A cosa serve l'embolizzazione? Le indicazioni e le controindicazioni

A cosa serve l’intervento di embolizzazione, come viene eseguito e quali sono i possibili effetti collaterali?

L’embolizzazione è un intervento minimamente invasivo che consiste nell'occlusione di determinati vasi sanguigni mediante l'introduzione di emboli. Tale intervento viene eseguito generalmente in presenza di patologie come tumori maligni del fegato, vene varicose, aneurismi, o per il trattamento dei fibromi uterini, del varicocele pelvico e così via. Si tratta di un intervento che può offrire molti benefici per il paziente, con tempi di recupero abbastanza ridotti. L’embolizzazione viene generalmente eseguita mediante anestesia locale.

Ma come viene eseguito questo genere di intervento? Il paziente dovrà innanzitutto informare il proprio medico in merito alla presenza di eventuali disturbi o malattie di cui potrebbe non essere a conoscenza, in merito ad un’eventuale gravidanza in corso e in merito all’utilizzo di qualunque genere di farmaci.

Detto questo, al fine di osservare in maniera chiara i vasi sanguigni del paziente, il radiologo interventista inietterà del liquido di contrasto, ed utilizzerà delle apparecchiature a raggi X per visualizzare al meglio la zona interessata. Quindi, verrà inserito un catetere all'interno del vaso, e verrà posizionato nella posizione da trattare. A questo punto, verrà iniettato del materiale embolizzante che bloccherà i vasi che alimentano la malformazione da curare.

embolizzazione

La durata della procedura dipende dalle condizioni del paziente e dal tipo di patologia trattata. Gli effetti collaterali più comuni dovuti all’embolizzazione consistono generalmente in una sensazione di dolore nella parte embolizzata, febbre, vomito, nausea ed inappetenza, tutti sintomi che possono essere attenuati mediante la somministrazione di farmaci per via orale o endovenosa.

Il tempo di recupero dipende dalle condizioni cliniche del paziente.

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via | Btg-im.com, Gerad.it

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