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Tutti gli articoli con tag zuccheri

Bevande gassate e zuccherate aumentano anche il rischio di ictus

pubblicato da si.sol.

le bevande gassate aumentano il rischio di ictus

Gonfiano, fanno ingrassare e promuovono il diabete, rovinano i denti e mettono a rischio la salute del cuore: la fama di bevande gassate e zuccherate è pessima già da parecchio tempo, ma, come se questi difetti non bastassero, ne è stato svelato un altro. I ricercatori del Cleveland Clinic’s Wellness Institute e dell’Università di Harvard hanno, infatti, scoperto che gli amanti di queste bibite hanno una maggiore probabilità di essere colpiti da ictus.

Il motivo di questo legame sono le elevate concentrazioni di zuccheri presenti in queste bevande. Assumerli causa un rapido aumento dei livelli di glucosio e di insulina nel sangue. A lungo termine questo fenomeno può portare a sviluppare un’intolleranza al glucosio, una resistenza all’azione dell’insulina e un’infiammazione tali da aumentare alcuni fattori di rischio per l’ictus, come la formazione di placche sulle pareti dei vasi sanguigni.

Adam Bernstein, autore principale dello studio, ha commentato così i risultati ottenuti:

le bevande gassate sono la fonte principale di zuccheri aggiunti nella dieta. Quello che abbiamo iniziato a capire è che il consumo regolare di queste bibite avviano una reazione a catena nell’organismo che potenzialmente può condurre a diverse malattie, ictus incluso.

E’ lo stesso Bernstein a consigliare di scegliere bibite alternative per evitare i rischi associati al loro consumo. Nel caso specifico dell’ictus, un aiuto può arrivare dal caffè. La stessa ricerca ha, infatti, dimostrato che questa bevanda, ricca di molecole antiossidanti, riduce la probabilità di esserne colpiti. E dato che anche il decaffeinato è efficace, anche chi soffre d’insonnia può giovare tranquillamente di questa proprietà benefica.

Via | The American Journal of Clinical Nutrition
Foto | Flickr

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Strategie antistress con i carboidrati

pubblicato da Selisa

Strategie antistress con i carboidratiLo stress non è solo il killer dell’umore ma ci rende più vulnerabili per tutto, dai raffreddori, alla pressione alta, alle malattie cardiache. Resta il fatto che la migliore strategia per combattere lo stress è l’esercizio fisico ed in particolare l’esercizio aerobico che aumentando la circolazione di ossigeno, produce endorfine, quelle sostanze chimiche che ci fanno sentire felici. 30 minuti di esercizio aerobico 3-4 volte a settimana dovrebbero essere sufficienti a raggiungere lo scopo - felicità.

Altra strategia è mangiare i cibi giusti in grado di combattere lo stress. I cibi consolatori, per esempio, aumentano i livelli di serotonina, una sostanza chimica cerebrale calmante. Dunque in casi di stress, la parola magica è: carboidrati complessi. Come tutti i glucidi, questi inducono il cervello a produrre serotonina; vengono digeriti più lentamente ed aiutano a sentirsi sazi. I carboidrati complessi aiutano a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue e a sentirsi equilibrati.

In caso di umore nero, i carboidrati semplici come i dolci sono in grado di fornire una soluzione veloce per un cambiamento d’umore e sollevarci dallo stato di stress indotto dall’irritabilità. Gli zuccheri semplici vengono digeriti in fretta, portando ad un picco di serotonina, ma meglio consumarli con moderazione.

Prima di coricarsi, i carboidrati accelerano il rilascio di serotonina e aiutano a dormire meglio ma attenzione poiché pasti pesanti prima di dormire possono provocare bruciore di stomaco, quindi meglio mangiare qualcosa di leggero come il pane tostato e marmellata. Altro toccasana contro lo stress è il latte: un bicchiere di latte prima di andare a dormire è un ottimo rimedio contro l’insonnia e l’irrequietezza. I ricercatori hanno trovato che il calcio facilita gli sbalzi d’ansia e dell’umore legati alla sindrome premestruale ma i dietologi in genere consigliano il latte scremato.

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Senza zuccheri si mangia di più. Colpa del cervello

pubblicato da Malaparte

Cervello e zuccheri

Avete presente quella sensazione di debolezza che nell’esperienza popolare definiamo calo di zuccheri? Avete presente quando vi sentite così deboli per non aver mangiato che sareste disposti ad ingurgitare qualunque cosa? Ecco, in quella situazione si verifica una specie di tilt del cervello, che, in assenza di zuccheri, ci trasmette un desiderio incontenibile di cibo.

Uno studio condotto da Rajita Sinha della Yale University (pubblicato sul Journal of Clinical Investigation) dimostra che nutrire il cervello - e quindi il corpo - con un livello adeguato di glucosio può aiutare a mantenere la linea. Naturalmente, questo non significa che ci si possa - o si debba - nutrirsi sconsideratamente di tutto ciò che è zuccherato.

Significa, piuttosto, che tagliare i carboidrati ad ogni costo - come vorrebbero le diete iperproteiche - serve a poco o nulla sul lungo periodo. E’ meglio, invece, introdurre nell’organismo i carboidrati “buoni” contenuti in frutta e verdura, ma anche nel riso e nella pasta, nelle noci, nel pane integrale e nei piselli, per esempio (mentre i carboidrati “cattivi” sono quelli del pane bianco, dello zucchero bianco, dei biscotti e degli snack dolci in generale, delle bibite zuccherate, dei gelati).

Il professor Sinha ha commentato così i risultati dello studio.

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Yogurt più zuccherato di uno snack

pubblicato da fritha

yogurt lamponiPia illusione quella di consumare cibi dietetici nella convinzione che contengano meno calorie. Ormai sappiamo che le insidie nascoste negli alimenti proposti come dietetici sono tante da mettere a repentaglio la linea quasi come se non ce ne curassimo affatto. Persino uno yogurt può essere peggiore di uno snack. Non ci credete? Pronti a cambiare idea.

Un’analisi di diverse marche di yogurt americane passate in rassegna da BlissTree ha rivelato quello che una simile indagine, per rapida che sia, tra gli scaffali dei nostri supermercati confermerebbe in gran parte: spesso lo yogurt è talmente zuccherato da equivalere in calorie ad uno snack considerato molto meno salutare rispetto al latticino prediletto da chi segue una dieta. Molti vasetti di yogurt analizzati contengono infatti un valore di zucchero pari a quello che contiene una barretta di cioccolato al caramello.

Immaginate quanto ne ingeriamo credendo di consumare un alimento sano e in molti casi anche dietetico? L’errore sta nel considerare quasi esclusivamente il valore dei grassi, scegliendo yogurt magri in luogo di quelli interi ma trascurando troppo spesso la voce degli zuccheri riportata in etichetta. Di solito ad essere più zuccherati sono gli yogurt alla frutta o dai gusti insoliti, mentre quello bianco il più delle volte, salvo qualche caso, si salva. Meglio sceglierlo con meno zuccheri arricchendolo poi a casa con frutta fresca e frutta secca, ricche di vitamine, minerali e acidi grassi essenziali.

Foto | Flickr

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Morbo di Alzheimer: meno grassi saturi e meno zuccheri per prevenirlo

pubblicato da Francesco Gaggiotti


Un nuovo studio pubblicato su Archives of Neurology prova che il miglior modo per prevenire e, nel caso, attenuare gli effetti dell’Alzheimer è una dieta equilibrata e povera di zuccheri semplici e grassi saturi. L’autrice principale della ricerca Jennifer Bayer-Carter ha sottoposto adulti sani e pazienti già affetti dal morbo a due regimi alimentari opposti (uno povero e uno ricco di grassi e zuccheri).

I risultati sono apparsi inequivocabili: i marcatori del morbo si riducono sia nel caso di pazienti sia nel caso degli individui sani se il regime alimentare è povero di grassi e zuccheri. La speranza è che individuando questa correlazione sia possibile agire sia con una corretta alimentazione sia con interventi farmacologici.

Simon Ridley, direttore della ricerca presso l’Alzheimer’s Research UK, appare scettico:

Questo è uno studio molto piccolo, ma vi si aggiunge una crescente evidenza di un legame tra dieta e lo sviluppo precoce della malattia. Tuttavia, le prove dovranno essere sostanzialmente confermate, sia in termini di partecipanti e di tempo, prima che possiamo comprendere appieno come la dieta possa influenzare il rischio di contrarre il morbo Alzheimer.

[Via | The Telegraph]

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I succhi di frutta non sono salutari come sembrano

pubblicato da Nadia Bramante (theBride)

glass of orange juiceTempo fa ho notato che al negozietto davanti a casa mia, così come a molti altri, ogni mattina insieme al latte fresco arriva anche il succo d’arancia in bottiglie di vetro trasparente uguali a quelle del latte. Viene spontaneo pensare che il succo in questione sia stato appena spremuto e che venga consegnato giornalmente perchè facilmente deperibile.

Vittima di un raffreddore tremendo, un giorno mi sono decisa ad acquistare una delle suddette bottiglie di succo d’arancia per via della vitamina C. Una volta arrivata a casa però mi sono accorta con stupore che la microscopica scritta sul tappo diceva “da concentrato” e che quindi di naturale e fresco questo succo aveva ben poco. Inutile dire che mi sono sentita immediatamente fregata, soprattutto perchè il prezzo era quello di una spremuta fresca, non certo di un concentrato allungato.

Si sa che purtroppo per vendere di più molte case produttrici usano spesso trucchi da prestigiatore e cercano di farci percepire il prodotto per quello che in verità non è. Sta a noi consumatori cercare di capire cosa c’è davvero dietro l’immagine che ci viene proposta, e in particolare nel ramo dei succhi di frutta, sembra che i prodotti non facciano così bene come le aziende ci vogliano far credere.

Questo articolo di Megnut tratta l’argomento in maniera molto interessante, concentrandosi sul fatto che nella maggior parte dei casi, i succhi di frutta contengono un’altissima percentuale di zuccheri che da sola basterebbe ad annientare le presunte virtù salutari di questo tipo di prodotti. Il fatto che siano derivati dalla frutta infatti non vuol dire che facciano bene al nostro organismo.

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Il caffè dopo un pasto abbondante fa male

pubblicato da fritha

espressoSarà ora di cambiare le proprie abitudini a tavola per migliorare il benessere? È un consiglio sempre valido quando si tratta di variare l’alimentazione, scegliere con attenzione gli alimenti, favorire le preparazioni semplici e salutari, ma diventa vero anche per quanto riguarda l’abitudine da molti amata del caffè a fine pasto.

La notizia viene dall’America: uno studio ha dimostrato che il caffè alla fine di un pasto particolarmente sostanzioso e molto grasso non è solo un piacere per chi lo prende ma anche un rischio. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Nutrition. Il caffè interferisce infatti con la capacità del nostro corpo di eliminare gli zuccheri dal sangue.

Lo studio ha spiegato che i grassi e la caffeina interferiscono interrompendo la comunicazione tra stomaco e pancreas e di conseguenza la produzione di ormoni capaci di regolare il metabolismo degli zuccheri. In questo modo il loro intervento nell’abbassare i livelli di glucosio nel sangue viene impedito. Il risultato? Più zucchero in circolo nel sangue di chi mangia in abbondanza e dopo beve il caffè rispetto a chi questo vizietto lo salta.

Foto | Flickr

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Perché ci piacciono i dolci?

pubblicato da fritha

dolceNon ho mai compreso – da golosa quale sono – i gusti che prediligono i cibi salati di alcune persone che sembrano non nutrire alcun interesse nei confronti dei dolci. Ma alla maggior parte di noi il dolce piace eccome e c’è una ragione precisa che un team di ricercatori ha indagato negli Stati Uniti.

La capacità di riconoscere gli zuccheri e la sensibilità a questo genere di sapori fa parte della nostra normale fisiologia, a partire dalle papille gustative sulla lingua. Ma perché è un sapore che ci piace restava da capire. Riconoscere questa motivazione può diventare, secondo gli esperti, un’utile arma per tenere sotto controllo i chili di troppo, ingannando l’organismo senza introdurre calorie in eccesso nel nostro corpo.

Sono i recettori T1r2+T1r3 che permettono alla nostra bocca di riconoscere i sapori dolci ma gli studi recenti hanno scoperto, analizzando le reazioni dei topi, che anche in assenza di questi il gusto degli zuccheri resta perfettamente riconoscibile. Il corpo in realtà utilizza altri sensori che si trovano nell’intestino e nel pancreas e che vengono utilizzati per capire come metabolizzare gli alimenti ingeriti. Il sistema del gusto quindi è perfettamente integrativo con il sistema digestivo.

Scoprire questo meccanismo sarà utile per limitare l’ingestione di zuccheri che è tipica delle civiltà occidentali sovralimentate e che devono di conseguenza fare i conti con l’obesità crescente. Lo scopo è quello di soddisfare la necessità di zuccheri dell’organismo senza introdurre troppe calorie, prendendo letteralmente in giro i recettori dei sapori. Resta da capire come.

Via | ElMundo

Foto | Flickr

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Lo zucchero fa venire fame?

pubblicato da francesca camerino

Lo zucchero fa venire fame? Spesso quando mangiamo una bella fetta di torta non ci sentiamo soddisfatti ma ne vorremmo un’altra e un’altra ancora. Direte voi, è naturale perchè la torta è buona e chi è goloso non può farne a meno. In realtà il motivo è un’altro.

Sul blog FitWoman, si fa un esempio comparando una tazza d’avena senza zuccheri aggiunti con una porzione di Fruity Pebbles, dei cereali con zuccheri aggiunti.

Secondo quanto segnalano, il minore o maggiore appetito dipende dalla presenza o meno degli zuccheri aggiunti. Gli zuccheri aggiunti (zucchero di canna, zucchero bianco, sciroppo di fruttosio, miele, sciroppo d’acero) sono tutte forme di saccarosio. Il saccarosio è un disaccaride, composto da glucosio e fruttosio. Un amido come la farina d’avena è composto principalmente da catene di glucosio, ma non contiene il fruttosio presente negli zuccheri aggiunti. Quindi è il fruttosio ad essere la causa principale dell’ aumento della fame per il suo effetto su leptina, grelina, produzione di trigliceridi, e risposta insulinica.

Foto | Flickr

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Come scegliere bene i succhi di frutta al supermercato

pubblicato da fritha

fruit juiceSono una buona alternativa alla frutta per chi proprio non ha alcuna voglia di farsela piacere ma i succhi di frutta vanno scelti con attenzione per aggirare i trucchi che dall’etichetta ci inducono in errore spacciando per naturali prodotti che lo sono meno di altri.

Non lasciamoci incantare da diciture poetiche sulla confezione che raccontano quanto sia naturale, ricco di fibre, con vitamine aggiunte e così via perché non sempre sono veritiere. Meglio guardare l’etichetta nutrizionale e valutare qual è il contenuto di zuccheri.

Assicuriamoci che si tratti di vero succo leggendo la lista degli ingredienti. Se riporta succo concentrato, edulcoranti, coloranti è meglio lasciarlo sullo scaffale e cercare qualcosa di più naturale. Bisogna evitare per lo stesso motivo anche lo sciroppo di glucosio che a volte aggiungono nella preparazione.

Purtroppo è sempre più difficile trovare succhi naturali al supermercato, non foss’altro che per la necessità di inserire tra gli ingredienti i conservanti necessari ad una lunga durata. Se potete, quindi, è preferibile spremere o centrifugare la frutta a casa, bevendone immediatamente il succo per non sciuparne le caratteristiche nutrizionali.

Foto | Flickr

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