Aborto, il Lazio approva il day hospital per la RU486

Il Presidente del Consiglio Regionale ha firmato una delibera che permette il ricovero di un giorno per l'interruzione volontaria di gravidanza tramite pillola abortiva.

Nell'infinito dibattito sull'interruzione volontaria di gravidanza, dopo il recente caso di Valentina Magnanti che riguardava però principalmente la fecondazione eterologa e le diagnosi preimpianto, si inserisce nella giornata di oggi l'ultima delibera approvata dal Consiglio Regionale del Lazio: il presidente Nicola Zingaretti ha infatti apposto la propria firma sull'ultima decisione in merito all'aborto nelle strutture sanitarie laziali.

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D'ora in avanti sarà possibile decidere di abortire assumendo la pillola RU486 anche negli ospedali del Lazio, dopo una prima apertura iniziata dalla Regione Toscana lo scorso anno: non solo chirurgicamente, quindi, ma anche tramite la pillola abortiva. Altra novità è che si potrà effettuare in day hospital, senza ricorrere al sistema di ricovero ordinario che invece prevedeva tre giorni in ospedale per l'aborto medico tramite la pillola, a differenza di quello chirurgico che prevedeva solo un giorno di ricovero.

La decisione è stata presa proprio perché nell'ultima relazione annuale del ministero della Salute è stato sottolineato come il 76% della donne che si recava in ospedale per un’interruzione di gravidanza preferisse l'aborto chirurgico proprio per la possibilità del day hospital, non contemplata dall'aborto medico tramite pillola.

Positiva la reazione delle associazioni che difendono la Legge 194, perché in questo modo viene semplificata la procedura di interruzione di gravidanza nel Lazio. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha spiegato al Corriere della Sera cosa abbia motivato la decisione di presentare e firmare la delibera:

A questo si aggiunge il lavoro che, anche su istanze delle associazioni, stiamo portando avanti da 4 mesi insieme a tutti gli operatori dei consultori del Lazio con lo scopo di rilanciare e di restituire il giusto ruolo e la dignità che meritano questi servizi, nel campo della prevenzione, dell’assistenza e del diritto alla salute. In questo modo la Regione ha intrapreso un percorso di grande civiltà che tutela il diritto alla salute e il diritto di scelta della donna.

Proprio ad inizio mese il Consiglio d'Europa aveva bocciato l'Italia in merito alla interruzione volontaria di gravidanza, sostenendo che il nostro Paese violi i diritti civili delle donne che scelgono di abortire ponendo continui ostacoli burocratici e obiezioni di coscienza ad una scelta personale di per sé molto difficile.

Via | Corriere della Sera

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