Salute, gli italiani stanno meglio ma la spending review mette in pericolo il SSN

Il rapporto Osservasalute 2013 fotografa un paese paradossale: la salute degli italiani migliora, ma al tempo stesso la spending review governativa rischia di tagliare le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.

Italia paese di santi, poeti e navigatori? Anche, ma soprattutto paese in salute: stando all'ultimo rapporto Osservasalute del 2013, frutto del lavoro di 165 esperti coordinati da Walter Ricciardi e pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane con sede presso l'Università Cattolica di Roma, gli italiani vivono di più e meglio.

L'aspettativa di vita è notevolmente migliorata perché sono diminuite le cause mortali di malattie del sistema cardiocircolatorio e anche i tumori sono maggiormente monitorati, consentendo tempestive diagnosi pre-cancerose; i numerosi investimenti nelle politiche di prevenzione, assieme alla ricerche diagnostiche e terapeutica, hanno aiutato a informare gli italiani e a renderli più attenti alla propria salute. Anche lo stile di vita fa registrare un lieve segnale di miglioramento, con il taglio obbligato nel consumo di alcol e sigarette, ma paradossalmente la forma fisica del nostro Paese è sempre in peggioramento: gli italiani mangiano comunque troppo rispetto agli standard, col risultato generale di essere sempre più grassi malgrado aumenti l'attenzione verso la varietà del cibo da consumare.

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Ma non è questo l'unico paradosso del nostro Paese dal punto di vista della salute: mentre siamo comunque più in salute nonostante la sedentarietà, sono i servizi ospedalieri ad andare nel caos: i tagli del Governo per la cosiddetta spending review penalizzeranno ulteriormente il già minato Servizio Sanitario Nazionale, che si trova progressivamente sguarnito di medici e servizi e dovrò quindi affrontare

difficoltà nel breve e nel lungo termine, sia a causa di una riduzione dei servizi di salute offerti alla popolazione, sia a causa di un aumento della spesa sanitaria sul lungo periodo determinato dall'effetto boomerang della riduzione degli investimenti in prevenzione e diagnosi precoce.

Questo è il vero paradosso: in un paese che sta bene non si continua nell'ottimo lavoro di prevenzione e informazione del passato, ma si preferisce tagliare proprio quelle risorse che hanno permesso ai cittadini di avere un quadro di salute migliore. E' stato calcolato che in 10 anni è raddoppiata la spesa sostenuta dagli italiani per i farmaci e le prestazioni proprio perché la riduzione degli investimenti in politiche di prevenzione e diagnosi precoce hanno estratto dalle tasche degli italiani sempre più soldi pur di tenersi adeguatamente monitorati. Walter Ricciardi dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute ha commentato la presentazione del rapporto fornendo una descrizione del pericolo concreto che corre la Sanità italiana:

La spending review rischia di far saltare il Servizio Sanitario Nazionale, determinando difficoltà nel breve e nel lungo termine, sia a causa di una riduzione dei servizi di salute offerti alla popolazione, sia a causa di un aumento della spesa sanitaria sul lungo periodo determinato dall'effetto boomerang della riduzione degli investimenti in prevenzione e diagnosi precoce. La riduzione della spesa pubblica per contenere il debito e rispettare i vincoli di bilancio concordati con l’Europa mettono a rischio l’intero sistema di welfare italiano. Infatti, se prevarranno gli interventi basati su tagli lineari potremmo avere seri problemi a mantenere gli attuali standard della sanità pubblica.

Staremo anche meglio, ma smantellare il Servizio Sanitario Nazionale non è sicuramente la strada migliore per ricordarcelo, come sottolinea il professor Ricciardi:

Il futuro sarà negativo se non si è in grado di cogliere questa fase di ristrettezze economiche come un’opportunità per migliorare l’efficienza del sistema, eliminando la corruzione e gli sprechi reali che affliggono il nostro sistema pubblico. Per quanto osservato nel Rapporto, è fondamentale incrementare le risorse per la prevenzione primaria attraverso interventi sotto forma d’investimenti destinati ad avere alti rendimenti futuri. Al contrario, trascurare le politiche di prevenzione significa dissipare i progressi osservati in questi anni e, addirittura, rischiare di arretrare in termini di salute.

Via | Ansa, LiberoQuotidiano

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