ma la somma potrebbe essere raddoppiata. L'Unicef ha già stanziato 200mila dollari da destinare alle autorità congolesi, che hanno stimato in 4,5 milioni di dollari la somma necessaria per poter lottare contro l'epidemia.

Aiuti sono arrivati anche da Medici Senza Frontiere, che hanno già inviato medici, infermieri, esperti di logistica e di igiene nelle zone più colpite.

Via | Rainews

(p.c.)

Virus dell'Ebola, rischio basso per l'Italia


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27 agosto 2014

Il rischio di ebola in Italia è basso. A confermarlo è stato lo stesso ministro per la salute italiano, Beatrice Lorenzin, che ha anche smentito le voci, risultate infondate, di casi di migranti approdati sulle nostre coste e affetti dal virus:

I rischi reali di contrarre l'ebola in Italia sono veramente ridotti ai minimi termini. E' veramente difficile contrarlo in un Paese ad alto livello di igiene e tecnologico come il nostro. Dobbiamo dare informazioni esatte e corrette ai cittadini. Questo è importante perché in questi giorni si è diffusa una forma di panico nella popolazione.

Smentito anche un caso sospetto a Gallarate, oltre che la notizia di una ragazza italiana colpita da ebola, mentre i controlli nel nostro paese sono già stati intensificati da mesi, come sottolineato da Giuseppe Ruocco, direttore generale del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute:

Misure straordinarie erano state adottate già lo scorso giugno, con la partecipazione del ministero della Difesa a Mare Nostrum. I medici del ministero della Salute sono imbarcati sulle navi che vanno nel canale di Sicilia e gli accertamenti sui migranti sono eseguiti al momento della prima assistenza alle imbarcazioni.

Non tutti i pareri, però, sono unanimi circa la scarsa possibilità che l'ebola arrivi in Italia, come dichiarato da Walter Pasini, direttore del Centro travel medicine and global health:

il contagio si può diffondere attraverso viaggiatori ad altri paesi africani, specie in quelli densamente popolati o estesi come Nigeria, Repubblica Democratica del Congo o in altri come Sudan e Uganda dove già in passato si erano verificate epidemie di Ebola.

Farmaco sperimentale Zmapp: successi e insuccessi


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Alcuni missionari operanti nelle zone più colpite dal virus dell'ebola, contagiati dalla stessa malattia infettiva, hanno accettato di essere sottoposti al siero sperimentale americano Zmapp, una possibile cura per l'ebola, finora sperimentata solo sulle scimmie. I risultati, però, non sono stati gli stessi per tutti.

Il farmaco sperimentale, infatti, è stato utilizzato per curare Kent Brantly e Nancy Writebol, entrambi di istanza in Liberia, dove hanno contratto il virus: il medico e l'infermiera sono guariti grazie a questa cura sperimentale, di cui esistono però poche dosi a disposizione. Queste le parole del medico nella prima conferenza stampa dopo le dimissioni:

Oggi è un giorno miracoloso. Sono entusiasta di essere vivo, di stare bene e di ricongiungermi con la mia famiglia. Soprattutto, io sono grato a Dio di avermi salvato la vita e sono contento che la mia malattia abbia attirato a

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