
Le proprietà antisettiche ed astringenti dell’Acacia salicina sono note da tempo, ma solo oggi è stato scoperto che un estratto delle foglie di questa pianta ha anche proprietà antiossidanti e potrebbe proteggere dai tumori risparmiando al Dna danni e mutazioni. Il merito della scoperta va ai ricercatori dell’Università di Monastir (Tunisia), che in uno studio pubblicato su BMC Complementary and Alternative Medicine hanno testato le proprietà di tre diverse formulazioni dell’estratto.
I risultati ottenuti sono stati sorprendenti. Gli estratti hanno, infatti, confermato le proprietà antimicrobiche dell’acacia, dimostrando di essere tossici per ben cinque batteri diversi (Stafilococco aureus, Escherichia faecalis, Escherichia coli, Salmonella enteritidis e Salmonella typhimurium), ma hanno anche mostrato nuove proprietà. In particolare, gli estratti riducono le mutazioni causate dal trattamento con agenti chimici e proteggono dall’ossidazione e dall’azione dei radicali liberi.
Gli autori hanno spiegato che questo studio
indica che gli estratti di foglie di Acacia salicina sono una fonte significativa di composti con attività antimutagene e antiossidanti, e questo può essere utile per lo sviluppo di sostanze potenzialmente chemiopreventive. Inoltre, gli estratti delle foglie mostrano significative potenziali attività e proprietà anti-radicaliche, antimicrobiche e anti-mutageniche.
La speranza dei ricercatori è che la scoperta possa spianare la strada all’uso di questa pianta medicinale nella cura dei tumori.
Via | BioMed Central
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Tra il 1970 e il 2009 l’incidenza del melanoma al di sotto dei 40 anni è aumentata di 4 volte fra gli uomini e di ben 8 volte fra le donne. La causa? Secondo i ricercatori della Mayo Clinic, autori dello studio che ha fornito questi dati, gran parte delle colpe è da dare alle lampade abbronzanti, che aumentano del 74% la probabilità di sviluppare questo tipo di tumore alla pelle.
Infatti anche se la melanina presente nell’epidermide protegge dai raggi ultravioletti (UV) – le radiazioni dannose presenti sia nella luce solare, sia nelle lampade per l’abbronzatura artificiale – un’esposizione eccessiva agli UV può danneggiare le cellule e promuovere la formazione dei melanomi. Il ricorso sempre più frequente a lettini abbronzanti, docce solari e altre forme di abbronzatura artificiale aumenta l’esposizione agli ultravioletti e, di conseguenza, il rischio di sviluppare un tumore alla pelle.
A farne le spese sono soprattutto le donne fra i 20 e i 30 anni, probabilmente le più affezionate alla tintarella. Jerry Brewer, coautore della ricerca, ha commentato con stupore i dati raccolti:
Avevamo previsto che avremmo trovato tassi crescenti, come già altri studi suggerivano, ma abbiamo trovato un’incidenza ancora superiore a quella suggerita dal National Cancer Institute.
Secondo gli esperti, è giunta l’ora di correre ai ripari, tanto che il Sindacato nazionale dei dermatologi-venereologi (SNDV) francese ha deciso che la Giornata nazionale della prevenzione e della lotta ai tumori alla pelle, fissata per il prossimo 24 maggio, sarà incentrata attorno ai rischi associati agli UV. Nel frattempo, meglio non dimenticare le regole base per proteggere la pelle dai danni causati dal sole: qualunque sia la nostra carnagione, è sempre necessario utilizzare creme con schermi adeguati sin dalle prime esposizioni.
Via | LeParisien
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Solo 50 grammi di carni lavorate al giorno, sarebbero sufficienti ad aumentare il rischio di cancro al pancreas del 19%. Secondo lo studio svedese qualche fetta di prosciutto o di salame, un hot dog o salsiccia o due fette di pancetta al giorno - pari a 50 grammi di carni lavorate - aumentano il rischio di questa malattia che ha uno dei tassi di sopravvivenza peggiori di tutti i tumori.
Il tumore al pancreas è quasi privo di sintomi nella fase iniziale e questo ne rende difficile la diagnosi precoce. E’ quindi importante capire cosa può aumentare il rischio di questa malattia - sostengono gli esperti-. Carne rossa? Consumo di carni lavorate?
Lo studio, che ha analizzato i risultati di 11 studi precedenti che coinvolgono 6.000 pazienti con cancro al pancreas, conclude sostenendo che il consumo di carne lavorata è associata positivamente con il rischio di cancro. Mentre il consumo di carne rossa è risultata associata ad un aumentato rischio di cancro al pancreas negli uomini ma non nelle donne. Ulteriori studi prospettici sono pertanto necessari per confermare questi risultati.
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Il rischio di cancro può essere ridotto con uno stile di vita sano. Lo afferma uno studio inglese, secondo cui ridurre il fumo, l’alcool e il peso allontanano il rischio di cancro del 40% per gli uomini e del 45% per le donne.
Il maggior fattore di rischio resta di gran lunga il fumo, ma anche il peso ha un valore non trascurabile: mettere su troppo peso, per esempio, aumenta il rischio di cancro al seno nelle donne più del bere alcolici e il 9,2% di tutti i tumori sembra sia dovuto alle diete prive di frutta e verdura, con troppo sale, troppa carne rossa e poche fibre.
L’ obesità ed il sovrappeso hanno un’incidenza maggiore per le donne in quanto è un fattore presente nell’80% dei casi di cancro al seno per le donne in post-menopausa.
L’alcol è uno dei fattori implicati nel 4% dei tumori complessivi (4,6% negli uomini e 3,3% nelle donne), quasi alla pari del prendere il sole e dell’uso dei lettini (causa di cancro nel 3,5%).
Lo studio è stato pubblicato sul British Journal of Cancer, diffondendo la bella notizia che il 40% dei casi di tumori sono causati da cose che abbiamo il potere di cambiare.
Via | BBC News
Il gentil sesso non è poi tanto ‘gentile’ se le donne sono più resistenti degli uomini dal punto di vista genetico. Sapevo che le donne fossero più resistenti allo stress fisico e psicologico perchè in campo cardiocircolatorio sono più protette dalla maggiore concentrazione di estrogeni nel loro organismo. Ma che fossero anche più forti dal punto di vista genetico è una novità.
L’ipotesi ci giunge dal Dott. Claude Libert e il suo team che hanno lavorato presso l’Università di Gand in Belgio e hanno condotto uno studio pubblicato sulla rivista BioEssays. Secondo i ricercatori il cromosoma X presente nel nostro organismo rende più forte il sistema immunitario femminile. In questo cromosoma si trovano piccole molecole di Rna, i microRna, che spiegano perché le donne rispondono meglio alle infezioni e sono meno propense a sviluppare il cancro.
Il Dott.Libert commenta così i risultati della ricerca: “Le donne vivono più degli uomini e combattono meglio gli shock come la sepsi, le infezioni e i traumi”. Dato che gli individui di sesso maschile hanno una sola copia di questo cromosoma (mentre le donne ne hanno due) sono più svantaggiati dal punto di vista immunologico: altro che sesso forte!
Via | Yahoo.News
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Quando, qualche tempo fa, erano stati introdotti i body scanner a raggi X in aeroporto per ragioni di sicurezza s’erano levate le inevitabili polemiche tra chi sosteneva che non c’era di che preoccuparsi e chi invece ne temeva gli effetti. La questione poi s’era sopita così come s’era sollevata o comunque era passata in secondo piano, perché in fondo a tutti piace sentirsi al sicuro e pazienza se quando si va in vacanza bisogna attraversare uno scanner per qualche secondo. Ci sono tante cose che ci fanno molto più male, lo sappiamo. Ma chi viaggia spesso?
È una domanda che insieme a noi viaggiatori si sono posti anche i ricercatori. La rivista Radiology ha adesso pubblicato il primo studio relativo all’argomento. Se n’è occupata la Columbia University giungendo a risultati niente affatto confortanti. Sebbene la dose di radiazioni sia molto bassa e dunque il rischio di tumori praticamente nullo, bisogna considerare che chi lavora negli aeroporti o viaggia spesso per lavoro deve moltiplicare questa quantità e si raggiungono livelli se non di guardia almeno un tantino più allarmanti. Pessimisti gli scienziati, nonostante le rassicurazioni che provengono da più parti riguardo a rischi praticamente assenti. A chi credere?
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Alzi la mano chi di voi non conosce l’aloe… Si usa per curare ed alleviare tantissimi disturbi, a partire dalla disintossicazione dell’intestino, se assunta per via interna, fino a dare sollievo a scottature ed arrossamenti di vario genere, se applicata localmente. Ma ciò che più colpisce di questa pianta è che si pensa, ed è stato anche confermato da alcune ricerche in ambito universitario, abbia degli effetti benefici su alcuni tumori.
La ricetta di padre Romano Zago è, appunto, una formula che ha come base l’Aloe Arborescens (e non la normale Aloe vera barbadensis) ed è una preparazione casalinga che servirebbe a contrastare molte forme tumorali, anche nella fase più avanzata della malattia.
Si prepara prendendo 350 grammi di foglie di quest’aloe, di almeno 3 anni d’età, tagliate al buio, perchè la luce naturale o artificiale danneggerebbero il preparato. Poi si aggiungono 350 grammi di miele naturale e 20 ml di grappa. Il preparato va conservato in frigorifero e ne vanno assunti 6 cucchiai al dì, lontano dai pasti, per cicli di 3 settimane, con una di pausa.
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Bisognerà ringraziare i ricercatori dell’Università di Manchester per la notizia che stiamo per darvi: la diagnosi precoce nel prossimo futuro diventerà semplice e veloce, ma soprattutto low cost ed efficace. Si farà in casa propria senza gli imbarazzi che ancora provoca una visita specialistica tanto intima.
Si userà un piccolo scanner portatile capace di rivelare la presenza di tumori al seno collegandosi ad un computer. La tecnologia su cui si basa l’idea è quella della radio frequenza, già testata in America e in Canada per questo genere di test ma fino ad ora piuttosto lunga e costosa e impossibile da fare a casa propria con un kit niente affatto invasivo, economico e portatile.
Hanno spiegato i ricercatori: “Anche gli altri sistemi hanno bisogno di un liquido o di un gel per funzionare, come l’ecografia per esempio, ma il nostro sistema funziona anche con olio, latte, acqua o persino con indosso un reggiseno.”
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Se la Wii ci fa venire il gomito del tennista, il cinema 3D attenta ai nostri occhi e il pc ci fa venire il mal di schiena, possiamo concludere che la tecnologia non ci semplifica sempre la vita, qualche volta la complica.
Anche il cellulare ha le sue colpe, per una volta non legate al timore che causi tumori – su cui ancora si dibatte – ma dipendenti da ragioni molto più pratiche: provoca dolori alle spalle per colpa della posizione che assumiamo mentre parliamo al telefono.
Più parliamo, più aumentano i rischi, va da sé. Un uso moderato non provoca alcunché ma chi è abituato, o costretto per lavoro, a lunghe conversazioni telefoniche saprà già di cosa parliamo. Gli igienisti posturali si levano contro il malefico aggeggio, cui tuttavia anch’essi, come tutti, sono devoti: senza un cellulare la nostra vita non è più pensabile.
Continua a leggere: Mal di spalle e collo per chi usa troppo il cellulare
Abbiamo già sentito parlare di tanoressia ma c’è anche una fobia associata all’esposizione al sole che rappresenta un disturbo opposto a quello precedente, che è l’ossessione di prendere colore e abbronzarsi, spesso andando incontro a problemi alla pelle per l’eccesso di esposizione e le poche protezioni adottate. Nel caso della tanofobia invece si ha un’eccessiva paura di esporsi.
Il problema è che attraverso questo eccesso di sicurezza si rinuncia anche ai benefici del sole arrivando nei casi peggiori alla carenza di vitamina D, importante per il benessere e sintetizzata grazie all’esposizione ai raggi solari.
Questo genere di avversione al sole colpisce soprattutto le persone adulte intorno ai cinquant’anni di età che temono l’insorgere di tumori alla pelle e si proteggono in maniera ossessiva o evitano del tutto di esporsi al sole.
Tra i rischi, collegati anche alla carenza di vitamina D, ci sono diversi disturbi quali la depressione, il malumore o addirittura la maggiore incidenza di tumori come quello al seno. Quando questa paura diventa fobia e dunque patologia va trattata con la psicoterapia, ma ben prima di arrivarci sarà bene esporsi con cura e attenzione ma senza eliminare del tutto il sole dalla nostra vita per non cadere da un eccesso all’altro.
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