Lo spuntino ideale prima di entrare in palestra è il crescione. Ma non confondetevi: non sto parlando della specialità romagnola fatta con la pasta della piadina, ma di quell’insalata dal gusto leggermente piccante imparentata con cavolfiori, cavoli e broccoli e talmente ricca di antiossidanti da proteggere il DNA dai radicali liberi che vengono prodotti durante l’esercizio fisico.
A svelare questa proprietà del crescione è uno studio condotto da alcuni esperti di sport britannici, pubblicato sul British Journal of Nutrition. I ricercatori hanno chiesto a 10 uomini giovani e in salute di mangiare tutti i giorni, per 8 settimane, 85 grammi di crescione. In seguito a tutti i partecipanti è stato chiesto di correre sul tapis roulant aumentando gradualmente l’inclinazione del tappeto. Poche settimane dopo l’esercizio è stato ripetuto senza, però, mangiare il crescione.
Confrontando campioni di sangue prelevati prima e dopo la corsa i ricercatori hanno scoperto che la dieta a base di crescione evita il danneggiamento del DNA associato all’esercizio fisico.
Mark Fogarty della Napier University di Edimburgo, primo autore dello studio, ha spiegato che
anche se siamo tutti consapevoli di quanto l’esercizio possa essere benefico per i nostri corpi, correre sul tapis roulant, alzare i pesi, o sottoporsi a livelli elevati di allenamento può avere i suoi costi. L’aumento della richiesta di energia nell’organismo può far accumulare radicali liberi che possono danneggiare il nostro DNA.
Tuttavia, il crescione aiuta ad aumentare i livelli di alcune vitamine dal potere antiossidante. Per chi non ama molto l’insalata, c’è un’altra buona notizia: secondo i ricercatori non c’è bisogno di mangiarlo tutti i giorni per proteggere il DNA mantenendosi in forma.
Via | British Journal of Nutrition
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Troppa attività fisica può far male, ma bastano poche regole per evitare seri problemi di salute. A darle sono gli esperti dell’Harvard Medical School di Boston, secondo cui la cosiddetta sindrome da sovrallenamento è sempre in agguato per chi sottopone il proprio fisico ad esercizi troppo intesi, senza concedersi un adeguato recupero delle forze.
A fare le spese del sovrallenamento sono le stesse performance atletiche, che calano significativamente. A ciò si aggiungono tensione, irritabilità e sintomi depressivi, calo dell’appetito, sonno agitato, dolori e acciacchi vari e, addirittura, diminuzione del desiderio sessuale. Se alla base del problema possono esserci problemi fisici o psicologici e il consumo di alcolici, tabacco, caffeina o altre sostanze stimolanti, è anche vero che a volte siamo noi stessi a metterci in pericolo sottoponendoci a sessioni di allenamento troppo intense. Ecco, quindi, le 7 regole degli esperti di Harvard per non esagerare:
Via | Harvard Medical School
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Di andare in palestra proprio non se ne parla perché i corsi affollati non fanno per voi, la dimensione sociale dell’allenamento vi induce a trascorrere quelle ore chiacchierando e non faticando oppure non avete proprio il tempo di adeguarvi agli orari della palestra. Men che meno contate sulla vostra buona volontà scegliendo di allenarvi da soli all’aperto o a casa, perché mollereste rapidamente. Rimane solo il personal trainer.
Non è necessariamente un lusso da ricconi, perché potrebbe bastare solo qualche lezione per farvi fare una scheda di allenamento completa e calibrata sulle vostre esigenze, farvi dare qualche consiglio da esperto, farsi seguire nell’esecuzione degli esercizi per assicurarvi di averli appresi correttamente. Poi, periodicamente, potreste decidere di rivederlo per verificare i progressi e modificare la routine. Ci sono però delle cose da sapere per sceglierlo bene e instaurare il rapporto più produttivo.
Cominciate con l’evitare di pensare al personal trainer come ad un amico. È un professionista che pagate perché vi alleni, dunque non raccontategli i fatti vostri, non aspettatevi consigli, non fatevi coinvolgere più di tanto. Sarebbero inutili complicazioni.
Continua a leggere: Assumere un personal trainer: quello che dovete sapere
Con il ritorno in palestra insieme al rientro dalle vacanze si riprende la solita routine e ci si impegna con i tipici buoni propositi da fine estate, finché durano. Quando la motivazione comincia a scemare serve un nuovo stimolo. Ve ne diamo alcuni insieme a Vitonica che suggerisce alcuni consigli per ritrovare la motivazione ad andare in palestra, migliorare la performance e non sentirsi frustrati.
Per cominciare evitate i paragoni con gli altri perché non servono a nient’altro che a farci passare la buona volontà residua, nel vedere che qualcun altro raggiunge prima risultati migliori o è più prestante nella medesima disciplina. Ciascuno ha il proprio livello di allenamento, i propri tempi e i propri ritmi. Al massimo possiamo trarne il buon esempio chiedendo qualche buon consiglio a chi è più esperto di noi.
Ponetevi degli obiettivi reali e non mete impossibili da raggiungere, troppo al di là della vostra portata. Siate realistici e valutate quali sono i risultati che potete raggiungere a breve termine, spostando poi di volta in volta il nuovo obiettivo. Sarà più gratificante procedere per tappe e raggiungere in breve termine piccoli obiettivi.
Continua a leggere: Come migliorare la motivazione in palestra

Ferie finite, riprendo il lavoro e come una connessione logica, ripenso all’iscrizione in palestra. Che noia però il solito cardiofitness! Ma Jennifer Gruenemay ha ragione: la palestra può essere divertente. Basta buttare un occhio al calendario delle lezioni che la nostra palestra propone e provare corsi che non abbiamo mai considerato. Dallo yoga, al kickboxing, alla salsa dancing, alle lezioni in acqua.
Il periodo (Settembre - Ottobre) è perfetto per provare ogni giorno un’ attività diversa, fin quando troveremo quella che ci piace di più. L’ideale è sperimentare corsi che abbiamo sempre considerato poco adatti a noi. La concentrazione che ci richiede un’attività per noi insolita, sicuramente ci distoglierebbe dal guardare l’orologio ogni cinque minuti, nell’attesa che la lezione finisca e goderci il meritato risposo.
Il tutto, nella speranza di trovare il corso giusto che ci accompagnerà durante l’inverno e se anche queste lezioni dovessero annoiarci, il trucco è banale: basta cambiare di nuovo.
Via | lifescript
Di germi e batteri sono piene anche le nostre case, che consideriamo di certo molto più sicura di un qualunque luogo pubblico. La cipolla della doccia, la maniglia del frigorifero, il telecomando e gli scarichi del lavandino sono tra i posti più sporchi e pericolosi di casa, a dispetto della più maniacale igiene. E in palestra? Anche lì di angoli zozzi ce ne sono parecchi, vediamo quali sono secondo una ricerca che ha analizzato un campione di palestre.
Per cominciare, la fontanella, se ce n’è una. Da noi non è una cosa molto diffusa, ma all’estero non è infrequente una di quelle fontanelle a colonnina con acqua fresca che si vedono anche nei campus, nelle scuole, in molti uffici. Ecco, quelle sono un ricettacoli di germi, se ne trovano addirittura più che nei gabinetti, il che è tutto dire.
Se la palestra è dotata di un’area per bambini, dove i più piccoli possono giocare mentre mamma e papà si allenano, ecco, quello è il secondo posto più sporco della palestra. Non che lo sia davvero, intendiamoci. Di sicuro all’igiene si presta attenzione né vi sareste mai iscritti a quella palestra senza averne verificato prima le condizioni, portandoci persino i vostri figli. I batteri però non sono visibili a occhio nudo e dove ci sono bambini possiamo scommettere che ci sono anche i germi.
Continua a leggere: Palestra: dove si nascondono germi e batteri
Vi siete domandati com’è possibile che buttiate litri di sudore e sangue in palestra, allenandovi per ore, senza notare dei veri miglioramenti? Se l’allenamento non funziona i motivi possono essere tanti, ma rendersene consapevoli aiuta a porvi rimedio. Se per esempio la palestra è eccessivamente affollata, l’allenamento può diventare inefficace, perché tra un esercizio e l’altro dovete attendere che si liberino le macchine. Il recupero tra gli esercizi è importante ma se si prolunga troppo attenua i vantaggi dell’esercizio stesso. Provate a cambiare orario.
Se si vuole massimizzare soprattutto la perdita di peso, bruciando i grassi, bisogna probabilmente rivedere il tipo di allenamento che si segue. Siamo convinti che sia necessario per bruciare di più ammazzarsi sulle macchine cardio, ma non tutti sano che in realtà anche sollevare dei pesi ha i suoi bravi vantaggi. Sollevare pesi infatti può aiutare a bruciare più grassi durante l’allenamento cardiovascolare.
E per sfruttare al meglio le ore che trascorrete arrampicati sull’ellittica, che sembra non essere poi così efficace come vi avevano raccontato? Per massimizzare il tempo sull’ellittica aggrappatevi alle maniglie e contraete i muscoli. Coinvolgerete altre parti del corpo nell’allenamento, aumentando il numero di calorie che brucerete e nel contempo tonificando con il lavoro isometrico altri gruppi muscolari, in particolare quelli della parte alta del corpo. Controllate con cura la posizione per evitare di sovraccaricare spalle, collo e schiena.
E per gli addominali cosa possiamo fare? L’importante non è solo stendersi a terra e contare decine e decine di sollevamenti per allenare la fatidica tartarughina in letargo. La muscolatura addominale infatti è sempre coinvolta in ogni momento della nostra giornata, perché ci aiuta a sorreggerci, a mantenere la postura e a rendere più efficace ogni altro allenamento. Ricordatevi quindi di contrarre la fascia addominale durante gli altri esercizi.
Via | Self.com
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Quando ci alleniamo in palestra ma soprattutto se replichiamo alcuni degli esercizi in casa – specie nel periodo delle palestre chiuse, quando vogliamo proseguire l’allenamento – rischiamo di commettere diversi errori che possono pregiudicare l’efficacia dell’esercizio ma condurre anche a più seri problemi come lesioni, strappi, stiramenti. Ecco quali sono gli errori più comuni che commettiamo in palestra quando lavoriamo con i pesi o a corpo libero, specialmente con gli addominali.
Sono sette in tutto quelli che ci mostra il video tutorial che vi proponiamo, in lingua spagnola ma chiaramente illustrato perché tutto sia evidente a chi guarda l’esecuzione dell’esercizio e il conseguente errore. Finché siamo in palestra, dopotutto, sarà facile chiedere consiglio all’istruttore di sala o ad un altro utente più esperto, che sappia correggere i nostri errori. Ma quando siamo soli? Il video di sicuro non sarà esaustivo, ma sottolinea alcuni degli errori più comuni e ci offre la soluzione per correggerli immediatamente, alla prima occasione.
Via | Vitonica
Non avete nessuna giustificazione valida per evitare di fare quel po’ di attività fisica che aiuta a sentirci meglio e migliora la qualità della vita, ma almeno siete in compagnia, perché non sono pochi i pigroni. C’è una città nel mondo, però, in cui i pigri possono sentirsi meno soli che mai perché è stata eletta come il posto meno attivo del mondo.
Si trova in America, nel Kentucky, e si chiama Lexington. Insieme a Indianapolis nell’Indiana e a Jackson nello stato del Mississipi fa parte della lista delle città in cui si pratica meno sport in tutta la nazione americana. Le più attive invece sono Seattle, San Francisco e Oakland. Chissà se possiamo stabilire una simile classifica anche in Italia.
Il problema è che la mancanza di attività fisica si rivela in modi decisamente poco piacevoli e assai meno divertenti di una classifica di pigrizia, perché è stato notato che le città in cui si pratica poco sport presentano un più alto livello di patologie a carico soprattutto del sistema cardiocircolatorio. L’alternativa alla palestra? Televisione, videogames, lunghe ore sul divano. A dirla tutta ci conviene cominciare a combattere la pigrizia e a organizzarci, foss’anche solo a salire le scale a piedi. Non è un primato di cui vantarsi quello di città più pigra, specie se poi le conseguenze portano a ben altri primati.
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Oggi fa normalmente parte delle nostre palestre e dell’ “arredamento” di alcune nostre case, ma il tapis roulant può essere considerato un’invenzione che ci ha cambiato la vita. In origine, e parliamo di 100 anni fa, veniva usato nelle prigioni britanniche per tenere impegnati i galeotti.
Ai tempi somigliava di più ad un’enorme ruota per criceti che alle supertecnologiche pedane attualmente in uso. Il tapis roulant, così come lo concepiamo oggi, è stato inventato nel 1952 da due medici, Robert Bruce e Wayne Quinton, dell’Università di Washington.
Loro lo considerarono indispensabile per scoprire malattie a cuore e polmoni. Poi nel 1968, il dottor Cooper ha dimostrato scientificamente l’efficacia sulla salute di chi lo usava.
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