L'ansia da tg e cattive notizie influisce sullo stato d'animo e le relazioni

Tg sempre più neri, format costruiti sulla tragedia familiare del momento, tragedie seguite 24 ore su 24 anche nei loro aspetti giornalisticamente irrilevanti: che effetto hanno sul nostro equilibrio psicologico e come influenzano il nostro comportamento? Ne parla Graham Davey, psicologo specializzato in disturbi d'ansia, autore di Worrying and its psychological disorders. Negli ultimi trent'anni i programmi televisivi hanno posto sempre più enfasi sul lato oscuro dell'uomo: crimini, frodi, omicidi, tradimenti, slealtà, bugie, ingiustizie. Alla voglia di informare, come fa notare Bob Franklin, docente di giornalismo, si è sostituita la necessità di intrattenere con contenuti forti. Da qui una selezione delle notizie votata al sensazionalismo piuttosto che alla razionalità e ad una presentazione dei fatti distaccata e poco emotiva.

Tutto questa corsa al suscitare la reazione empatica degli spettatori non è priva di conseguenze sull'umore e sullo stato d'animo. In un test su un campione di spettatori effettuato nel 1997 Davey ha riscontrato ansia, tristezza, sconforto nelle persone esposte a notiziari (bastano tg di 14 minuti) tutti incentrati su cronaca nera, malattie fatali e bollettini di guerra.

Ma c'è di più: la continua e martellante esposizione alle brutte notizie riesce persino a cambiare il nostro modo di percepire i problemi. Le preoccupazioni si ingigantiscono, si tende a parlare più spesso dei propri problemi, a drammatizzarli. Le preoccupazioni persistenti, i pensieri negativi ossessivi possono turbare profondamente il nostro equilibrio ed incidere sui rapporti con gli altri.

Le osservazioni di Davey fanno riflettere anche sul clima di sfiducia sociale che si è venuto ad instaurare negli ultimi mesi, complice non solo la crisi economica ma anche e soprattutto questa tendenza, molto pericolosa, ad etichettare ogni sforzo di fidarsi, ricostruire, sperare ancora ed aprirsi agli altri come inutile tanto tutto resta uguale. Dalla politica al lavoro, dalle relazioni all'informazione, questo portare a galla e veicolare solo le informazioni e le emozioni negative, spesso esacerbandole, non può che peggiorare le cose.

Bisogna prestare molta attenzione quando si fa informazione perché ad un ascolto superficiale non tutti sono in grado di distinguere tra il singolo caso e la realtà. E mostrare tutto nero, senza vie d'uscita, accresce un senso di ansia ed infelicità diffuso che scoraggia al cambiamento ed all'apertura verso gli altri di cui abbiamo bisogno per stare bene e diventare parte integrante della soluzione.

Foto | The Wall Free

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