Ogm e salute, uno studio lancia l'allarme: i residui di erbicidi sulla soia sono preoccupanti

Scienziati norvegesi hanno rilevato "livelli estremi" del principio attivo del Roundup sulle piante geneticamente modificate coltivate negli Stati Uniti

La sicurezza dell'uso degli ogm, in particolare delle piante geneticamente modificate, è un argomento che continua a mantenere accesi i dibattiti sulla sicurezza agroalimentare. Il problema è particolarmente sentito in Europa, dove la coltivazione di queste piante è osteggiata in molte nazioni.

In realtà le autorità europee sembrano fornire rassicurazioni sui paventati rischi della coltivazione delle piante geneticamente modificate. Un nuovo studio getta però ombre sulla sicurezza del loro uso a scopo alimentare e mangimistico. Un gruppo di ricercatori guidati da Raul Primicerio dell'Arctic University of Norway (Tromsø, Norvegia) ha infatti rilevato “livelli estremi” dell'erbicida Roundup, un composto tossico per la salute umana, sulla soia geneticamente modificata.

In questo caso i rischi associati al consumo di ogm non sarebbero quindi legati alla modificazione genetica in sé e per sé, ma ai trattamenti con erbicidi che quest'ultima rende possibili. La soia geneticamente modificata in questione è stata infatti messa a punto per sopravvivere al trattamento con il Roundup (non a caso il nome con cui è conosciuta è “Roundup Ready”), che invece uccide le “erbacce” che possono infestare le coltivazioni. Tuttavia l'uso dell'erbicida ha portato alla comparsa di “super-erbacce” resistenti alla sua azione. Per far fronte a questo fenomeno del tutto naturale dal punto di vista evolutivo gli agricoltori hanno aumentato le quantità di Roundup spruzzate nei campi. Di conseguenza, sono aumentate anche le preoccupazioni sulle quantità di erbicida che può finire sui fagioli di soia e, quindi, nella catena alimentare.

soia erbicidi

Per questo motivo gli autori di questo studio – che sarà pubblicato sul numero della rivista Food Chemistry del prossimo 15 giugno, ma che è già disponibile nella sua versione online – hanno confrontato la quantità di questo e altri erbicidi e di diversi pesticidi presenti in campioni di soia provenienti da 31 differenti coltivazioni statunitensi. La soia analizzata era fondamentalmente di 3 tipi: soia “Roundup Ready”, soia non geneticamente modificata coltivata secondo i metodi dell'agricoltura tradizionale (quindi anche utilizzando erbicidi e pesticidi) e soia coltivata secondo i metodi dell'agricoltura biologica.

Le analisi condotte hanno rilevato livelli elevati di Roundup nel 70% delle piante geneticamente modificate. In particolare, Primicerio e collaboratori hanno rilevato quantità dell'erbicida pari a una media di 9 milligrammi per chilogrammo di soia, dosi a quanto pare da considerare preoccupanti anche a detta della stessa Monsanto, multinazionale produttrice del Roundup e della soia Roundup Ready. Nel 1999, infatti, sarebbe stata proprio Monsanto a definire “livelli estremi” dell'erbicida concentrazioni pari a 5,6 milligrammi per chilogrammo di pianta.

Questo studio

hanno concluso gli autori della ricerca

dimostra che la soia Roundup Ready potrebbe portare con sé alti livelli residui di glifosato [il rpincipio attivo del Roundup, ndr].

La mancanza di dati sui residui di pesticidi nelle principali piante coltivate rappresenta una seria mancanza di conoscenze con potenziali conseguenze per la salute umana e degli animali.

soia

Che ci sia motivo per preoccuparsi sarebbe confermato anche da un altro studio, pubblicato nello scorso mese di gennaio sulla rivista Environmental & Analytical Toxicology da un gruppo di ricercatori dell'Università di Lipsia (Germania) che ha confermato che il glifosato può accumularsi in concentrazioni elevate sia in diversi organi delle vacche da latte che nelle urine umane e di coniglio. E secondo gli autori non c'è dubbio:

la presenza di residui di glifosato sia nell'uomo che negli animali potrebbe trascinare l'intera popolazione verso numerosi rischi per la salute.


    Benessereblog ha contattato Monsanto Italia per un commento sui risultati dello studio pubblicato su Food Chemistry ed è in attesa di una risposta. Eventuali aggiornamenti saranno tempestivamente pubblicati.

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Via | EWG
Foto | da Flickr di UnitedSoybeanBoard e martindiepeveen

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