Psicologia, come riconoscere le relazioni pericolose

A spiegarlo in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne sono Daniela Rossi, psicoterapeuta, e Diego Divenuto, coach e formatore

Non manca giorno che la cronaca o i media ci ricordino quanto il femminicidio sia un problema all'ordine del giorno. I dati sono allarmanti: nella sola Italia ogni due giorni viene uccisa una donna. Il fenomeno valica però i confini del Bel Paese. In Europa, infatti, sono 62 milioni le donne vittime di relazioni pericolose, quota pari al 33% della popolazione femminile. Domani, 25 novembre, sarà l'occasione per ricordarlo. E' infatti fissata proprio per domani la celebrazione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, un'occasione per parlare di un fenomeno che spaventa ancora di più se si tiene conto del fatto che nella maggior parte dei casi si verifica tra le mura domestiche.

Carnefici delle donne sono infatti soprattutto padri, mariti e compagni, le stesse persone in cui la vittima ripone fiducia. Forse anche per questo per una donna è difficile capire quando è vittima di violenze e soprusi. Come fare a riconoscerlo?

A spiegare quali sono le caratteristiche delle “relazioni pericolose” sono Daniela Rossi e Diego Divenuto, rispettivamente la psicoterapeuta e il formatore che hanno ideato il programma “Coaching per la coppia”. L'identikit di una relazione violenta, spiegano gli esperti, è sempre lo stesso.

Possiamo parlare di violenza in una relazione quando uno dei due non viene rispettato nel suo volere e nella sua individualità, non vengono riconosciuti i suoi bisogni e viene manipolato e costretto dall’altro

sottolineano Rossi e Divenuto.

Nei casi più evidenti si tratta di un legame in cui uno dei due, generalmente lui, è aggressivo, verbalmente o fisicamente, in modo improvviso o casuale ovvero non costante.

La violenza non è quindi necessariamente fisica, anzi, a volte si tratta esclusivamente di una questione psicologica. Il risultato è però sempre lo stesso: chi abusa soggioga la sua vittima e la confonde, mantenendola dipendente e vulnerabile. D'altra parte chi subisce la violenza non capisce cosa sta succedendo e anziché sentirsi vittima crede di essere responsabile della situazione. Alla ricerca di un legame affettivo, non riesce a mettersi in salvo e crede di poter cambiare il suo carnefice, che invece ha il pieno controllo della situazione.

femminicidio

Ecco quali sono secondo i segnali da riconoscere, spiegati dagli esperti:


  • Il controllo del tempo. Lui non dice dov’è, cosa fa e quando tornerà, non comunica cosa intende fare per il fine settimana, lascia quindi in sospeso l’altro che non sa bene come comportarsi e come organizzarsi oppure ne svaluta il lavoro. Frasi tipo “Sei a casa tutto il giorno e non combini niente” oppure “Non mi chiedere sempre cosa faremo sabato, sei ossessiva! Rilassati” sono degli esempi.
  • Il controllo del denaro. Lei viene obbligata a tenere e mostrare tutti gli scontrini, deve pesare le spese fatte e accusata comunque di non saper gestire i soldi. La motivazione: “Tengo io le spese, altrimenti chissà dove finiamo con le tue mani bucate”. Se lei è casalinga non le viene dato denaro sufficiente oppure si mantiene un controllo serrato sulle spese. Ancora, le finanze della famiglia vengono gestite in modo esclusivo, tenendo all’oscuro l’altro dei movimenti e delle spese fatte, gestendo in modo esclusivo il conto bancario comune.
  • Il controllo degli spazi. Lui vuole decidere e avere l’ultima parola sull’organizzazione degli spazi e della casa. Racconta Daniela Rossi: “Ho conosciuto una giovane mamma terrorizzata al pensiero del rientro a casa del marito. Lui la criticava puntualmente per il disordine lasciato dai due bimbi di 1 e 3 anni. Le dava della 'sciatta' e della 'cattiva madre', che 'non sapeva educare i figli che col disordine mentale che aveva sarebbero cresciuti sbandati' e così via”.
  • Il controllo delle relazioni amicali e familiari. Lui critica le frequentazioni di lei, svalutandole, insinuando cattive intenzioni da parte delle persone più strette. Frasi-spia: “Tua madre pensa solo a tua sorella”, “La tua amica ti chiama solo quando le fa comodo”, “Non vedi che la vicina ci critica e si sente superiore a noi?”.

Rossi e Divenuto ricordano che

nessuno di questi comportamenti è di per sé un verdetto. Quando, però, dietro all’ossessione per gestire le spese di casa c’è la volontà di controllare il proprio partner facendolo sentire sempre inadeguato, è bene farsi qualche domanda.

Quando, insomma, rispetto, sostegno e spazio cedono il posto a paura e mortificazione dovrebbero scattare campanelli d'allarme. Se una donna non si sente amata con tutti i suoi difetti, ma di dover corrispondere all'ideale dell'altro senza mai riuscirci è il caso che si ponga qualche domanda, ricordando che come sottolineano gli esperti

paura e mortificazione non dovrebbero essere mai presenti.

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