Scambio di embrioni al Pertini confermato, gemellini contesi in tribunale?

I possibili genitori naturali dei due piccoli si sono già rivolti alla Procura. Intanto proseguono indagini e accertamenti genetici


    Aggiornamento del 17 Aprile. Le analisi condotte su campioni di Dna e di saliva hanno confermato lo scambio di embrioni.

    Secondo le notizie diffuse le coppie coinvolte nell'errore, alla cui base sembra ormai essere certo esserci una confusione fra i cognomi dei pazienti coinvolti, sarebbero solamente 2 delle 4 che si sono sottoposte al trasferimento degli embrioni nell'utero lo scorso 4 dicembre all'ospedale Pertini di Roma.

    Nel frattempo è stato aperto un fascicolo contro ignoti ed è stato nominato un nuovo responsabile della struttura che al Pertini si occupa della procreazione medicalmente assistita.

    22 Aprile. Sono più di uno gli operatori sanitari che potrebbero aver contribuito allo scambio di embrioni e le responsabilità dell'errore potrebbero ricadere su più persone. Al momento sono in corso gli accertamenti del caso e i NAS stanno raccogliendo tutta la documentazione che potrebbe essere utile a venire a capo della situazione.

Com'era facilmente immaginabile, la vicenda dello scambio di embrioni durante le procedure di procreazione medicalmente assistita che sarebbe avvenuto lo scorso 4 dicembre all'ospedale “Sandro Pertini” di Roma non ha tardato a coinvolgere la Procura. Se infatti, da un lato, la donna che ha scoperto di portare in grembo due gemellini che biologicamente non sarebbero suoi figli sembra aver da subito dichiarato la volontà a crescerli come se fossero suoi, dall'altro la coppia che si è sottoposta con insuccesso al trasferimento di embrioni nella stessa infausta giornata ha presentato un esposto facendo sapere che

se ci sarà la prova inconfutabile che quei gemellini nasceranno da un embrione nostro, faremo di tutto per averli. Sono figli nostri.

L'avvocato della coppia, Pietro Nicotera, ha già anticipato quanto questo caso sia difficile.

Non c’è giurisprudenza, su un caso come questo. Esiste un vuoto legislativo.

Le nuove analisi genetiche e le indagini in corso

scambio embrioni pertini

Nel frattempo la Direzione Generale della Asl Roma B, cui fa capo l'ospedale “Sandro Pertini”, insieme alla Commissione Interistituzionale, ha contattato tutte le coppie che potrebbero essere state coinvolte nello scambio, che si sono dichiarate disponibili a collaborare a tutti gli accertamenti del caso. In particolare, le parti coinvolte sono giunte ad un accordo che consentirà di confrontare i campioni di Dna dei due gemellini, conservato presso il centro in cui sono stati effettuati gli esami, con quello di tutte le coppie coinvolte.

Gli esami, ha sottolineato Vitaliano De Salazar, direttore generale della Asl Roma B,

saranno effettuati con procedure non invasive e ripetibili, d'intesa tra la commissione della Asl Rm/B e il consulente della coppia. Richiederanno tempi brevi e nel contempo daranno un risultato scientificamente attendibile.

Per quanto riguarda, invece, le verifiche disposte dal Ministero della Salute presso il Centro per la fecondazione medicalmente assistita "non sarebbero stati messi in luce errori di sistema". L'ipotesi più accreditata sull'origine dello scambio resta quindi quella di una fatale confusione fra i cognomi dei pazienti. Un'ipotesi che troverebbe riscontro anche nei racconti della donna assistita dall'avvocato Nicotera:

Ero in sala d’attesa con mio marito. Insieme con noi, c’erano le altre coppie. Ero tesa, emozionata. A un certo punto mi ha chiamato un’infermiera e mi ha detto: “Prego, signora, venga”. Sono entrata nella sala, saranno passati una decina di minuti e quella stessa infermiera mi ha detto: “Ci scusi, signora. Ma non tocca a lei: ha un cognome simile a un’altra, l’abbiamo chiamata per errore”. Sono uscita e ho aspettato nuovamente che arrivasse il mio turno. Lì per lì, non ho avuto alcun sospetto. Certo, sapendo quello che è accaduto adesso mi spiego molte cose...


    Aggiornamento. Secondo l'avvocato Filomena Gallo, segretario nazionale dell'Associazione Luca Coscioni,

    la coppia biologicamente genitoriale finirà per avere ragione perché i fatti accaduti non sono riconducibili ad una eterologa con consenso della coppia. La coppia che porta avanti la gravidanza ha firmato un consenso informato per accesso a tecniche omologhe ma a sua insaputa è stata applicata un'altra tecnica.

    Lo si legge sulla pagina Facebook dell'Associazione.

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Via | Corriere della Sera; Agi; Adnkronos

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