Mondiali di calcio 2014, ecco cosa scatta nel cervello dei tifosi

Perché le partite della nazionale sono seguite da un pubblico così vasto e appassionato? La parola all'esperto

A molti sembra che i mondiali di calcio 2014 non interessino per niente. Nella maggior parte dei casi si tratta di non appassionati di questo sport, ma bisogna ammettere che quando a scendere in campo è la nazionale, e quando lo fa in occasione di un campionato come quello che si sta disputando in questi giorni, anche molti fra coloro che dichiarano apertamente di non amare particolarmente il calcio si ritrovano di fronte a uno schermo a fare il tifo per gli azzurri. Se, poi, la squadra dà soddisfazioni come quella della prima partita giocata in questo mondiale è facile cadere in tentazione e ritrovarsi a tifare anche durante il match successivo, magari aspettando con trepidazione il fischio di inizio.

Cosa scatta esattamente nel cervello perché accada tutto ciò? E quali sono i fenomeni che animano la mente durante eventi di questo tipo? A spiegarlo è Piero Barbanti, responsabile del Centro per la diagnosi e la cura delle cefalee e del dolore dell’IRCCS San Raffaele Pisana.

Il primo aspetto è l’attesa dell’evento, che vuol dire motivazione ed energia

spiega l'esperto.

Il sistema vegetativo, il nostro ministro degli interni, indirizza progressivamente la vita viscerale dal tram tram quotidiano verso l’inquietudine, tramite una attivazione simpatica adrenergica. Il risultato è una sensazione di maggiore di vitalità.

cervello tifosi

L'elemento eccitante per il tifoso è però un altro: il senso del rischio che si accende durante la partita, che è anche più stimolante rispetto al risultato finale.

E’ dimostrato che il “piacere per la ricompensa” (reward) è elevatissimo nelle condizioni di massimo rischio (cioè il soggetto non sa se vincerà o perderà) e minimo nelle condizioni estreme (quando sa di aver perso o di avere vinto)

spiega Barbanti. Questi meccanismi coinvolgono il neurotrasmettitore dopamina e una serie di circuiti che vanno dalla corteccia cerebrale, un'area del cervello che in genere agisce come una sorta di freno per gli impulsi, a nuclei profondi come lo striato ventrale e l’accumbens.

Al di là di questi meccanismi l'esperto riconosce anche un altro aspetto:

è indiscutibile che i mondiali costituiscono un’occasione irripetibile di socialità e felicità collettiva in un mondo in cui accostiamo ma non amalgamiamo con l’altro le nostre esperienze emotive.

I mondiali di calcio, insomma, sono un pretesto per fermarsi un po', stare in compagnia e ritrovarsi in un clima amichevole. Forse anche per questo riescono a portare di fronte allo schermo anche chi dichiara di non amare questo sport.

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