Anche i pacemaker a rischio hacker: possono farli esplodere!

Anche i pacemaker a rischio hacker: possono farli esplodere!

Si allunga la lista degli oggetti vulnerabili ad un attacco di hacker. E non si tratta di un nuovo modello di pc o di un cellulare, ma del cuore umano. Più precisamente – riporta oggi il New York Times – gli hacker potrebbero “infiltrarsi” in un pacemaker di ultima generazione, i minuscoli generatori che attraverso […]

Si allunga la lista degli oggetti vulnerabili ad un attacco di hacker. E non si tratta di un nuovo modello di pc o di un cellulare, ma del cuore umano.

Più precisamente – riporta oggi il New York Times – gli hacker potrebbero “infiltrarsi” in un pacemaker di ultima generazione, i minuscoli generatori che attraverso piccole scosse al cuore aiutano il ritmo cardiaco o scandiscono quello dei cuori artificiali. (Foto tratta da Flickr, spinneur)

E' successo in via sperimentale in un laboratorio del Massachusetts, dove alcuni ricercatori hanno intercettato un defibrillatore cardiaco impiantabile (che, ovviamente, non era collegato ad un paziente).

Sono riusciti a leggere, modificare e cancellare il database del congegno, che contiene informazioni relative al paziente: nome, data di nascita, terapia e altre informazioni mediche.

Hanno sollecitato shock defribillanti quando non servivano e li hanno annullati quando invece sarebbero stati necessari. Gli hanno scaricato le batterie. L'hanno persino fatto esplodere.

E il tutto senza nemmeno avvicinarsi al dispositivo. “Il defibrillatore – spiega uno dei ricercatori – riceve segnali wireless. Più diventano sofisticati, in grado di collegarsi a Internet e al wireless, più si fanno concreti i rischi che si colleghino ad altri congegni. Ma non vogliamo preoccupare i pazienti – conclude – penso che non renderemmo loro un buon servizio”.

Le migliaia di persone con impiantato un pacemaker possono veramente stare tranquille. Se mai ad un hacker venisse in mente di sabotare un pacemaker, dovrebbe procurarsi un'attrezzatura da 30mila dollari ed essere assistito da un'equipe di specialisti dell'Università di Washington e dell'Università del Massachusetts per interpretare i dati provenienti dal segnale del defibrillatore.

Lo studio completo sarà pubblicato a maggio su secure-medicine.org.

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