Benessereblog Salute Malattie L’ADHD: il deficit di attenzione e iperattività, una sindrome che coinvolge bambini e adulti

L’ADHD: il deficit di attenzione e iperattività, una sindrome che coinvolge bambini e adulti

E' sempre più diagnosticata, ma secondo alcuni il numero di casi sarebbe sospetto. Ecco di cosa si tratta (e come si tratta)

L’ADHD: il deficit di attenzione e iperattività, una sindrome che coinvolge bambini e adulti

Si chiama ADHD. Forse non tutti sapranno sciogliere questa sigla, ma in molti, sempre di più, ne avranno sentito parlare. E’ la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (in inglese “Attention-Deficit Hyperactivity Disorder”), una patologia già sulla bocca di tutti dopo il trionfo al festival di Cannes di “Mommy“, il film di Xavier Dolan incentrato sulla vita di un ragazzo iperattivo, e recentemente tornata alla ribalta delle cronache in occasione dell’uscita di “Adhd – Rush Hour“, il documentario in cui Stella Savino racconta come possa essere difficile confrontarsi con questa problematica.

Il motivo di queste difficoltà risiede forse il fatto che nemmeno all’interno della comunità scientifica si è ancora capito se è davvero opportuno definire l’ADHD come una vera e propria malattia? Oppure è dovuto al fatto che, nonostante il dibattito sul tema sia ancora acceso, i pazienti, che al momento della diagnosi sono in genere bambini, vengano “curati” con farmaci dai numerosi effetti collaterali, incluso il rischio di suicidio? La situazione è arrivata a un punto tale da sollevare addirittura le preoccupazioni dell’ONU, che parlando di emergenza sanitaria ha invitato le autorità competenti a valutare la possibilità che i casi di ADHD siano in realtà sovrastimati e ha chiesto di mettere un freno all’uso eccessivo del metilfenidato, anfetamina classificata fra i narcotici così come la morfina e la cocaina e contenuta nel Ritalin, farmaco prescritto a molti bambini cui viene diagnosticata la sindrome.

Rispondere ai molti dubbi che da più parti vengono sollevati sul “caso ADHD” sembra per ora impossibile. Ecco ciò che si sa di quella che sembra essere una delle epidemie del secolo.

La diagnosi dell’ADHD nei bambini e negli adulti

bambini

Non esiste un test strumentale o un’analisi di laboratorio in grado di accertare la presenza dell’ADHD. La diagnosi del problema, che ha molte caratteristiche in comune con vari disturbi (ad esempio alcuni problemi di apprendimento), si basa su criteri stabiliti dal manuale diagnostico e statistico dell’American Psychiatric Association (il DSM), giunto nel maggio 2013 alla sua quinta edizione.

Secondo le nuove indicazioni i sintomi devono comparire entro i 12 anni anziché entro i 6 indicati precedentemente. Fino ai 16 anni di età la diagnosi può essere formulata solo in presenza di almeno 6 sintomi in più ambienti diversi, mentre a partire dai 17 anni (e quindi anche negli adulti) i sintomi presenti in contemporanea devono essere almeno 5.

I disturbi riscontrati devono delineare un quadro di disattenzione o di iperattività e di impulsività (o entrambi) che interferiscono con le attività quotidiane o con lo sviluppo. Per quanto riguarda il deficit di attenzione i possibili problemi includono:

  • l’incapacità di concentrarsi sui dettagli o la propensione a fare errori dovuti a superficialità;
  • avere problemi a mantenere l’attenzione;
  • dare l’impressione di non ascoltare quando si è il destinatario delle parole;
  • non seguire le istruzioni e non portare a termini compiti e impegni;
  • avere difficoltà ad organizzare compiti e attività;
  • evitare, non amare o essere riluttanti all’idea di affrontare compiti che richiedono uno sforzo mentale per tempi prolungati;
  • perdere oggetti necessari per portare a termine i proprio compiti o impegni;
  • distrarsi facilmente;
  • essere smemorati.

L’iperattività e l’impulsività possono invece manifestarsi con sintomi come:

  • muovere in continuazione le mani o i piedi o contorcersi sulle sedie;
  • alzarsi quando si dovrebbe restare seduti;
  • correre qua e là o arrampicarsi quando non è il momento di farlo;
  • l’incapacità di partecipare a attività ricreative in modo tranquillo;
  • sembrare sempre “a mille”, come se si fosse alimentati da un motore;
  • parlare eccessivamente;
  • rispondere alle domande prima che finiscano di essere formulate;
  • non saper aspettare il proprio turno;
  • interrompere gli altri nei discorsi o nelle situazioni.

L’ADHD può presentarsi in 3 forme: quella in cui predominano i sintomi del deficit di attenzione, quella in cui predominano i sintomi dell’iperattività e una forma combinata in cui compaiono sia i sintomi del deficit di attenzione che quelli dell’iperattività. La forma con cui si manifesta il disturbo può variare nel corso del tempo, ma in tutti e 3 i casi i problemi devono essere presenti da almeno 6 mesi e per poter parlare di ADHD i sintomi devono presentarsi prima dei 12 anni, devono manifestarsi in almeno due ambienti (ad esempio sia a casa che a scuola), devono interferire significativamente con la quotidianità o ridurne la qualità e non devono essere presenti solo in concomitanza con disturbi psicotici. Inoltre deve poter essere possibile escludere che si tratti di un altro disturbo psichiatrico.

Foto| Flickr

Come affrontare l’ADHD: i trattamenti

Allergia ai farmaci

L’ADHD non è considerato un disturbo curabile, ma secondo gli esperti può essere gestito efficacemente. I possibili trattamenti sono molti e molto diversi fra loro; spesso la soluzione scelta è una combinazione tra la terapia farmacologica e quella comportamentale, ma non esiste la ricetta perfetta e lungo il percorso è importante essere pronti a cambiare strategia.

Per quanto riguarda i farmaci, il trattamento dell’ADHD può prevedere l’assunzione di stimolanti o di farmaci non stimolanti. Data la variabilità nella risposta, i medici potrebbero tentare con al somministrazione di terapie diverse prima di trovare quella più adatta al caso.

Anche una volta identificata la migliore non si può però prescindere da una terapia comportamentale, fondamentale non solo per gestire i comportamenti del bambino a scuola o dell’adulto al lavoro, ma anche le relazioni in famiglia. Tale terapia può includere la creazione di routine quotidiane, una maggiore organizzazione, evitare distrazioni, limitare le possibilità di scelta, cambiamenti nelle modalità di interazione con il bambino iperattivo, dare ricompense ma anche imporre una disciplina, aiutare i ragazzi a scoprire le proprie capacità.

Ma non finisce qui: anche i genitori e gli educatori devono essere aiutati a interagire con i bambini iperattivi e ricevere un supporto adeguato. E forse è proprio questo il punto debole del “caso ADHD”.

Come spiega Stella Savino nei paesi anglosassoni, dove il sistema scolastico si basa molto sulla competizione, la percezione della malattia è altissima. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’ADHD è diagnosticata all’11% dei bambini, mente in Italia, paese in cui l’attenzione sociale alla famiglia è ancora molto forte, sembra riguardare solo l’1% della popolazione più giovane. Purtroppo chi è alla ricerca di una soluzione rapida corre il rischio di appoggiarsi esclusivamente sui farmaci, mentre regola vorrebbe che prima di arrivare alla terapia farmacologica si tentino tutti i possibili approcci comportamentali. La stessa Savino sottolinea che il suo obiettivo non era denunciare le case farmaceutiche, ma il problema dell’esistenza di un lecito dubbio che a volte si finisca per abusare della “facile” soluzione offerta dai farmaci rimane, anche alla luce di riflessioni come quella di Stefano Canali, docente di Storia della Medicina e Bioetica alla SISSA (la Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati di Trieste che ha collaborato alla realizzazione del documentario.

L’ADHD e il modo in cui viene diagnosticata assomiglia ad altre “sindromi” apparse e scomparse, legate al periodo storico

ha spiegato Canali.

E’ successo quando venivano reputate tali l’omosessualità o l’isteria.

Per quanto riguarda l’ADHD, il dubbio che non si tratti di un problema da trattare come viene trattato attualmente sembra rimanere vivo nel pensiero di molti.

Se volete sapere di più sul documentario di Stella Savino guardate il video in apertura di questo post.

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Via | CDC; ANSA

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