Manicure e cancro alla pelle, il rischio aumenta davvero?

Un nuovo studio riporta l'attenzione sulla possibilità che l'uso delle lampade Uv per asciugare i gel per unghie possa aumentare il rischio di tumori come il melanoma

I rischi per la salute associati all'uso delle lampade abbronzanti non sono più un mistero ormai da tempo. Le radiazioni ultraviolette che permettono di regalarsi una tintarella anche lontano da spiagge assolate sono state infatti inequivocabilmente associate all'aumento del rischio di melanoma, una forma di cancro alla pelle sempre più diffusa anche in giovane età. Ma cosa dire a proposito delle lampade Uv utilizzate per asciugare gel e altre sostanze utilizzate per regalarsi una manicure perfetta?

Anche se in passato alcuni studi hanno smorzato le preoccupazioni sul potenziale cancerogenico di queste apparecchiature oggi una nuova ricerca pubblicata su JAMA Dermatology sottolinea come anche se il rischio di sviluppare un cancro alla pelle a causa delle lampade utilizzate durante le manicure deve continuare ad essere considerato basso, eccedere con questi trattamenti può danneggiare il DNA delle cellule della pelle, un fenomeno che aumenta il rischio di sviluppare un tumore. In particolare, la possibilità di avere a che fare con danni al DNA può aumentare con 8-14 manicure effettuate in un periodo di 24-42 mesi.

Gli indizi del passato e le nuove prove

lampade manicure

Già nel 2009 uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology da Deborah MacFarlane e Carol Alonso, esperte di dermatologia e chirurgia plastica dell'Università del Texas (Houston, Usa) aveva portato l'attenzione sulla possibile associazione tra le lampade Uv utilizzate per la manicure e l'insorgenza del cancro alla pelle raccontando il caso di due utilizzatrici di questi strumenti senza una storia personale o famigliare di tumori alla pelle che hanno sviluppato una neoplasia sul dorso delle mani.

All'epoca i dati a disposizione, estremamente esigui, non hanno permesso di verificare se l'ipotesi di un'associazione fra la manicure e la comparsa del tumore fosse o meno plausibile. Questo nuovo studio, condotto da un gruppo di ricercatori della Georgia Regents University di Augusta (Stati Uniti) guidato da Lyndsay Shipp, ha analizzato più accuratamente il fenomeno misurando la quantità di radiazioni ultraviolette emesse da diversi modelli di lampade Uv utilizzate durante le manicure, valutando i livelli di esposizione anche in base alla posizione delle mani al loro interno. Infatti come ha spiegato Shipp

c'è una grande variabilità nella quantità di luce proveniente da questi apparecchi.

In totale i ricercatori hanno analizzato gli Uv emessi da 17 lampade in uso in 16 diversi saloni di bellezza, confermando così la grande variabilità nella dose di radiazioni Uv-A emesse dalle lampade negli 8 minuti richiesti per asciugare o solidificare le unghie. Le quantità maggiori sono quelle emesse dalle lampade caratterizzate dalla potenza più alta, ma le differenze nella quantità di radiazioni cui sono esposte le mani sono risultati dipendenti anche dalla posizione delle mani nell'apparecchio.

In generale, l'esposizione varia da “appena percettibile” a “significativa”, ma secondo i ricercatori una singola manicure non espone a dosi di Uv-A sufficienti a indurre il cancro. Non solo, secondo Shipp e colleghi

anche con numerose esposizioni il rischio di carcinogenesi resta basso.

Infatti con nessuna delle lampade prese in considerazione si raggiungono i circa 60 joule per centimetro quadrato necessari per aumentare il rischio di cancro.

Tuttavia i ricercatori sottolineano che i dati raccolti portano a stimare che sottoponendosi a 8-14 manicure nell'arco di 24-42 mesi si aumenta la possibilità di causare danni al DNA della pelle.

I consigli degli esperti

lampade uv manicure

Questo nuovo studio sembra poter tranquillizzare le amanti della manicure al gel, confermando che il potenziale cancerogenico delle lampade Uv utilizzate durante il trattamento delle unghie non è paragonabile a quello delle lampade abbronzati. Tuttavia, seppur piccolo un rischio permane.

I nostri dati

sottolineano Shipp e colleghi

suggeriscono che anche con numerose esposizioni il rischio di carcinogenesi resta basso. Detti ciò, concordiamo con quanto detto precedentemente da altri autori che hanno raccomandato l'uso di schermi protettivi che blocchino fisicamente le radiazioni o guanti che proteggano dali Uv-A per limitare il rischio di carcinogenesi e di photoaging.

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Via | EurekAlert!
Foto | da Flickr di jonlarge e lwpkommunikacio

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