Alimentazione e ogm, in arrivo la patata geneticamente modificata che riduce i rischi per la salute

Approvata negli Stati Uniti, è prodotta da uno dei principali fornitori di McDonald's. E non è esente da polemiche

L'Europa, si sa, è piuttosto restia a dare il via libera alla coltivazione di piante geneticamente modificate. Fra le preoccupazioni che hanno fino ad oggi limitato l'uso di questi ogm è inclusa quella che la loro introduzione nell'alimentazione possa essere pericolosa per la salute. Gli Stati Uniti, invece, la pensano diversamente. A confermarlo è la decisione presa dal Dipartimento dell'Agricoltura lo scorso venerdì che dà il via libera alla coltivazione a scopo commerciale di una patata geneticamente modificata sviluppata dalla J.R. Simplot Company, uno dei principali fornitori di materia prima di McDonald's.

Il nuovo ogm, in realtà, sarebbe pensato proprio per proteggere la salute. La sua caratteristica fondamentale è infatti contenere, una volta fritto come avviene non solo nei fast food ma anche nelle cucine di molte delle nostre case, quantità minori di acrilammide, una molecola che si forma quando la temperatura di cottura delle patate supera i 120 °C. Gli amanti delle patatine fritte dovrebbero però sapere che l'acrilammide è sia cancerogena che neurotossica. La sua presenza nel cibo è stata ad esempio associata al cancro all'ovaio e a quello al seno.

patata ogm

Per di più la patata gm proposta dalla J.R. Simplot Company sarebbe più resistente ai possibili danni frequenti durante il trasporto. Tuttavia, i possibili benefici in termini economici, ambientali e salutari di questa varietà non sembrano sufficienti a sedare le preoccupazioni dei detrattori degli ogm.

La patata geneticamente modificata non è stata studiata abbastanza per il consumo umano, fatto che è un problema della Food and Drug Administration

ha ad esempio sottolineato Patty Lovera, portavoce dei gruppi anti-ogm.

Insomma, secondo gli oppositori a vincere dovrebbe essere ancora una volta il principio di precauzione. E a noi viene da chiedere: se è questo principio di precauzione a dover guidare le nostre decisioni, non si potrebbe semplicemente prendere la precauzione di ridurre il consumo di patatine fritte scegliendo altri metodi di cottura più salutari (e non solo in termini di livelli di acrilammide nel prodotto finale)?

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Via | Reuters; Seattle Organic Restaurant

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