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Tutti gli articoli con tag obesità

Meno bibite zuccherate? Basta sapere quanto ci vuole a smaltirle

pubblicato da Silvia S.

sapere quanto serve per smaltirle riduce consumo bibite zuccherate

Tè freddo, drink energetici, bevande gassate e succhi di frutta sono molto amati dai giovani, ma nascondono quantità di zuccheri pericolose per la salute. Convincere i ragazzi a ridurne il consumo potrebbe essere più facile del previsto: secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Public Health è sufficiente informarli su quanta attività fisica serve per smaltirla.

E’ bastato, infatti, affiggere su un distributore di bevande un cartello con la scritta “Sai che per smaltire una bibita zuccherata o un succo di frutta occorrono circa 50 minuti di corsa?” per dimezzare l’acquisto di questi prodotti. Altri cartelli, riportanti le domande “Sai che una bottiglia di bibita zuccherata o di succo di frutta fornisce circa 250 calorie?” e “Sai che una bottiglia di bibita zuccherata o di succo di frutta fornisce circa il 10% dell’apporto quotidiano raccomandato di calorie?”, sono risultati un po’ meno efficaci, ma sono, in ogni caso, riusciti a ridurre i consumi circa del 40%.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health in 4 centri commerciali degli Stati Uniti, paese in cui la passione degli adolescenti per le bevande dolcificate è una tra le cause principali della sempre maggiore incidenza di obesità e sovrappeso. Un problema diffuso anche in Italia, dove colpisce anche prima. Secondo recenti statistiche, infatti, nel Bel Paese 1 bambino su 3 è in sovrappeso e 1 su 10 è obeso. Correre ai ripari è d’obbligo: l’obesità infantile predispone a soffrire dello stesso problema anche da adulti e compromette la salute già da giovani. Se informare aiuta a risolvere il problema, ben vengano vistosi cartelli con scritte dai colori vivaci. Sperando che, magari, non ne rimangano impressionati solo bambini e adolescenti, ma anche gli adulti che soffrono dello stesso problema.

Via | Il fatto alimentare
Foto | Flickr

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Terapia comportamentale, un trattamento efficace contro l'obesità

pubblicato da Paola

obesit� 

La terapia cognitivo-comportamentale si sta rivelando sempre più utile per contrastare cattive abitudini che spesso esasperano i sintomi di disturbi esistenti, è il caso delle vampate di calore della menopausa, o accentuano i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari.

Pensiamo alla vita sedentaria o ad una dieta sregolata ed ipercalorica dovuta alla mancanza di autocontrollo e di autostima. Ebbene, un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori afferenti alla Washington University School of Medicine, alla Duke University ed all’Harvard University, ha scoperto che la terapia comportamentale può aiutare a prevenire l’obesità, in particolar modo nelle fasce meno agiate della popolazione, dal punto di vista economico-sociale.

Spiega Graham A. Colditz, una delle firme dello studio:

Abbiamo intrapreso questo studio nei centri sanitari federali qualificati, che richiedono un tempo minimo per le cure primarie, in modo da poter sviluppare una strategia in grado di essere facilmente implementata tramite un’ampia gamma di centri sanitari che ricevono sostegno dal governo federale.

Via | Health Jockey
Foto | Flickr

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Obesità, studio italiano scopre come mangiare senza ingrassare

pubblicato da Paola

metabolismo periferico cervello

Mangiare di più, muoversi di meno e non ingrassare, evitando anche tutte le malattie correlate all’obesità, dal diabete alla sindrome metabolica al colesterolo cattivo alto. Secondo un recente studio condotto dal prof. Daniele Piomelli del Dipartimento D3 dell’Istituto Italiano di Tecnologia, in un futuro non troppo lontano sarà possibile.

In modo naturale, no, è chiedere troppo. Avremo un farmaco a disposizione. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism “Brain 2-AG signaling controls energy metabolism”, è stato realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’Università della California Irvine e con la Yale University.

La chiave per mangiare senza ingrassare è nascosta, ora non più, nel nostro cervello, nei neurotrasmettitori endocannabinoidi. Tra questi il 2-arachidonil-sn-glicerolo (2-AG) regola il metabolismo periferico e nello specifico è responsabile delle riserve di grasso bruno, il grasso che utilizziamo per generare calore. Distruggendo il 2-AG o meglio diminuendone i livelli, si riesce a mantenere il peso corporeo anche senza attività fisica e mangiando di più. Il grasso bruno, infatti, nei topi geneticamente modificati per avere meno 2-AG bruciava calorie più in fretta.

Spiega Piomelli:

Questo studio apre la strada alla ricerca di nuove molecole capaci di combattere quelle che rappresentano alcune tra le patologie che, oggi, nei paesi industrializzati generano tra i più alti costi sociali e sanitari. Basta pensare che, in Italia, le patologie che fanno parte della sindrome metabolica colpiscono circa 14 milioni di persone, con un continuo incremento anche nei bambini e negli adolescenti. Poter limitare gli effetti causati da un apporto troppo elevato di cibi grassi e dalla sedentarietà, cioè quelle cattive abitudini che caratterizzano sempre di più la nostra società, rappresenta un grandissimo passo avanti non solo in termini di salute privata e pubblica, ma anche in termini economici per i sistemi sanitari a livello globale.

Via - Foto | Cell

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Rischi del fruttosio, scoperto un enzima che causa obesità, diabete e sindrome metabolica

pubblicato da Paola

fruttosio

Il consumo di fruttosio può causare obesità e sindrome metabolica, una condizione associata alla comparsa del diabete. Una relazione pericolosa già nota, quella tra fruttosio e malattie metaboliche, malgrado non fossero ben chiari i meccanismi alla base.

Un recente studio della University of Colorado Denver ha scoperto come l’organismo metabolizza il fruttosio, in un esperimento condotto su cavie da laboratorio. Il fruttosio può essere metabolizzato da un enzima che è presente in due forme. La prima è responsabile dell’insulino-resistenza, dell’accumulo di grassi nel fegato e dell’obesità. La seconda, invece, protegge dal rischio di obesità e insulino-resistenza.

Una scoperta straordinaria che finalmente chiarisce come mai alcune persone sono esposte ai rischi associati al fruttosio ed altre invece sembrano immuni. Approfondendo gli effetti contrastanti di questi due enzimi, si potranno mettere a punto nuove strategie per contrastare l’obesità ed il diabete.

Via | Proceedings of the National Academy of Sciences
Foto | Flickr

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Prevenire la demenza superati i 40 anni

pubblicato da Selisa

forma fisica
Il declino cognitivo che può successivamente degenerare nella demenza o ancor peggio nell’Alzheimer, può iniziare già a 45 anni, secondo un recente studio pubblicato sul British Medical Journal. Condotto su più di 7.000 dipendenti pubblici britannici per un decennio, lo studio è riuscito ad individuare segni di demenza anche nei partecipanti più giovani, nella fascia d’età tra i 45 ed i 49 - segni non visibili nella vita quotidiana -.

Insieme alle cura delle prime rughe, iniziamo a prendere cura del nostro corpo per prevenire la demenza domani - ci suggeriscono gli autori. La ricerca non ha indagato direttamente il nesso tra declino mentale e le altre malattie correlate ma esistono molte evidenze secondo cui il declino mentale oggi può svilupparsi in demenza domani.

Cosa fare per prenderci cura del nostro cervello?

Semplice: le abitudini sane per il cuore lo sono anche per il cervello. Di conseguenza obesità, alti livelli di colesterolo cattivo e la mancanza di esercizio nella mezza età, sono collegati ad un aumento del rischio di demenza in seguito.

Via | CNN
Foto| Flickr

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Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!

pubblicato da il_Superficiale

Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!

Dopo le abbuffate natalizie, a patto che siano finite, è tempo di tornare a pensare alla linea. Addio panettoni e pandori, benvenuta cara vecchia insalata. E a proposito di insalata, i tipi del sito Hairspin hanno condotto una breve ricerca fotografica sull’argomento, raccogliendo scatti pubblicitari di donne pronte ad affondare i propri denti nelle foglie verdi. Basta scorrere la galleria che segue per notare che l’espressione sul volto delle signore in questione è sempre di sconfinata felicità. Manco avessero vinto alla lotteria di Capodanno (la fanno ancora, no?).

Fortunatamente il mondo della pubblicità non rispecchia la realtà e in questo momento, in qualche parte del nostro Paese, c’è una donna che se la ride di fronte ad un bel pezzo di torrone. Eppure, per strada e sui giornali, vedere una donna estasiata di fronte ad un piatto di foglie verdi è più comune di quanto possa sembrare. Ora che ve l’abbiamo fatto notare ve ne accorgerete anche voi.

Donne sempre felici di fronte ad un’insalata!
Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!Donne sempre felici di fronte ad un'insalata!

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Come dirgli (o dirle) che deve dimagrire senza urtare la sua sensibilità

pubblicato da Francesca

Come dirgli (o dirle) che deve dimagrire senza urtare la sua sensibilità Nella coppia c’è sempre uno dei due più portato al sacrificio e a migliorarsi. Può capitare, per esempio, che il soggetto non desideri dimagrire nonostante ne abbia bisogno per la salute (anche se, magari, ha sotto gli occhi un compagno -o compagna- che si impegna per mantenere un fisico asciutto e seguire un’ alimentazione sana).

Ma come dire alla persona che amiamo che deve perdere peso? Bisogna usare delle precauzioni e trovare il modo giusto per non urtare la sua sensibilità.

In effetti se le diciamo direttamente che “e’ grassa”, la persona colpita nell’amor proprio può essere spinta a mangiare ancora, e perdipiù in segreto, lontano dagli occhi del compagno, o peggio causare la chiusura della relazione. In questi casi, come bisogna muoversi? Meglio agire che parlare.

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Bambini: l'obesità inizia dalla scuola materna?

pubblicato da Francesca

L'obesità infantile inizia dalla scuola materna? I bambini cicciottelli fanno tenerezza e spesso non si dà troppo peso ai chiletti in più di un piccolo di tre, quattro anni, invece anche nei primi anni di vita bisogna controllare il peso dei piccoli. Sarà che le immagini dei bimbi americani in sovrappeso mi mettono una grande ansia.

Uno studio allarmante ci ricorda che l’obesità infantile aumenta il rischio di diabete e malattie cardiache, e mostra come la stuazione dei piccoli americani sia grave. La ricerca pubblicata sulla rivista Pediatrics può essere da stimolo per i genitori a tenere sotto controllo anche i propri piccoli.

Nella ricerca gli studiosi hanno monitorato nel corso di nove anni l’altezza e il peso di quasi 6000 bambini bianchi, neri e ispanici della materna. I ricercatori hanno scoperto che quasi il 40 per cento dei bimbi si sono presentati all’asilo con un indice di massa corporea alto (BMI superiore al 75° percentile). Un bambino con un indice compreso tra il 85 e il 95° percentile è considerato in sovrappeso, un bambino il cui indice di massa corporea è pari o superiore al 95° percentile è considerata obeso. E alle elementari (in particolare nella prima e terza classe) e alle medie la percentuale aumenta.

I genitori dovrebbero fare un lavoro con i propri figli già in tenera età, con un’educazione alimentare adeguata, perchè quando si arriva in adolescenza e il danno è fatto, gli interventi per correre ai ripari non è detto che portino a qualche risultato.

Via | Cbsnews
Foto | Flickr

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Perdere peso: si può con una consulenza telefonica

pubblicato da Francesca

Perdere peso: si può anche con una consulenza telefonica Seguire una dieta è arduo perchè siamo spesso distratti e cadiamo con facilità in tentazione. Ma quando seguiamo un programma dal dietologo arrivare allo scopo è più semplice, anche se non ci rechiamo presso lo studio del medico ma seguiamo il programma e i consigli per telefono. Almeno è quanto risulta da un recente studio pubblicato su New England Journal of Medicine.

I pazienti trovano la consulenza telefonica del dietologo più comoda che recarsi direttamente presso lo studio del medico, e coloro che seguivano un programma dal dietologo hanno preferito dopo le prime visite optare per una consulenza telefonica.

Circa il 40 per cento dei pazienti obesi monitorati nel corso di entrambi i programmi di dimagrimento (presso lo studio e con consulenza telefonica) hanno perso almeno il 5 per cento del loro peso, dicono i ricercatori.

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Le gare di cibo sono una pessima idea

pubblicato da fritha

big burgerFiguratevi: c’è persino una sorta di campionato internazionale per chi partecipa alle gare di cibo, avete presente quelle che talvolta si vedono alle fiere o nei film americani, dove vince chi ingurgita più hamburger, più anguria, più hot-dog, secondo i casi? Divertenti da guardare forse lo sono e probabilmente anche chi vi si cimenta ne trarrà un certo godimento ma in tempi di obesità dilagante siamo sicuri che siano ancora una buona idea queste competizioni?

Qualcuno comincia a farsi qualche domanda sull’opportunità di cancellarle, come riporta BodyOdd. Il nostro stomaco d’altronde non è fatto per accogliere quantità eccessive di cibo, perdendo la capacità di processare gli alimenti a fini nutrizionali. Il mix di quantità eccessive e rapidità con cui si ingurgita il cibo durante queste competizioni è micidiale. Il senso di sazietà viene completamente sbaragliato, alterando la percezione dell’organismo.

Non ci sono ancora, dicono gli esperti, studi specifici su quanto e se possa essere pericoloso per la salute questo genere di pratica, ma a occhio e croce non è molto istruttivo nei riguardi di uno stile di vita sano, equilibrato, dall’alimentazione ricca, varia ma moderata nelle quantità. Con buona pace dell’educazione alimentare, che lotta contro l’obesità e il sovrappeso diventati vere e proprie piaghe sociali.

Foto | Flickr

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