Obiettori di coscienza in Italia, una mappa mostra le percentuali

Dopo giorni intensi di discussione sull'interruzione di gravidanza e sulla legge 40, una mappa degli obiettori di coscienza regione per regione.

La storia di Valentina Magnanti e del suo tragico aborto, rivelata ad inizio settimana, ha riacceso da giorni la luce sull'assistenza medica in caso di interruzioni di gravidanza e soprattutto sulle condizioni in cui le donne italiane sono spesso costrette ad abortire.

Nonostante la diretta interessata abbia poi scritto una lettera aperta alla stampa italiana per chiedere che si parlasse approfonditamente del vero nòcciolo della questione, ovvero la controversa legge 40 sulla fecondazione, piuttosto che del suo aborto, il principale punto di discussione resta sempre quello: le interruzioni di gravidanza in Italia, disciplinate dalla legge 194, e come nel nostro Paese sia sempre più alto il numero di medici che decida di appellarsi alla cosiddetta "obiezione di coscienza".

Il settimanale Internazionale è andato ad indagare nello specifico quali siano le reali percentuali dei medici obiettori di coscienza in Italia, suddividendoli per regione e per province: dai dati raccolti, la maggioranza delle obiezioni avviene negli ospedali del Sud, con un record in Molise dove si arriva all'85,7 per cento, seguito da Basilicata, Campania e Sicilia.

Al Nord comunque non è che vada meglio: la provincia di Bolzano, della regione Trentino Alto Adige, è in cima con l’81,3 per cento di obiezioni, seguita dal Veneto. In linea generale, colpisce notare come in tutta Italia la percentuale non riesca mai a scendere sotto la soglia del 50 per cento; regione virtuosa in questo senso è solo la Valle D'Aosta, dove la percentuale degli obiettori di coscienza si ferma al 16,7 per cento.

obiettori

Il tutto mentre il Consiglio d'Europa, dopo il reclamo presentato dall'International Parenthood Federation European Network (IPPFEN), ha sonoramente bocciato l'Italia in materia di aborto e diritti sociali, tra cui quello alla salute: nella relazione del Comitato per i diritti sociali è stato sottolineato proprio che

A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza. I tempi di attesa sono lunghissimi e a volte il personale obiettore di coscienza si rifiuta di provvedere alle cure necessarie prima e dopo l’aborto. Inoltre, in alcune zone, c’è uno squilibrio tra la necessità di portare a termine la gravidanza e il numero di non obiettori disponibili e competenti: questo significa che, anche se la legge italiana dovrebbe garantire l’accesso alle cure riproduttive per tutti, le donne non hanno garanzia di poter abortire liberamente in tutte le parti d’Italia.

Via e Foto | Internazionale

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