La cura dei noduli della tiroide: le nuove terapie mini-invasive

Non tutte le formazioni che possono comparire nella tiroide necessitano di un trattamento, ma quando diventa necessario intervenire non è detto si debba ricorrere la bisturi

Non solo interventi chirurgici che lasciano antiestetiche cicatrici: oggi la cura dei noduli della tiroide può passare attraverso nuove terapie mini-invasive in grado di ridurre significativamente il volume dei noduli e i sintomi associati alla loro presenza garantendo un'efficacia a lungo termine. A descriverle è Enrico Papini, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell'Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale, che spiega:

Tra le differenti tecniche mini-invasive di ablazione dei noduli tiroidei, tre sono le più efficaci e le più semplici da applicare dopo un adeguato periodo di training.

Tutti questi metodi hanno il vantaggio di non richiedere l’anestesia generale e di distruggere una minima parte del tessuto tiroideo permettendo quindi di preservare la funzione ghiandolare della tiroide.

I noduli della tiroide in Italia

Ben il 25% della popolazione italiana può avere a che fare con i noduli della tiroide, che rappresentano uno dei disturbi endocrini più diffusi. Nel 90% dei casi si tratta di formazioni benigne associate a una carenza di iodio, elemento fondamentale per la produzione degli ormoni tiroidei, oppure a una predisposizione familiare alla loro comparsa.

Nella maggior parte dei casi queste formazioni benigne rimangono stabili nel tempo. Tutto ciò che si deve fare è monitorarli regolarmente, in genere senza bisogno di alcun trattamento.

In altri casi, però, i noduli possono essere formazioni maligne. Alla base della loro comparsa può esserci, ancora una volta, una predisposizione familiare, ma non solo. Anche l'esposizione a radiazioni (magari durante una radioterapia alla testa o al collo) è però da includere tra i fattori associati al loro sviluppo.

Quando bisogna intervenire

tiroide

Se i noduli iniziano a crescere progressivamente possono scatenare sintomi che rendono necessario un intervento. In genere, però, si tende a limitare il trattamento chirurgico solo ai casi in cui la presenza dei noduli è associata a un ipertiroidismo o a sintomi che non possono essere gestiti in modo diverso.

Per i noduli benigni meno complessi ci si può invece affidare proprio alle nuove terapie mini-invasive, che non hanno bisogno di ricorrere né al ricovero ospedaliero né all'anestesia generale.

Per le cisti tiroidee viene utilizzata l’iniezione percutanea di etanolo che consiste nell’iniettare piccole quantità di etanolo nelle cisti dopo aver aspirato il liquido contenuto in esse

spiega Papini, proseguendo:

questo trattamento dura pochi minuti, non ha costi se non quelli dell’etanolo sterile, è minimamente doloroso e soprattutto sicuro.

Per i noduli si usa invece l’ablazione termica che può essere eseguita con due tecniche: mediante laser oppure elettrodi.

Con entrambe le metodiche l’aumento di temperatura del tessuto tiroideo provoca un danno cellulare localizzato e irreversibile che porta ad una diminuzione del volume nodulare di circa il 50% che persiste per anni dopo una sola seduta.

Dopo il trattamento

Purtroppo l'uso di queste nuove tecniche non esclude la possibilità che dopo il trattamento diventi necessario assumere per tutta la vita la levotiroxina, sostituto sintetico degli ormoni tiroidei. Anche in questo campo sono però stati fatti notevoli passi in avanti.

Alcuni recenti contributi nel campo della farmacologia consentono ora di ricorrere a nuove soluzioni terapeutiche

rassicura Papini, spiegando ad esempio che

l’impiego dell’ormone tiroideo in soluzione liquida o in capsule molli che possono garantire un migliore assorbimento del principio attivo e una migliore aderenza del paziente alla terapia grazie alla facilità di assunzione.

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