Gli integratori di erbe fanno male al fegato? Conferme da un nuovo studio

Un aumento di patologie e affaticamento epatico è stato spiegato da un gruppo di ricercatori statunitensi: la colpa è dei rimedi naturali presi senza controllo medico.

Cattive notizie per coloro che credono nel potere salvifico degli integratori di erbe o alimentari per supplire a presunte mancanze di nutrienti: uno studio dell'American Association for the Study of Liver Diseases pubblicato sulla rivista Hepatology ha rivelato che l'aumento di patologie e danni a carico del fegato è dovuto proprio all'utilizzo errato e senza controllo dei tanto amati integratori di erbe, che sulla lunga distanza temporale possono causare problemi a livello epatico.

Stando alla ricerca effettuata nel nuovo studio, che ha preso in esame 839 pazienti negli ultimi 10 anni, i casi di danni epatici da integratori di erbesono cresciuti del 13 per cento passando dai 7 ai 20 punti di percentuale tra i pazienti monitorati dal DILIN, il Drug-Induced Liver Injury Network degli Stati Uniti che tiene unita la rete delle cliniche specifiche in epatopatie.

Ciò che hanno scoperto i ricercatori è che le patologie epatiche causate da integratori di erbe sono maggiormente frequenti nelle donne di mezza età, che magari consumano i suddetti integratori per rimettersi in forma assieme all'attività fisica; ma altrettanto peso lo hanno gli integratori di vitamine o le "sbobbe" da bodybuilder per potenziare l'aumento della massa muscolare.

Questi integratori vanno ad affaticare l'attività del fegato e sulla lunga possono portare a interventi per salvaguardare le funzionalità epatiche, come ad esempio i trapianti o le asportazioni parziali di parti dell'organo danneggiate, ma il dato che ha preoccupato maggiormente i ricercatori è proprio l'alto numero di morti causate dal consumo degli integratori che progressivamente rovinano l'attività epatica, tanto che i ricercatori hanno rivelato di averli identificati come seconda causa più comune di patologie al fegato.

Una spiegazione è stata data da Victor Navarro, responsabile dell'Einstein Medical Center di Philadelphia:

Per immettere sul mercato integratori alimentari e fitoterapici sono necessarie meno evidenze di sicurezza rispetto a quelle richieste per i farmaci tradizionali. Il risvolto della medaglia è che con questo minor controllo aumenta la probabilità di avere effetti collaterali pericolosi, se non addirittura fatali.

Gli fa eco il farmacologo italiano Arrigo Cicero dell’Università di Bologna, che puntualizza una raccomandazione fondamentale: non tutto ciò che è naturale è "sano" per il nostro corpo e non dobbiamo dimenticare che la moderna farmacopea si basa anche su conoscenze e principi attivi appartenenti al passato.

I rimedi fitoterapici, per esempio, agiscono con meccanismi farmacologici che sono simili a quelli dei farmaci tradizionali, e proprio per tale motivo, prima di assumerli bisognerebbe valutare con attenzione i possibili benefici e gli eventuali rischi.

Via | Wiley

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