Non è un primato di cui andare fieri ma un campanello d’allarme troppo a lungo trascurato, perché il rischio obesità si fa sempre più pressante e avremmo dovuto imparare dall’America dove la questione è all’ordine del giorno ormai da molti anni. A poco sembrano essere servite anche le campagne di sensibilizzazione degli ultimi anni se il 67% degli uomini e il 55% delle donne è in sovrappeso o in conclamata obesità.
I dati, allarmanti, sono stati diffusi in occasione della presentazione in Italia dell’Obesity Day. È emerso che chi è in sovrappeso o obeso non riesce che in rari casi a portare a termine una dieta, ma il dato più preoccupante è che all’obesità sono connesse patologie metaboliche (ma non solo) che possono rappresentare una vera e propria emergenza sociale.
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Viene prima la mancanza di autostima, che porta a trascurare la cura di sè, o viene prima l’obesità, che porta ad avere poca autostima di se stessi? Uno studio inglese, del King’s College di Londra, pubblicato su BMC Medicine, spiega che è l’autostima ad avere conseguenze sulla scelta del regime alimentare.
Per lo studio sono stati presi in analisi circa 6500 casi di persone che negli anni Settanta avevano 10 anni, le cui caratteristiche erano state misurate e registrate allora. I bambini che allora mostravano poca autostima e scarso controllo sulla propria vita, oggi, dopo vent’anni, mostrano tutti una maggiore propensione ad ingrassare, quindi un maggiore rischio obesità.
Lo studio dimostra quanto e come l’obesità non sia soltanto un fattore fisico e metabolico, ma quanto profondamente l’emotività giochi un ruolo fondamentale nell’insorgere di disturbi alimentari, e quanto un’infanzia serena e il sentirsi amati e stimati dai genitori siano determinanti.
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Via libera al progetto frutta snack, che porta nelle scuole primarie e secondarie d’Italia alimenti salutari al posto delle merendine, col beneplacito ed il cofinanziamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo quanto consigliato da madre EU.
Frutta snack, per la distribuzione di frutta nelle scuole, al fine di educare all’alimentazione sana i bambini fin dall’età scolare, aveva riscontrato grandi consensi già l’anno scorso, aumentanto il consumo di frutta da parte die più giovani.
Far capire la necessità di un’alimentazione sana e di una dieta equilibrata, attraverso la distribuzione di snack salutari, è un passo molto importante, perchè i giovani sono maggiormente esposti a rischio obesità, anche se a volte dovrebbero essere educati prima i genitori dei figli.
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Uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity ci allerta sul rapporto tra genere e obesità e tra legami familiari e obesità: se la mamma è obesa, le figlie femmine hanno un rischio di 10 volte maggiore di diventare a sua volte obese, mentre se il papà è obeso, i maschi hanno un rischio 6 volte superiore.
Secondo lo studio ciò non è dovuto a cause genetiche, ma comportamentali: le figlie seguono lo stile di vita della madre ed i figli quello del padre, a riprova del fatto che i genitori sono davvero d’esempio per i figli, anche nello stile alimentare.
La trasmissione dei chili di troppo avviene forse anche perchè un genitore con uno stile alimentare sbagliato lo trasmette automaticamente ai figli, nutrendoli in modo sbagliato fin dall’infanzia. Quando si pensa alle campagne sulle buone pratiche e sull’alimentazione corretta si dovrebbe quindi, prima di passare per le scuole, partire dalle famiglie.
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